lunedì 4 ottobre 2010

PARTIGIANI


L’atteggiamento dell’Amministrazione Comunale è in palese contraddizione con lo statuto e la morale della nostra  associazione.

Associazione Nazionale Partigiani d’Italia – OSIO SOTTO - BERGAMO

domenica 3 ottobre 2010

COPERNICO FISICHELLA

Da L'INTERESSATO

Secondo il Monsignor Fisichella, il significato del pronunciare una bestemmia va contestualizzato.  Così l’alto prelato si è espresso dopo aver udito la barzelletta del premier con annessa bestemmia finale rivolta verso il Santo Padre .  Di fatto si è dunque assistito allo sdoganamento dell’ingiuria pesante da parte della Chiesa.  La bestemmia vale solo se il contesto è meritevole dello sproloquio. Ovvero, immaginiamo, se la si pronuncia essendo incazzati.  Grande e scontato  il sollievo tra i bestemmiatori abituali.
 Si perché da oggi in poi, la Chiesa, di fatto sdogana una nuova tipologia dell’interloquire: quello che prevede la bestemmia da “contestualizzare”.  Non l’avete ancora capito ? Stiamo parlando di una rivoluzione Copernicana !!
Ora, di conseguenza, dal Monsignor Fisichella ci attenderemmo ulteriori contestualizzazioni.  Il preservativo da usare tra le popolazioni africane dove pullula l’aids è “contestualizzabile” ?    Le cellule staminali usate per fini terapeutici nelle malattie terminali ed incurabili, sono “contestualizzabili” ?  L’eutanasia verso ulteriori casi Eluana Englaro è scelta “contestualizzabile” ?
Caro Monsignor Fisichella, apprezziamo le sue aperture. Ma di provvedimenti ad personam ne abbiamo visti ben troppi in questi ultimi anni. La  preghiamo pertanto di non adoperarsi in contestulizzazioni mirate e destinate al solito fortunato.
Siamo sicuri che con un piccolo sforzo potrà allargare la sua comprensione ad altri settori.
Contestualizzandoli, ovviamente………

Monsignor FISICHELLA

ATTENTATO BLUFF ?

Lo confesso. Sono stato sin dal primo momento molto scettico sulla vicenda dell'attentato a Maurizio Belpietro, direttore di Libero, che oggi, a mio modo di vedere molto inopportunamente, in una intervista al Corriere della Sera si paragona a Roberto Saviano.
Insomma io di quell'alveo dell'informazione riconducibile a famosi pataccari come Feltri, Sallusti o Belpietro, non mi sono mai fidato. Li ritengo capaci di tutto pur di perseguire un determinato fine o pur di speculare strumentalizzando la vicenda incolpando tutti coloro che si oppongono al Cav.
Oggi, questo articolo di Repubblica ripreso da Dagospia rinforza i miei dubbi.
Nel 1995 inoltre Alessandro M. , l'allora  29enne attuale capo scorta di Belpietro, dopo aver (secondo lui) salvato la vita al P.M. D'Ambrosio, dichiarò in una intervista al Corsera
"in questo mestiere il vero nemico è la routine....."

L'identikit dell'attentatore


BUSSOLE

«Il Paese ha perso il senso istituzionale, la bussola è partita, qualcuno ha aperto i cancelli dello zoo e sono usciti tutti. È difficile andare in giro per il mondo a spiegare cosa succede in Italia. È vergognoso.»

Sergio Marchionne

LA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA

L'INTENDITORE

Marco Travaglio - Il Fatto Quotidiano

 L’altroieri, alla notizia dell’attentato a Belpietro, gli ho inviato un messaggio di solidarietà. Poi ieri ho letto il suo editoriale su Libero, in cui attribuisce il vile gesto al “clima mefitico” causato da chi “conduce campagne di delegittimazione e diffamazione” “indicando al pubblico furore, negando ogni dignità, anche quella umana” agli avversari salvo poi ipocritamente “fingere di ignorare gli effetti collaterali”. E, dalla solidarietà, sono passato all’ammirazione più sconfinata per un Uomo che, in circostanze così drammatiche, trova il coraggio per un’autocritica tanto feroce. Belpietro infatti doveva avere in mente alcuni memorabili titoli del suo Libero. Per esempio  su Di Pietro: “Tonino se la prende con Silvio, ma il delinquente è lui” (9/10), “Di Pietro l’ultimo squadrista” (3/9). O sul Pd: “Il Pd fa schifo perfino a Prodi” (2/2). O su Napolitano: “L’arbitro parziale” (14/8), “Ha sbagliato per una vita, ora ci fa la predica” (4/9). Ma soprattutto su Fini e famiglia. “Tradimento compiuto, salto di barricata: Fini strilla come Di Pietro”, “Gianfranco manettaro” (27/7). “Italia manicomio, ascoltano perfino un quaquaraquà: in un paese normale un deputato come Granata sarebbe già stato cacciato dal governo, qui si discute di diritto al dissenso. Ora però Granata va lanciato nel campo nemico”   (27/7). “Il Bongiorno si vede dal Bocchino, tutti da ridere i nomi dei fedeli di Gianfranco”, 

