Ieri si è votato a Milano per le primarie del centro sinistra. A sfidarsi, tra gli altri, il candidato del Pd (l’architetto Stefano Boeri) ed il candidato della sinistra Vendoliana (Giuliano Pisapia). I quasi 70 mila milanesi che si sono recati alle urne hanno sentenziato che nella prossima primavera, a contendere la poltrona di sindaco a Letizia Moratti (riconfermata al ruolo di ricandidata direttamente da Silvio, visto che da quelle parti le primarie non si fanno e decide il capo….) sarà Giuliano Pisapia, avvocato e pluriparlamentare per Rifondazione Comunista negli anni passati.
Il segnale è forte. Stefano Boeri veniva descritto come persona competente, sufficientemente moderata, assolutamente stimata. Ma è bastato l’appoggio delle menti grigie del PD per farlo fuori. Sconfitto non di poco, ma di ben cinque punti percentuali. Chi, nella sfida a Milano tra Pisapia e Boeri, infatti, non ha visto il riflesso della vera sfida nazionale tra Bersani e Vendola è politicamente miope.
Si rassegnino dunque questi tecnocrati della stanza dei bottoni del PD. Se, in campo nazionale, si dovesse rispettare lo statuto del partito che prevede le elezioni primarie per nominare il candidato che dovrà sfidare Re Silvio, hanno già perso in partenza. Perché Vendola avrà la meglio su Bersani. E, a mio modo di vedere, in maniera decisamente netta. Ad ulteriore conferma che quella del PD è una leadership logora ed impresentabile che vede in Casini il proprio futuro ed in Montezemolo un eventuale guru cui affidarsi.
E non capendo che, forse, quello che il proprio elettorato chiede, è decisamente altro.

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