Visualizzazione post con etichetta evasione fiscale. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta evasione fiscale. Mostra tutti i post

lunedì 19 marzo 2012

LA PRIVACY NON E' UNO SCUDO

Lorenzo Mondo - LA STAMPA

Almeno si mettessero d’accordo. Dai vertici delle massime istituzioni di controllo dello Stato sono arrivati giudizi di segno diverso se non opposto. Il presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino, dopo avere denunciato il peso spropositato delle tasse che gravano sui contribuenti onesti, ha chiesto interventi anche più severi di quelli in atto contro chi non paga il giusto e rappresenta una concausa nella durezza del Fisco. Il garante della «privacy», Francesco Pizzetti, sostiene invece che le indagini sull’evasione fiscale sono troppo invasive, comportano gravi strappi nel tessuto dello Stato di diritto. Afferma che bisogna uscire alla svelta dalla situazione di emergenza, smetterla di considerare i cittadini come «sudditi», come potenziali «mariuoli». Attilio Befera, il direttore di Equitalia, non ha battuto ciglio, dichiarando di muoversi sulla base di leggi varate dal governo e approvate dal Parlamento.

Ad essere stupefatti sono milioni di italiani, titolari di reddito fisso, che del governo Monti finora hanno apprezzato soprattutto la lotta contro inadempienze che, per la loro entità, non hanno riscontro nei Paesi civili. Sono cittadini che, di questi tempi, si trovano alle prese con ben altri problemi, non hanno nulla da nascondere e reputano inoffensiva l’eventuale «intrusione» nel privato dei loro soldi. In realtà, l’emergenza cui accenna il Garante non è dovuta soltanto alla generale crisi economica ma al fatto che troppi in Italia aggirano tranquillamente il Fisco. Le parole del dottor Pizzetti si attaglierebbero a chi, come il volterriano Pangloss, pensasse di vivere, dal punto di vista dell’onestà, nel migliore dei mondi possibili.

Purtroppo, come accade in mille altre circostanze, e su argomenti diversi, si astrae dalle situazioni di fatto, dalla ruvida e brutale realtà per sottilizzare sugli alti principi, proponendosi di perseguire l’ottimo anziché contentarsi del buono. Da noi spunta sempre, in modi inopportuni, un causidico, un moralista, un filosofo che tende a sottovalutare le esigenze primarie e a mortificare il senso comune. Si capisce che il Garante, come ogni altro titolare di incarichi importanti, sia affezionato al suo ruolo, voglia evidenziarne scrupolosamente la funzione. Ma la sua reprimenda, negli attuali frangenti, suona quanto meno intempestiva. Si dia una spallata al vigente sistema di ladrocinio, si metta ordine nei conti anche dal punto di vista dell’evasione fiscale, e poi ben venga un più serrato richiamo alla benedetta «privacy».

giovedì 15 marzo 2012

FANCULO ALLA PRIVACY

Da una parte, in questa nazione, in questi giorni, sta succedendo questo:

a) la benzina sfiora i due euro al litro
b) nel mese di Marzo per i lavoratori dipendenti stangata sullo stipendio a causa dell'aumento delle addizionali comunali e regionali
c) crollo a tutti i livelli dei consumi
d) conseguenziale aumento delle ore di cassa integrazione

 In un altro ovattato mondo, nel contempo,  il garante della privacy, nel contesto sociale sopra rappresentato, denuncia che la lotta all'evasione non rispetta la privacy dei cittadini.

Bene, se il fatto di dover rispettare la privacy degli evasori o mancati contribuenti a vario titolo, ci ha portato allo sfascio attuale, e sfido chiunque a dimostrare che il fenomeno non sia direttamente connesso, allora sapete cosa vi dico ?

FANCULO ALLA PRIVACY !!!!!!!!!


mercoledì 29 febbraio 2012

FATE PRESTO

Su cento euro di entrate da Irpef, in Italia, 82 provengono da lavoratori dipendenti e pensionati.

