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venerdì 17 febbraio 2012
STRACQUAPALLE
Se ci si riesce, la prossima volta che si va a votare, facciamolo un piccolo sforzo. E lasciamo a casa questa gentaccia qua.
lunedì 7 novembre 2011
STRACQUABO
Giorgio Clelio Stracquadanio ci ha fatto sapere ieri, attraverso le pagine del Corriere della Sera, il suo pensiero sul voto di fiducia di domani alla Camera sul Rendiconto dello Stato.
Insomma: voterà BOOOOO....
«Sfiducia? Non esistono solo sì e no»
Insomma: voterà BOOOOO....
venerdì 4 novembre 2011
GIORGIO CLELIO STRACQUADANIO E LA FINE DEL PREDELLINO
Il mondo dell'informazione da ieri ha perso una pietra miliare. Una colonna del sapere. Un sito internet che era punto di riferimento dell'intellighenzia di destra. Il mitico Predellino, dell'On. Giorgio Clelio Stracquadanio ha chiuso i battenti. E' passato a miglior vita.
Ne sentiremo la mancanza. Nulla, sarà più come prima....
Del resto, l'On. Stracquadanio, ultimamente, è un pò nervoso
E soprattutto, occupato a fare altro...
| On. Giorgio Clelio Stracquadanio |
domenica 21 agosto 2011
STRACQUADANIO E LA FRONDA DEL PDL
A me Giorgio Clelio Stracquadanio che recita la parte del frondista fa infinitamente ridere.
Insomma, non dimentichiamoci che stiamo parlando di uno che alla bisogna, sarebbe capace di indossare gli abiti da cameriere e servire il pasto ad Arcore all'alta corte......
Mettiamola così: Tremonti sta colpendo duro. Berlusconi vuole scaricare sul Ministro dell'Economia le colpe di "aver messo le mani in tasca agli italiani" ed in questo contesto si avvale del fido Stracquadanio che gli recita la parte del frondista. Ovvero del liberale che non vuole tassare i ricchi.
Ecco, vista così, la fronda del PDL ha un significato.
Una regia padronale ed i soliti schiavi.
Appunto........
Insomma, non dimentichiamoci che stiamo parlando di uno che alla bisogna, sarebbe capace di indossare gli abiti da cameriere e servire il pasto ad Arcore all'alta corte......
Mettiamola così: Tremonti sta colpendo duro. Berlusconi vuole scaricare sul Ministro dell'Economia le colpe di "aver messo le mani in tasca agli italiani" ed in questo contesto si avvale del fido Stracquadanio che gli recita la parte del frondista. Ovvero del liberale che non vuole tassare i ricchi.
Ecco, vista così, la fronda del PDL ha un significato.
Una regia padronale ed i soliti schiavi.
Appunto........
venerdì 17 giugno 2011
giovedì 16 giugno 2011
BASTEREBBE TENERE A CASA D'ALEMA.......
Insomma, nei giorni in cui Brunetta insulta i precari, Stracquadanio dice che la sinistra vince sul web perchè piena di fannulloni che non fanno un cazzo dalla mattina alla sera e possono smanettare sulla tastiera e quindi su Internet e, soprattutto, nei giorni in cui tutti i sondaggi ci dicono che negli ultimi referendum il 64% dei giovani tra i 18 ed i 24 anni si è recato a votare, mostrando una frizzante voglia di cambiamento, il PD riesce comunque a compiere il suo ennesimo capolavoro.....
L'altro ieri sera a Ballarò, questi fuoriclasse della politica, non hanno mandato, che ne so, un Pippo Civati o un Nicola Zingaretti, dirigenti del PD e facenti parte del direttivo nazionale del partito che con la loro età intorno ai quarant'anni non avrebbero certo scheletri da nascondere dentro gli armadi che il primo Belpietro che passa possa rivangare.
No, ci hanno mandato Massimo D'Alema. Ovvero miss bicamerale, o quello che disse che "Mediaset era una risorsa del paese" per non disturbare il grande capo, of course. Quello, soprattutto, che nel 1998 con una manovra di palazzo che potrebbe tranquillamente prendere il nome di ribaltone, si autonominò presidente del Consiglio grazie ai voti di alcuni voltagabbana dell'UDEUR e di deputati vicini all'ex presidente della Repubblica Cossiga.
Chiaro che non appena il Dalemone nazionale ha provato ad attaccare, nella trasmissione di Floris, l'attuale esecutivo accusando B. di comprare i voti dei responsabili, il direttore di Libero abbia istantaneamente innalzato la sua cospicua mascella e lo abbia fatto letteralmente a pezzi ricordandogli il suo passato da voltagabbanista.
Per farla breve: ogni giorno che passa, a destra, c'è uno Stracquadanio o un Brunetta che segna un autogol clamoroso. C'è così tanto vento di poppa, tra chi vorrebbe mandare B. a casa, che per vincere la regata non servirebbe neppure essere ottimi velisti. Servirebbe solo avere le nozioni fondamentali dell'andare per mare.