 Ecco, non v’è chi non veda il clima mefitico causato dalle campagne di delegittimazione e diffamazione scatenate da Libero indicando gli avversari al pubblico furore e negando loro ogni dignità anche umana, salvo poi fingere ipocritamente di ignorare gli effetti collaterali. Bravo Belpietro, te le sei cantate chiare.

RECINTI

Da L'INTERESSATO

Ecco, ci risiamo. Scoppia un petardo ? Viene contestato un politico ? Qualche deficiente si apposta armato nel pianerottolo sotto casa di Belpietro ? La colpa è della rete. Di Internet. Di Facebook.  A certificare questa demenziale teoria ieri, ci ha pensato il Ministro dell’Interno Bobo Maroni. Secondo lui, la rete fomenta sentimenti pericolosi di odio che possono dar vita ad episodi pseudo terroristici o comunque barbari. Così, mentre altrove alla rete viene garantita la massima libertà, da noi, bisogna recintarla, limitarla, ingabbiarla. Del resto, nell’epoca del Minzolini Mimum 2.0, la rete è incontrollabile. Viaggia alla velocità della luce e non a due edulcorate edizione al giorno di Tg. Penetra nei nostri computers. E, pertanto, uno strumento così libero, veloce ed efficace deve essere messo sotto stretta osservazione. Non sia mai, che il popolo si normalizzi. Non sia mai che si svegli. Non sia mai che, in una parola, si informi. L’informazione, quella vera, quella non filtrata, incute timore. Un uomo ed elettore informato diventa potenzialmente pericoloso e potrebbe non adagiarsi sulle barzellette antisemite o anti Bindi del Premier. Perché in fondo, il processo è chiaro: il gregge deve rimanere nel recinto. Il cancello per il libero pascolo aperto a comando. 
Ma questa volta l’opera sarà improba. Qui non si tratta di mandare all’aria un processo o cambiare una norma affinchè un determinato reato venga depenalizzato. Quelle sono cose che si fanno in dieci minuti nel chiuso di una stanza di palazzo. Qui si tratta di bloccare un labirinto di dimensioni incontrollabili. Alla fine il sistema per far uscire uno spiffero si troverà. E quello spiffero si propagherà alla velocità della luce.  Non ce la faranno. Ci proveranno, ma non ce la faranno.

sabato 2 ottobre 2010

INDOVINA QUALE ?