E' ora passata di combattere l'evasione fiscale con il bazooka.

mercoledì 25 gennaio 2012

IL FISCO ED I PUROSANGUE

Tratto da un articolo di ieri su LA STAMPA, a firma Francesco Giorgetti

.... è un'Italia di soliti evasori, furbi trafficoni, truffatori impudenti. Il 39% degli esercizi commerciali del territorio fiorentino, ad esempio, non rilascia scontrini fiscali. Lo stesso accade a Bologna: su 370 controlli eseguiti, la mancata emissione è stata riscontrata in 170 casi. A Venezia controlleranno 4mila e 600 studenti dell'Università di Cà dei Foscari per verificare chi ha effettivamente diritto a borse di studio e sovvenzioni. Ogni tanto, poi, incappano in storie degne di un film. A Padova hanno incastrato un imprenditore dell'autotrasporto, Roberto Cabbia, che non solo aveva omesso di versare tasse per 1,5 milioni di euro nonchè contributi previdenziali per altri 2,2 milioni di euro (lasciando in braghe di tela 300 dipendenti), ma aveva nascosto dapprima i soldi in Svizzera per poi allestire una scuderia di purosangue in Italia. Cabbia aveva infatti la passione dei cavalli e pur di comprare un campione a quattro zampe non esitava davanti a nulla. E' così che ha comprato "Mustang Grif" figlio del mitico "Varenne".  Mustang Grif, valutato 600 mila euro e vincitore già di diversi premi da 150 mila euro, ora corre per lo Stato: è stato sequestrato come provento illecito ed i prossimi premi finiranno sul Fondo unico Giustizia. Serviranno a finanziare caserme e tribunali. 

Mustang Grif, cavallo "pubblico"



lunedì 23 gennaio 2012

CHE POI.... FARANNO PACE CON IL FISCO....

Anni fa per un errore sul mio 730 per un importo pari a 50 euro non versati all'erario dovetti pagare circa 300 euro tra mancato versamento, multa ed interessi.
Ora, voglio proprio vedere quanto pagheranno questi signori, dopo che, ovviamente, "faranno pace con il fisco...."

giovedì 19 gennaio 2012

I FRUTTI DELL'EVASIONE FISCALE

Consentire tacitamente , senza denunciare,ogni comportamento del privato cittadino propenso ad evadere il fisco, significa avallare, senza batter ciglio, policy scolastiche che hanno come diretta conseguenza il fatto che l'istruzione dei nostri figli si paghi, in realtà, due volte.
Pensiamoci la prossima volta quando alla visita specialistica la segretaria dell'insospettabile professionista vi propone il solito giochino del "120 senza fattura, 150 con".....

martedì 17 gennaio 2012

SENZA PAROLE

Servono commenti ?

UNA COLLETTA PER GLI ESERCENTI DEI BALNEARI

Quando l'estate prossima pagherete l'affitto stagionale di ombrelloni e lettini, ricordatevi che state compiendo una buona azione. Una sorta di finanziamento ad una caritas. Insomma aiutate dei poveracci. Che guadagnano, ci crediate o no, in media 13.600 euro l'anno.
Praticamente indigenti.


martedì 10 gennaio 2012

MEOMORIA CORTINA

Marco Travaglio - IL FATTO QUOTIDIANO

Nei paesi seri non c’è bisogno di spiegare la differenza fra guardie e ladri, perché nessuno (a parte i ladri) difende i ladri. Invece nel Paese di Sottosopra, come lo chiamava Bocca, sgovernato per nove anni su 17 da un noto evasore che giustificava l’evasione, il direttore dell’Agenzia delle Entrate Attilio Befera deve discolparsi dall’accusa di leso Caimano per aver dichiarato “se si dice che evadere è giusto non siamo un paese civile”. E Monti fa notizia perché rammenta quella che in un altro paese sarebbe un’ovvietà – sono gli evasori a “mettere le mani nelle tasche degli italiani” – e solidarizza con la Guardia di Finanza per i sacrosanti blitz a Cortina e a Portofino.

Intanto il primo partito della sua maggioranza solidarizza con gli evasori. Ma non potendolo dire esplicitamente (gli elettori sono nervosetti), si arrampica sugli specchi della logica per tener buoni sia gli evasori sia gli onesti. Quattro passi nell’ultimo delirio.

