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lunedì 17 ottobre 2011

LIBERATECI DA MASSIMO

Qualcuno, per favore, spieghi a Massimo D'Alema che Pierfurby Casini non vede l'ora di liberarsi di Berlusconi per rifondare una sorta di nuova Democrazia Cristiana, sposando ex margheritini clericali e pdellini che si debbono riciclare nel post caduta del sultano. Pertanto, che se la faccia finita di proporre coalizioni che vanno da Vendola a Di Pietro allo stesso Casini. Molto semplicemente, non sono realizzabili. E, molto semplicemente, in un bipolarismo maturo, Vendola ed il Pd debbono stare da una parte, al limite alleati con Di Pietro. E Casini ed i reduci Berlusconiani dall'altra.

E tutto questo sarebbe meglio si verificasse con Massimo D'Alema davanti al caminetto a giocare con i trenini insieme ai suoi nipotini......


giovedì 16 giugno 2011

BASTEREBBE TENERE A CASA D'ALEMA.......

Insomma, nei giorni in cui Brunetta insulta i precari, Stracquadanio dice che la sinistra vince sul web perchè piena di fannulloni che non fanno un cazzo dalla mattina alla sera e possono smanettare sulla tastiera e quindi su Internet e, soprattutto, nei giorni in cui tutti i sondaggi ci dicono che negli ultimi referendum il 64% dei giovani tra i 18 ed i 24 anni si è recato a votare, mostrando  una frizzante voglia di cambiamento,  il PD riesce comunque a compiere il suo ennesimo capolavoro.....

L'altro ieri sera a Ballarò, questi fuoriclasse  della politica, non hanno mandato, che ne so, un Pippo Civati o un Nicola Zingaretti, dirigenti del PD e facenti parte del direttivo nazionale del partito che con la loro età intorno ai quarant'anni non avrebbero certo scheletri da nascondere dentro gli armadi che il primo Belpietro che passa possa rivangare.

No, ci hanno mandato Massimo D'Alema. Ovvero miss bicamerale, o quello che disse che "Mediaset era una risorsa del paese" per non disturbare il grande capo, of course. Quello, soprattutto, che nel 1998 con una manovra di palazzo che potrebbe tranquillamente prendere il nome di ribaltone, si autonominò presidente del Consiglio grazie ai voti di alcuni voltagabbana dell'UDEUR e di deputati vicini all'ex presidente della Repubblica Cossiga.

Chiaro che non appena il Dalemone nazionale ha provato ad attaccare, nella trasmissione di Floris, l'attuale esecutivo accusando B. di comprare i voti dei responsabili, il direttore di Libero abbia istantaneamente innalzato la sua cospicua mascella e lo abbia fatto letteralmente a pezzi ricordandogli il suo passato da voltagabbanista.

Per farla breve:  ogni giorno che passa, a destra, c'è uno Stracquadanio o un Brunetta che segna un autogol clamoroso.  C'è così tanto vento di poppa, tra chi vorrebbe mandare B. a casa,  che per vincere la regata non servirebbe neppure  essere ottimi velisti.  Servirebbe solo avere le nozioni fondamentali dell'andare per mare.

E basterebbe, soprattutto tenere a casa, a cuccia,  chi fa della vela, con il suo IKARUS, la sua passione: Massimo D'Alema.

Qualcuno lo spieghi a Bersani.
Perchè se si riesce nella disperata impresa di resuscitare B. pure stavolta, lo vanno a prendere sotto casa.....

domenica 5 giugno 2011

D'ALEMA ED IL RICHIAMO DELLA FORESTA

Luca Telese - IL FATTO QUOTIDIANO

Eccolo, ancora una volta, “il richiamo della foresta del líder máximo”: inderogabile come un fioretto, puntuale come la morte, immancabile come tutte le proposte autolesioniste di questi anni: “Facciamo un governissimo?”.

Allora è proprio vero che queste elezioni ad alcuni non hanno insegnato nulla. Cadono le roccaforti del centrodestra, vincono i candidati scelti dal popolo del centrosinistra grazie alle primarie (quasi mai quelli che volevano i líder máximi…), saltano gli schemi pataccari (si puó correre solo con candidati moderati, in certe città é impossibile vincere, senza il terzo polo non si va da nessuna parte), si dimostra che gli elettori hanno molto più fiuto dei capi di stato maggiore del centrosinistra.

Ci eravamo illusi che i dirigenti di quella coalizione imparassero qualcosa da queste elezioni. Poi ieri abbiamo letto l’intervista a Massimo D’Alema di Massimo Giannini de La Repubblica (praticamente un format), in cui l’ex premier dice agli uomini di Pdl e Lega: “Servono una manovra equa e capace di rilanciare lo sviluppo, una riforma elettorale e poi nuove elezioni. Indichino loro – dice D’Alema - una persona che può realizzare questa agenda in pochi mesi. Noi – aggiunge – possiamo prenderci anche una quota di responsabilità”.

Insomma, il voto dice che si puó mandare a casa il centrodestra, e D’Alema gli propone subito un patto. Deve essere più forte di lui. Gli elettori chiedono di voltare pagina, lui subito progetta l’accordicchio con gli orfani del Cavaliere. Il paese non si é ancora ripreso dai tagli di Tremonti, incombe una manovra da 10 milioni di euro (più 30 a settembre!) e il più autorevole dirigente del Pd dice: “Dateci un nuovo premier, un governo e noi faremo la nostra parte”. Qui siamo oltre il tafazzismo. Qui siamo al furto di speranza. D’Alema ripete come un disco rotto l’unico schema politico che crede di essere in grado di applicare: il gioco di palazzo per il governissimo.

In tutta Europa i leader (moderati e non) si preparano a duellare. Da noi sognano di “patteggiare”. D’Alema e Bersani (che non a caso l’estate l’estate scorsa propose Tremonti premier) sembrano la copia della meravigliosa gag del doganiere di Non ci resta che piangere. Ricordate? Roberto Benigni e Massimo Troisi si avvicinavano al confine e lui, con gli occhi chiusi, gridava: “Chi siete? Quanti siete?”. E prima di ascoltare qualsiasi replica rispondeva: “Un Fiorino!”. Ecco, D’Alema é così. E dice: “Chi siete? Quanti siete?”. Poi, senza ascoltare risposte, conclude: “Governissimo”. Com’era bella la risposta di Troisi e Benigni. Prima educati: “Scusi…”. Poi preoccupati: “Ma noi…”. Infine incazzati: “E vavattenne affangulo”. Risposta appropriata, va detto, ma troppo brusca, se riferita al doganiere dell’inciucio máximo. A noi basterebbe non pagare questo dazio.

domenica 9 gennaio 2011

STEREOTIPO D'ALEMA

Ok, sono d'accordo. Bisogna farsela finita con i soliti stereotipi che dipingono questi vecchi comunisti vestiti di eskimo e nutriti a pane e mortadella. Ma più penso all'attuale contesto sociale, con Mirafiori e Marchionne intento a riportare la lancetta dei diritti dei lavoratori indietro di venti anni, e più mi rivedo Massimo D'Alema che scorrazza in vacanza tra le vie della esclusivissima St. Moritz, mi sale una incontenibile rabbia.
Perchè se la politica, purtroppo, è anche marketing e cura dell'immagine,  ed il tempismo, in questo, ha un suo inequivocabile peso, non si capisce per quale motivo, D'Alema, non abbia scelto per il suo riposo invernale, Ovindoli invece di St. Moritz.
E che cazzo.




venerdì 24 dicembre 2010

TROVA LA DIFFERENZA

Trovate le differenze :

                         Berlusconi                               D'Alema