Ma veramente pensate che questa gentaglia che ci rappresenta in parlamento, alla luce degli scandali dei vari Lusi e Bossi's family, metterà mano in maniera seria al finanziamento pubblico dei partiti, limitandone i devastanti effetti ?
Ma quando mai.... !!!!!
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martedì 10 aprile 2012
domenica 12 febbraio 2012
A PROPOSITO DI LUSI
«I partiti erano tenuti a presentare i bilanci in Parlamento e i bilanci erano sistematicamente falsi, e tutti lo sapevano… i partiti di opposizione non contestavano i bilanci dei partiti di governo né i partiti di governo contestavano i bilanci dei partiti di opposizione. Negli atti parlamentari, non esiste una polemica che investisse la falsità di un bilancio presentato da un tesoriere di un partito. La verità è che i bilanci erano tutti falsi».
Bettino Craxi - Aula del Tribunale di Milano - Processo Cusani - 19/12/1993
venerdì 10 febbraio 2012
U.D.C. : UNIONE DI CALTAGIRONE (SUOCERO DI CASINI)
Alberto Crepaldi - L'INKIESTA
Dopo lo scoppio del caso Lusi, Pierferdinando Casini ha detto: «Legge subito per rendere trasparente la vita dei partiti». Ma il suo partito come si comporta? L'UdC ha incassato nel periodo 2008-2011, circa 66,3 milioni di euro, a fronte di circa 35 milioni di spese elettorali. E nell'anno delle elezioni politiche, il gruppo Caltagirone, su ben 4,4 milioni di euro di contributi, ne ha elargiti 2,15 milioni. Intanto i proventi dalle tessere crollano, dai 4 milioni del 2007 ai 15mila euro del 2010.
La seconda tappa del "viaggio" nei bilanci delle principali formazioni politiche tocca l'UdC. Un partito, quello guidato da Lorenzo Cesa, i cui conti non risultano pubblicati sul sito web e che dunque conferma in pieno la tradizione tutta italiana di scarsa accessibilità ai numeri che compongono il bilancio delle diverse formazioni politiche.
Va preliminarmente detto che il rendiconto 2010 dell'UdC, pubblicato sul supplemento straordinario numero 18 della Gazzetta Ufficiale del 31 ottobre 2011, non è particolarmente approfondito. La sua revisione è affidata uomini di fiducia del partito, come nel caso del messinese Filippo Spadaro, componente del collegio dei revisori dell'A.T.O. Idrico in quota UdC e di Silvio Salini, già capogruppo in Consiglio Comunale a Roma, revisore dei conti dell'Ente nazionale per il microcredito presieduto da Mario Baccini, dell'Agenzia del Demanio e del Coni.
Forse anche a causa di questa gestione "in house", sia la relazione sulla gestione che la nota integrativa non offrono significativi elementi di analisi sui dati esposti nello stato patrimoniale e nel conto economico.
L'impressione che si ricava dalla lettura della documentazione è che il partito di Casini abbia essenzialmente inteso assolvere ad un compito previsto dalla legge, più che voluto mettere a disposizione degli elettori uno strumento con cui dimostrare la propria tensione alla gestione trasparente delle risorse. Le quali, come accade per gli altri partiti, sono peraltro prevalentemente pubbliche. Nel complesso l'UdC, come mostra la tabella elaborata da Linkiesta, ha incassato nel periodo 2008-2011, circa 66,3 milioni di euro, a fronte di circa 35 milioni di spese elettorali sostenute.
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| La "famigghia" Casini - Caltagirone |
lunedì 6 febbraio 2012
LA POLITICA, L'ARTE ED I LADRI
Se, come riporta wikipedia, la politica è "l'arte di governare la società" ed il senatore Lusi del PD ex Margherita, come ormai appurato senza ombra di dubbio, si è fottuto per cazzi propri 14 milioni di euro di finanziamento pubblico, non penso che ora serva una legge, come richiesto da diversi leader, per disciplinare la vita dei partiti. Molto semplicemente, chi doveva dedicarsi alla nobile arte di governare la società, rubava. Basterebbe prenderlo, rinchiuderlo in galera e gettare la chiave.
E far spazio a qualche artista vero.
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| Il Senatore ex margheritino LUSI |
venerdì 3 febbraio 2012
SU LUSI SAPEVANO TUTTI
Di Marco Damilano - L'ESPRESSO
«Abbiamo denunciato per anni i suoi metodi, le sue spese faraoniche, le auto blu, i gazebo, i pranzi. Ma dal partito ci rispondevano di non toccarlo, perché era uomo di Rutelli. Ora mi cadono le braccia quando sento i dirigenti dire che erano all'ignaro di tutto». La denuncia di Michele Fina, già segretario del Pd all'Aquila
Io ho combattuto il 'metodo Lusi' qui in Abruzzo, denunciandolo, e ora non sopporto che si parli di un fulmine a ciel sereno, che si è abbattuto all'improvviso su di noi. L'utilizzo illimitato dei fondi della Margherita, al di là dei 13 milioni, era evidente a tanti. Adesso qualcuno cade dalle nuvole. Io non voglio far parte di questo coro».
Michele Fina ha 33 anni, è stato segretario del Pd a L'Aquila, e prima ancora dei Democratici di Sinistra. Oggi fa parte del dipartimento cultura e informazione del Partito Democratico e sicuramente non può essere accusato di essere un anti-Lusi dell'ultima ora, visto che nella sua regione le sue polemiche contro lo strapotere del tesoriere margheritino sono di lunga data.
L'interesse di Luigi Lusi per l'Abruzzo risale al 2007, anno di fondazione del Pd. Lo sbarco del senatore è di quelli che nella Marsica ancora ricordano. Appena arrivato, rivendicò di essere originario del posto, poi ottenne, contro ogni regolamento e grazie alle pressioni del gruppo dirigente nazionale, di dar vita ad una propria lista per l'Assemblea Nazionale. Qui ancora si parla, stupiti, dell'organizzazione faraonica che contraddistinse la lista di Lusi: cene in ristoranti di lusso, convention con Francesco Rutelli, iniziative dispendiose, auto blu, segretarie, assunzioni .«Una forza economica che da queste parti non si vede neanche per le elezioni nazionali», raccontano i piddini locali.
I risultati di tanta potenza furono subito evidenti: da perfetto sconosciuto che era fino a poco prima, Luigi Lusi con la sua lista prese quasi gli stessi voti della lista di Ottaviano del Turco (un pezzo da novanta in Abruzzo, allora presidente della regione) o di Michele Fina, allora segretario dei Ds. Ai 50 seggi delle primarie Lusi aveva due persone per ogni gazebo a cui arrivava anche il sacchetto con il pranzo. Un'organizzazione davanti alla quale le altre impallidivano.
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