Fabrizio Cicchitto: “Si criminalizza un’intera città a scopi ideologici, politici e mediatici”. Anche se è Cicchitto, prendiamo sul serio le sue parole: quale sarà mai l’ideologia politica della Guardia di Finanza e dell’Agenzia delle Entrate, i cui vertici li ha nominati il governo B.? Bolscevichi in divisa grigia? Mistero.
Osvaldo Napoli/1: “Non è vero che il contribuente onesto non ha nulla da temere. Gli accertamenti con metodi polizieschi colpiscono a caso e nella rete finiscono spesso contribuenti onesti”. E come dovrebbero essere gli accertamenti di una forza di polizia, se non polizieschi? E come fa un contribuente onesto a finire nella rete degli evasori? Risposta: non pagando le tasse.
Napoli/2: “L’Italia non è un popolo di evasori. Non c’era bisogno di arrivare fino a Cortina, bastava scendere nel bar sotto casa per scovare l’evasore”. Lievissima contraddizione: se basta scendere nel bar sotto casa, allora siamo un popolo di evasori.
Napoli/3: “Se il fisco si toglie l’elmo e invece della sciabola impugna il pc e anziché invadere le strade di Cortina invita nei suoi uffici i contribuenti, la guerra all’evasione diventerebbe un accordo fra uno Stato vigile e dialogante e un contribuente meno reticente”. Ecco: si invita l’evasore in ufficio, gli si offre il tè coi pasticcini e si apre un dialogo per accordarsi: facciamo a mezzo?
Maurizio Lupi/1: “No a uno stato di polizia fiscale. Non va fatta di tutta l’erba un fascio, non siamo tutti evasori. Mi preoccupa la spettacolarizzazione mediatica, la repressione totale”. Appunto: proprio perché non siamo tutti evasori, bisogna punire quelli che lo sono. La spettacolarizzazione mediatica fa parte della terapia: così l’evasore non ancora preso si spaventa e magari paga le tasse. Si chiama deterrenza. Quanto allo “stato di polizia”, non facciamo ridere: in America gli evasori finiscono su due piedi in galera: qui rischiano massimo una multa. Infine: come dovrebbe essere la repressione, se non totale? Parziale? Prendi due evasori e ne punisci uno solo? O li punisci tutti e due, ma solo un po’?
Lupi/2: “Non c’era bisogno del blitz per sapere che c’è evasione” Infatti i blitz non si fanno per sapere se si evade, ma chi evade.
Daniela Santanchè/1: “Ora chi va a Cortina è marchiato come evasore”. Ma perché mai? Chi va a Cortina e non evade gode come un riccio nel vedere chi evade finalmente nei guai. Santanchè/2: “A St. Moritz non ci sono forse evasori? Gli evasori stanno ovunque”. Giusto, ma St. Moritz è in Svizzera e dunque la Finanza non può andarci.
Santanchè/3: “Ora tutti andranno in vacanza a St. Moritz”. Vuol forse dire che “tutti” quelli che vanno a Cortina sono evasori? E perché mai dovrebbero trasferirsi a St. Moritz, visto che con gli evasori la Svizzera è molto più severa dell’Italia?

Ps. Ieri il Suv della Santanchè è stato inopinatamente multato per divieto di sosta a Courmayeur. Un altro duro colpo all’economia del Paese. Ora tutti i Suv andranno in vacanza a St. Moritz.

Al di là di quanto sostiene Travaglio, che è decisamente condivisibile, le sparate sopra riportate dei disonorevoli del PDL ormai famosi per aprir bocca senza assicurarsi che il cervello sia in funzione, testimoniano ancora una volta come il popolo degli evasori, (che vota), a destra  vada coccolato e tutelato a prescindere. Perchè ritenuto "vicino agli ideali del berlusconismo più becero". Ora però, bisognerebbe capire come la pensano gli aficionados del partito dell'ometto che pagano pedissequamente fino all'ultimo centesimo di tasse. Perchè la coperta elettorale è molto corta. E se la si tira,  si corre il rischio che la parte che rimane scoperta possa essere quella dell'elettorato destrorso onesto, molto probabilmente preminente.
Che potrebbe incazzarsi.