IO MI PRENDO BIN LADEN

Da L'INTERESSATO

Se oggi, un blogger dilettante come me, dovesse accingersi nel lavoro di dare un’occhiata alla rassegna stampa riepilogativa di ciò che è successo nelle ultime 24 ore per tentare di selezionare la materia per un post che non fosse banale, si troverebbe in una situazione molto ardua. Perché, nell’arco della giornata di ieri, di cose ne sono successe veramente troppe.  Ci siamo svegliati ed abbiamo appreso che un pazzoide aspettava, armato, Maurizio Belpietro, direttore di Libero, a pochi passi della porta della sua abitazione. Sono partiti degli spari grazie all’intervento del Capo Scorta di Belpietro. Ad usare la pistola d’ordinanza contro l’attentatore, un tale A.N. , lo stesso agente che nel 1995 sventò un presunto attentato al pubblico ministero milanese Gerardo D’Ambrosio. Vide un uomo, fuori della casa del magistrato di Mani Pulite, armeggiare con uno strumento che sembrava un fucile. L’agente della scorta si insospettì e l’uomo, vistosi scoperto, si dileguò. Le indagini non hanno mai chiarito del tutto quell’episodio ma A.N. venne promosso ad assistente capo, ottenendo il trasferimento alla squadra mobile per qualche anno. Dopodichè chiese di essere reintegrato nel servizio scorte. Il giudice D’Ambrosio, lo ricorda come “uno che prendeva molto sul serio il suo lavoro. Mi sembrò strano quell’attentato, in una terribile giornata di pioggia. Sinceramente non ci ho mai creduto molto”.
Nel proseguir della giornata il caso Belpietro è stato ovviamente al centro dell’attenzione di stampa e telegiornali.  E’ iniziato anche l’inevitabile concorso del  “E’ COLPA DI” che ha visto  brillante vincitore Alessandro Sallusti,  fresco direttore de IL GIORNALE che è riuscito con una sola dichiarazione ad incolpare Di Pietro ed i Finiani dei loro comportamenti che, a suo dire, hanno portato ad armare la pistola del misterioso fuggiasco attentatore.
Poi ci si è messa Repubblica, che ha tirato fuori video di barzellette con bestemmiona finale del Premier e le dichiarazioni in cui Berlusconi definiva i magistrati come una associazione a delinquere.  Ecco, questo ultimo tipo di notizie, non le avete viste al Tg 1. Ma questo ormai è normale.
Di conseguenza a quanto sopra si sono scatenate le reazioni politiche. La Bindi incazzata perché presa come al solito di mira dal premier con le sue barzellette sconce, dichiarava che abbiamo un “primo ministro indegno di governare questa nazione”. I magistrati, a mezzo delle loro associazioni, intervenivano duramente contro lo stesso premier per le sue dichiarazioni invocando l’intervento del Capo dello Stato. Il quale Capo dello Stato ad un certo punto, anche considerata l’avanzata età, non capiva più cosa rispondere a chi.
Uno dice: basta così ? No, alla fine della giornata, l’apoteosi. Si, dalle parti di Tora Bora, o in qualche caverna dell’Afghanistan, riappariva Bin Laden ed inviava il solito sermone in video messaggio sottotitolato in arabo. Ma, stranamente, non se la prendeva con l’occidente. Non minacciava attentati. Non incitava all’odio contro gli Stati Uniti d’America e tutti i popoli invasori. No, anche lui doveva aver consultato le rassegne stampa italiane o i video di Repubblica sulle barzellette di Berlusconi o i suoi improperi contro i magistrati. Ed ha sfoderato il vero colpo giornalistico della giornata. Volando alto, andando oltre.  Infatti, ieri, nel suo messaggio al mondo intero a televisioni unificate, il famoso terrorista miliardario, parlava di ambiente. Si, di ambiente. Di rispetto della terra. Delle catastrofi inevitabili se non prestiamo più attenzione con comportamenti civici all’altezza della situazione.
Spiazzante, inaspettato, assolutamente inedito.

Ma, consentitemelo, io,  per una giornata, per la sola giornata di ieri, mi prendo Bin Laden.

venerdì 1 ottobre 2010

ONNIPOTENZA E PENNICHE

Ha salvato le banche americane da un crollo che sarebbe stato molto peggiore di quello del 1929 («Grazie a me è stato evitato un disastro», ha annunciato ieri). E' riuscito a sventare il riscoppio della Guerra Fredda lo scorso anno, mettendo d'accordo gli Usa e la Russia che si stavano combattendo in Georgia. A pensarci bene, anche la la Guerra Fredda originale finì perchè in qualche maniera lui la fece finire. Ha salvato l'Italia dai comunisti nascosti con i loro cannoni dentro la faccia a Mortadella di Prodi. Ha scacciato la crisi economica europea. Ha rilanciato il cristianesimo con l'aiuto di don Gelmini e di don Verzè, nonostante i catto-comunisti di "Famiglia Cristiana" remino contro.
Ha sconfitto Saddam in Iraq e i mullah in Afghanistan, senza spargimento di sangue. Sta terrorizzando l'atomicissimo Amhadinejad che non ha paura di nessuno ma di lui sì. Ha ridato forza, pace, cibo e salvezza all'Africa con l'aiutino di Gheddafi. Ha creato Obama, l'«abbronzato», che senza di lui non sarebbe esistito. Ha esportato la democrazia occidentale nel mondo in tandem con Putin che è un noto democratico occidentale. Ha fatto vincere una valanga di scudetti al Milan. Ha fermato («Ghe pensi mi») l'Islam che avanzava (ma ora non più) e che preoccupava (ma adesso è tutto risolto) non solo Ratzinger ma anche Gesù Cristo. Poi, ieri, in Senato, finalmente, il Cavaliere s'è potuto schiacciare una pennica  (foto post più sotto....)