E basterebbe, soprattutto tenere a casa, a cuccia, chi fa della vela, con il suo IKARUS, la sua passione: Massimo D'Alema.
Qualcuno lo spieghi a Bersani.
Perchè se si riesce nella disperata impresa di resuscitare B. pure stavolta, lo vanno a prendere sotto casa.....
domenica 10 aprile 2011
IL DOTTOR STRACQUADANIO
Il Dottor Stracquadanio
di Marco Travaglio
Non essendo riuscito a dissimularla ad Annozero, tanto vale che io confessi la mia irrefrenabile passione per l’on. Giorgio Clelio Stracquadanio, milanese, classe 1959, già portaborse di Tiziana Maiolo antiproibizionista e rifondatrice comunista, poi deputato del partito più proibizionista e anticomunista della storia dopo una capatina nella Democrazia cristiana per le Autonomie, insomma “giornalista e politico italiano”. Appresa la notizia della sua partecipazione al programma di Santoro, un amico del Pdl mi aveva suggerito di insistere sul fatto che il tapino non è laureato, il che lo fa molto soffrire visto che si picca di essere un uomo di cultura prestato alla politica e se ne autocompiace nelle sue ospitate televisive finora confinate alla nicchia dell’Infedele dove anestetizza il pubblico con astruse dissertazioni storico-politologiche. Avevo però deciso di non usare questo argomento polemico per due motivi. 1) L’Italia è piena di geni senza laurea e di coglioni con due o tre lauree. 2) È una grande conquista della democrazia che accedano alle massime cariche dello Stato persone di ogni ceto e censo, incluso chi non ha potuto completare gli studi. Purtroppo però l’on. Giorgio Clelio se l’è cercata. Per il suo esordio nell’empireo della tv dei grandi numeri, si era messo tutto in ghingheri. Abito di sartoria vagamente metallizzato; scarpa lucidissima; toupet di saggina e licheni che, nonostante la tintura fresca a metà fra il mogano e il tramonto sul Bosforo, faceva scalino col colorito della chioma originale superstite; iPad ultimo modello da cui fingeva di attingere informazioni a getto continuo; sorriso d’ordinanza rimasto intatto dalla fresca visita a Palazzo Grazioli, dove aveva ricevuto il training presidenziale, il sacro viatico del capo e, a titolo di incoraggiamento, uno stock di cravatte Marinella. Poco prima del calcio d’inizio, un giro di campo per stringere la mano agli altri ospiti, visibilmente entusiasta di essere stato invitato e, soprattutto, di essere Stracquadanio. Poi, appena avuta la parola, non l’ha più mollata. Era dai tempi di Elio Vito, l’altro misirizzi ex-radicale che mitragliava “comunista-comunista-comunista” contro chiunque si permettesse di parlare prima o dopo di lui, che non si vedeva in tv un guastatore tanto molesto. Raggiunto finalmente, all’età di 52 anni, il suo attimo di celebrità, ha deciso di sfruttarlo fino in fondo per poi tornare dal capo e riceverne stavolta, in segno di gratitudine, una farfallina dorata o una Mini Cooper al posto delle consuete cravatte. Così ha iniziato a incrementare l’inquinamento acustico e visivo, per giunta in fascia protetta, facendo la punta a qualunque cosa si dicesse in studio. “Bindi, non può dire queste cose”, “Santoro, sia preciso”, “La Costituzione è una cosa seria, bisogna conoscerla”, “È falso che Ruby sia stata fermata per furto” e altre baggianate. Il top l’ha toccato quando, fra una prolusione sulla storia del comunismo e una sugli anni di piombo, tutti temi di bruciante attualità, ha dato lezioni di giornalismo a Santoro e Valentini, di procedura penale a Boccassini e Bruti Liberati, di diritto costituzionale a Rosy Bindi (già assistente del giurista Vittorio Bachelet). A quel punto era proprio obbligatorio sapere da quale cattedra eserciti le sue libere docenze. E dall’alto di quale titolo di studio. Cepu? Laurea per corrispondenza? Scuola Radio Elettra? Master coi punti della Miralanza? Erano, queste, le sole domande in grado di azzittirlo: avrebbe dovuto rispondere come Mourinho “zero tituli” e non gli pareva il caso. Così taceva, arrossiva, divagava. E, se uno non riusciva a trattenere le risa, intimava “Lei non rida”. Ho risposto: “Smetterò di ridere quando lei smetterà di farmi ridere”. “Ma io quando parla lei non rido”. “Si vede che io non faccio ridere”. Al termine, dopo aver disgustato milioni di telespettatori, s’è molto beato della performance auspicando dall’imbarazzata redazione di Annozero nuovi e copiosi inviti: “Sono andato bene, mi pare: abbiamo volato alto”. Come no: Icaro e Pindaro gli fanno una pippa.
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