 

lunedì 12 dicembre 2011

IL CETO MEDIO CON L'ELICOTTERO

www.ilsole24ore.it

42mila poveri con la super-barca. Tra chi dichiara meno di 20mila euro in 518 hanno anche l'aereo.

Italiani popolo di santi, poeti e navigatori. Troppo spesso evasori. Il 42,4% delle barche di lusso (in valore assoluto 42mila natanti) su cui si dovrà pagare la patrimoniale è intestata a contribuenti che a malapena arrivano a guadagnare in un anno 20.000 euro. Ma l'esercito dei "finti-poveri" ama viaggiare anche in supercar: sono 188.171 i veicoli di potenza superiore ai 185 kw oggi intestati ai 27,7 milioni di contribuenti Irpef che dichiarano al Fisco una vera miseria. A fotografare il rapporto del Belpaese tra tasse e beni di lusso è stata l'Anagrafe tributaria nel valutare l'impatto della patrimoniale dovuta da chi possiede auto, barche, aerei ed elicotteri  (continua qui)


sabato 10 dicembre 2011

FINIRA' TUTTO IN UN NIENTE

Storia di G., evasore record
di Paolo Biondani - L'ESPRESSO

Negli ultimi 15 anni ha dichiarato dieci euro lordi. In tutto. Inclusi i redditi della moglie. Ma possiede 200 milioni di euro (all'estero) e diversi hotel a Verona. Ora l'hanno scoperto. Ma lui è tranquillo: «Finirà tutto in niente»

Aveva una montagna di soldi, almeno 201 milioni di euro, investiti in una meravigliosa società-cassaforte lussemburghese. E' conosciuto in tutta la provincia di Verona, ma anche a Venezia, Gorizia, Treviso o nell'Est Europa, come uno dei più ricchi possidenti veneti, sempre pronto a fare affari dispensando mazzi di contanti. A Bussolengo, il paesone dove è nato e cresciuto, ha potuto costruire uno stupefacente grattacielo rosa, che porta il nome della sua famiglia e svetta, in tutta la sua psichedelica grandiosità, su chilometri di case, campi e capannoni. Eppure dal 1996 al 2008 non ha mai presentato la denuncia dei redditi. Nel 2009 si è messo una mano sulla coscienza e si è fatto vivo per la prima volta con il fisco: ha dichiarato quattro euro. Nel 2010 si è sprecato: cinque euro lui, uno la moglie. Totale dei redditi lordi denunciati negli ultimi 15 anni: dieci euro in due. E adesso che è arrivata la Guardia di Finanza a sequestrargli 52 milioni e rotti, come si sente un italiano così? Disperato? Rovinato? "Ma che rovinato... Finirà tutto in niente. Come l'altra volta. Anche Tangentopoli per me era finita in niente: prosciolto da tutte le accuse".
Giovanni Montresor, per gli amici "Lolo", 68 anni portati grintosamente, non è tipo da farsi spaventare. La sua cascina padronale, di fianco alla statale Verona-Brescia, ha uno scenografico vialone di cipressi e magnolie che è un varco obbligato. Mezzo chilometro di sterrato di sicurezza. La figlia lo avverte per telefonino che stanno arrivando i curiosi. Ma lui resta lì, in piedi, appoggiato alla cancellata in ferro, sguardo fiero e voce forte: "Non ho niente da nascondere". E le tasse mai pagate? "Balle. I redditi li hanno sempre dichiarati le mie società. Ne ho avute tante. Ma io come persona non dovevo dichiarare niente". E di cosa è vissuto, se le sue imprese non le hanno fatto guadagnare un soldo? "Glielo spiego. Se presto soldi a una mia società che poi me li restituisce, quello è reddito? No, è il rimborso di un prestito". Finanziamento soci? "Bravo". Ma su quell'affare incriminato, la vendita di terreni per 65 milioni davanti al mare di Eraclea, non avrebbe dovuto pagare almeno l'Iva? "Ascolti qua: i terreni erano di una mia società e sono passati in un fondo che è ancora mio. Quindi non c'è stata nessuna vendita. E nessuna plusvalenza da tassare"

Plusvalenza è l'unica parola che Lolo non pronuncia in veneto stretto. Calzettoni di lana, ciabatte di gomma, maglione, mani sporche da lavoro pesante, il signor Montresor sta rubando tempo al suo hobby: alleva pecore e agnelli, da immolare in grigliate memorabili. Toccherà ai giudici, dopo tre gradi di processo, stabilire se abbia davvero commesso i reati fiscali per cui la Procura di Verona ha convinto il tribunale del riesame a etichettarlo come "evasore totale" di rara sfrontatezza.