Mario Ajello - Il Messaggero

BELPIETRO

Nessuno però può impedire né a noi, né a Belpietro, di scrivere quello che pensa o quello che sa. Battersi perché Belpietro, o chiunque altro, abbia il diritto di esprimere opinioni che non condividiamo, vuol dire battersi per la democrazia. E quindi noi oggi siamo al suo fianco. Per poter tornare domani a criticarlo.

Quello che invece la democrazia, l’educazione e il buongusto non consentono sono gli insulti e gli incitamenti alla violenza. Se si vuole bene a questo Paese, quando tutti sembrano perdere la testa bisogna mantenere la calma. E continuare a ragionare. Perché solo la forza tranquilla delle idee può davvero cambiare le cose.


Peter Gomez - Il Fatto Quotidiano

ATTENTATO !!

Volevano far fuori Maurizio Belpietro. Direttore di LIBERO.
Tra le fila del PDL i mandanti sono già noti. Tre ipotesi:

Ipotesi n° 1

Ipotesi n° 2

Ipotesi n° 3


Maurizio Belpietro


VAURISMI

Lo so, molti di voi ieri sera hanno visto Annozero.
Ma come faccio a non pubblicare queste due vignette ????


A PROPOSITO DELLA P3

Dal L'INTERESSATO

A sentire i vari Dennis Verdini, o Marcello Dell'Utri o Gianni Letta, la P3 altro non era che un convivio da quattro amici al bar che ogni tanto si vedevano per consumare in piacevole compagnia due fette di salame ed un buon bicchiere di Brunello da Montalcino.
Poi, però, uno dei componenti, viene arrestato. E, in regime di carcerazione preventiva, sputa l'osso. E lo fà in maniera inequivocabile. Dettagliando ciò che questi signori veramente facevano. E la cosa fà un tantino  rabbrividire. Ora, Mavalà Ghedini, avvocato del Premier, minaccia querele a destra ed a manca. Ma quello che trovate qui non può lasciarvi indifferenti. Perchè sembra evidente che esistesse veramente una sorta di stanza dei bottoni, dove si determinavano, a favore dei soliti noti, le sorti dell'Italia.
Raccapricciante.

CHISSA' CHI KIPPAH

Massimo Gramellini - Buongiorno - La Stampa

A proposito del bollino del vietato ai minori di anni 14 da
mettere nei Tg cui facevo riferimento qualche post fà....

Mentre Bossi si scusa con i romani (li aveva chiamati «porci», ma era una battuta), Ciarrapico insulta gli ebrei. Non è facile star dietro al dibattito culturale del centrodestra italiano. Dai banchi austeri del Senato di cui fa parte (e questa davvero non è una battuta), il Ciarra della libertà si chiede se Fini abbia già ordinato la kippah, il copricapo ebraico. Non occorre un grande sforzo di esegesi: secondo un senatore della Repubblica nata dalla lotta al fascismo e a maggior ragione dal rifiuto dell’antisemitismo, gli ebrei vanno tutti accomunati al traditore per antonomasia, Giuda Iscariota. Neanche il cardinal Lefebvre nei giorni di luna piena si era mai spinto a tanto.

Come è triste dover parlare di queste persone e di questi argomenti. Però fino a quando si continuerà a considerare un esercizio di folklore lo scempio dei valori con i quali siamo cresciuti, che credevamo condivisi? E col tricolore bisogna pulirsi il sedere, e il Risorgimento fu un complotto dei poteri forti, e la Resistenza non parliamone, e la Costituzione è comunista, e Roma è porca e ladrona, e i neri puzzano, e gli ebrei tradiscono, e i rom attaccano il malocchio. Non so voi, ma io non lo trovo divertente. E neppure innocuo. Qualcuno dirà che certa gente ha sempre pensato certe cose, senza trovare il coraggio di dirle. Ecco, vorrei tanto sapere chi glielo ha dato, adesso, quel coraggio. Forse ci siamo distratti un attimo. Per favore, non distraiamoci più.