Che sia colpevole o innocente, comunque la sua vita insegna molto sull'Italia di oggi. Prima lezione di economia reale: in molti comuni, anche al Nord, ci sono famiglie benestanti che tra gli anni '70 e '80 sono diventate di colpo ricchissime, con una facilità sospetta.

Di sicuro i "Loli", il soprannome che distingue la sua famiglia in una zona dove molti estranei hanno lo stesso cognome, hanno fatto i primi soldi con la carne: Giovanni lo rivendica con orgoglio. Il padre, Brunone Montresor, era proprietario dell'unico macello. "Grande uomo", lo ricorda il figlio: "Siamo arrivati a macellare 200 tori alla settimana". Tempi eroici, quelli. A vent'anni, diplomato ragioniere, Giovanni si vedeva mettere in mano rotoloni di banconote "per andare all'estero a comprare le bestie". Allora i "Loli" avevano solo un piccolo negozio a Bussolengo, ma vendevano all'ingrosso "soprattutto al Sud", ricorda un mediatore del posto. Il salto economico arriva con la speculazione edilizia. Brunone e i suoi tre figli cominciano a trasformare vecchi fabbricati, compreso il loro ex macello, in palazzoni di cemento e vetro. E a costruire alberghi di gusto assiro-babilonese
Giovanni Montresor

martedì 22 novembre 2011

LA CORTE DEI CONTI DA' I NUMERI SULL'EVASIONE FISCALE ITALIANA

Grazie a Borsaitaliana

Le sfide che si pongono davanti all’Italia non sono poche, né banali. Le difficoltà risultano moltiplicate, poi, dalla zavorra delle cattive usanze che il Paese si porta dietro, quali l’evasione fiscale. Secondo rilevazioni della Corte dei Conti, il nostro Paese sarebbe addirittura il secondo nella graduatoria internazionale per ammontare di gettito sottratto al Fisco.

Evasione: fa peggio solo la Grecia

L’allarme arriva in un’occasione ufficiale: è Luigi Giampaolini – presidente della Corte dei Conti – a certificare durante un’audizione in commissione finanze al Senato che l’evasione fiscale in Italia è al 18% del Pil, un dato che pone il nostro Paese al secondo posto della graduatoria internazionale dell’evasione, alle spalle della sola Grecia.

L’Iva è la tassa più evasa

Particolarmente indigesta – o forse troppo facile da evadere – è risultata l’imposta sul valore aggiunto, la famigerata Iva. In base ai calcoli della Corte dei Conti, il tasso di evasione dell’Iva arriva al 36%, inferiore esclusivamente a quello della Spagna.

L’Iva italiana, inoltre, secondo Giampaolino raccoglie meno fondi di quanto faccia lo stesso tipo d’imposta in ambito medio europeo perché il "rendimento dell'imposta italiana risulta intaccato dal livello e dall'estensione delle basi imponibili diverse da quella ordinaria, oltreché dai regimi speciali e di esenzione".

Pressione ed evasione fiscale

Come spiegato dal presidente della Corte dei Conti, la reale portata dell’evasione fiscale italiana si comprende se si considera il sistema fiscale del Belpaese nels uo complesso. Secondo Giampaolino, infatti, le effettive "implicazioni del fenomeno emergono ancora più nettamente quando si va a calcolare la pressione fiscale "effettiva", rapportando il carico impositivo solo al Pil "dichiarato" al fisco: la pressione fiscale effettiva va corretta verso l'alto, di circa 10 punti rispetto a quella "apparente", con l'effetto, così, anche di un ampliamento della distanza dai partners europei, a causa del nostro più alto tasso di evasione".

Evasione ed elevato livello di pressione fiscale forse si tengono per mano. Il dubbio viene ascoltando quanto ricordato, nella sua relazione, dal presidente della Corte dei Conti. Stando ai numeri, già oggi quasi il Fisco si impossessa di quasi il 43% del reddito degli italiani in regola con i versamenti e tale quota, nei prossimi anni, potrebbe salire ulteriormente (fino al 44,8% nel 2013 e ancora oltre successivamente) per effetto del taglio delle agevolazioni fiscali previsto dalla manovra di agosto e sulla scorta degli aumenti delle imposte locali che regioni e comuni saranno quasi obbligati ad adottare.

lunedì 5 settembre 2011

GLI EVASIVI FISCALI


Concordando pedissequamente con quanto scrive Filippo Facci sopra, sento il dovere di aggiungere una cosa.
Recentemente mi sono recato presso un medico libero professionista per una visita specialistica privata, finita la quale, mi sono ritrovato al cospetto di una segretaria che mi ha prospettato il solito patto della merenda:  "se vuole la ricevuta 140, se non la vuole 120".
Ora, a prescindere che io la ricevuta me la faccio sempre fare per principio, e che mi urta sentirmi fare queste proposte fuorilegge, vorrei anche poter fare, insieme a voi, due conti spiccioli.
Se, nel caso, come successo, si opta per farsi  rilasciare la ricevuta, nella prossima dichiarazione dei redditi si potrà altresì  portarla a detrazione tra le spese mediche, recuperando un importo pari all 20% della stessa. Cioè 28 euro. Pertanto, si può tranquillamente dire che i 140 euro esborsati e fatturati per la prestazione medica non sono un importo definitivo per il mio bilancio finanziario. Il costo reale, post dichiarazione dei redditi, sarà pari a 112 euro (140-28).
Ma, la cosa più importante è che, facendomi rilasciare la ricevuta, farò in modo che lo Stato incameri la relativa IVA che il libero professionista dovrà versare ed andrò ad "ingrassare" la dichiarazione dei redditi dello stesso.
Per farla breve: io ci guadagno 8 euro, anche se il reale incasso avviene un anno dopo. Lo stato ci guadagna l'IVA e, consentitemelo cosa più importante, raggiungerò due altri obbiettivi strepitosi:

a) il libero professionista concorrerà a finanziare, come me, i servizi pubblici (scuola, sanità, ecc. ecc.)

b) non correrò il rischio che alla prossima graduatoria per gli asili nido, il figlio del noto professionista mi passi avanti perchè ha un reddito minore del mio pur potendosi permettere vacanze ed auto che io mi sogno.

Pensateci bene. Vi pare poco ???

martedì 23 agosto 2011

TRE IDEE PER COMBATTERE L'EVASIONE

Ogni anno in Italia vengono evasi o elusi circa 150 miliardi di euro al fisco.
E' una cifra spaventosa che, se recuperata seppure in maniera molto parziale, consentirebbe a questo paese di fare un salto di qualità incredibile, sotto tutti i punti di vista.

Io ho tre idee. Chiamatemi pure "poliziotto della Stasi". Ma i tempi di crisi in cui viviamo dovrebbero per lo meno farci capire che non si può più stare a guardare per il sottile:

1) Pubblichiamo subito tramite web, come fece Visco nel 2007 per lo spazio di una mattinata, tutte le dichiarazioni dei redditi degli italiani. Per una volta che la privacy vada a farsi fottere. Io voglio sapere quanto dichiara il libero professionista che mi abita di fronte e che possiede villino, suv e parte tre volte l'anno per le vacanze. Così come voglio sapere quale reddito dichiara il proprietario di quel piccolo capannone trasformato a piccola azienda che vedo dalla finestra di casa mia.
Mettiamo tutti i nostri redditi alla luce del sole. Poi, ci faremo due risate. Perchè scatterà automatico un meccanismo di denuncia, di ribrezzo, di schifo. E, statene certi, porterà risultati insperati.
Gli onesti vedranno cosa dichiarano i disonesti. I disonesti andranno in giro abbassando la testa per la vergogna.

2) Bisogna istituire subito dei numeri verdi presso le agenzie delle entrate o le caserme della guardia di finanza cui un cittadino possa rivolgersi in caso in cui, al cospetto di un qualsiasi libero professionista, si trovi davanti al solito baratto del "120 euro con la fattura e 100 euro senza".Quando le segnalazioni su un singolo soggetto o professionista saranno plurime dovrà scattare in automatico un controllo. Pensateci bene: se un dentista continua con quel solito giochetto e venisse denunciato al numero verde di cui sopra anche in forma anonima da più persone, la GdF potrebbe mandare un suo agente in borghese ad effettuare una pulizia dei denti. Ed una volta al cospetto della solita proposta di truffa potrebbe mettere i sigilli allo studio.

3) Ogni studio notarile deve essere presidiato da ispettori del fisco o agenti della GdF. Il grosso del nero in Italia viene prodotto dal comparto edile. Basterebbe controllare le valigie di chi entra ed esce nel post rogito notarile per trovare fiumi di contanti che andranno ad ingrassare conti in Svizzera per poi essere scudati da Tremonti ad un misero 5%.  Se si controlla il conto corrente bancario dell'acquirente dell'immobile e la relativa movimentazione nel mese antecedente il rogito, si scopriranno in automatico prelevamenti di contante che serviranno poi a coprire la parte in nero del contratto di compravendita dell'immobile.

Diciamo la verità: in un momento di emergenza come questo l'evasione fiscale si può facilmente combattere. Basta fortemente volerlo......

EVASIONE .... DALL'ITALIA

No, così...
Tanto per capire di cosa stiamo parlando....  :



sabato 20 agosto 2011

GOVERNO DORMIENTE (ED ASSENTE)

Grazie a Dagoreport :

Per una settimana buona nessuno sembra essersi accorto che le banche svizzere (che amministrano 698 miliardi di euro solo di contribuenti europei) sono pronte a firmare, oltre che con la Germania, anche con il Regno Unito un accordo che prevede che le banche svizzere operino una ritenuta alla fonte del 26% da girare ai governi dei rispettivi Paesi. In Italia si passa dal 12,5% al 20% dopo anni di dibattiti. Berna ci garantisce molto di più in cambio dell'anonimato dei correntisti europei.
La Germania porta a casa, subito, un miliardo di franchi svizzeri e le tasse (il 26% appunto) sugli utili futuri realizzati dai tedeschi che investono dalla Svizzera. Diventano, in qualche modo, "sostituti d'imposta" degli Stati firmatari del nuovo accordo.
Invece di parlare di nuova tassazione su capitali italiani già peraltro "scudati" (circa 100 miliardi di euro, solo in Svizzera) il governo Italiano dovrebbe affettarsi ad aprire trattative simili a quelle di Londra e Berlino.
Le banche elvetiche, secondo una rivelazione di Le Monde, oggi in edicola, avrebbero preparato quello che sarebbe chiamato il Piano "Rubik" sin dal 2009 per arrivare ad una soluzione reciprocamente soddisfacente dopo le tensioni e i risarcimenti costosissimi con gli USA. Gli svizzeri continuerebbero ad amministrare i soldi degli stranieri ma garantirebbero il versamento delle tasse ai rispettivi governi.

L'Italia ha molte ragioni per sbrigarsi: otterrebbe un congruo risarcimento da Berna (tra 500 milioni di franchi, che dovrebbero spettare a Londra e un miliardo cash di Berlino) oltre alla garanzia di incassare il 26% su tutti gli utili da capitale dei correntisti italiani comunque clienti delle banche svizzere (e dopo i tentativi, impossibili,di riaprire la questione di uno scudo che legalmente avrebbe dovuto chiudere ogni contenzioso con il Fisco italiano) si guarderanno bene dall'accedere ad un nuovo, eventuale, "scudo".

Ma se da Roma insistono a minacciare Berna senza essere in grado di trovare un accordo reciprocamente conveniente, è Roma a perderci: perchè i capitali italiani restano all'estero e l'Italia rinuncia a un miliardo subito e ad una tassazione certa in futuro. Niente sì al piano "Rubik", niente franchi svizzeri in cambio.

 Follìa pura.

EVADO E TORNO