venerdì 6 aprile 2012

IL CANTANTE FALLITO

 

LA FINE DI UN SOGNO

Se anche i nudi e puri di "Roma Ladrona" rubavano, allora siamo veramente giunti al capolinea. Ci hanno rotto gli zebedei per un ventennio con il popolo padano che andava difeso, con la loro superiorità morale, con l'efficienza del nord sbandierata ad ogni comizio. Ed ora eccoli lì, come un Lusi qualunque, uno Scajola delle valli bergamasche, o un Cosentino delle alpi occidentali.
Patetici verrebbe da dire.
Ed in questo momento, forse, il pensiero deve andare a quella gente che ci aveva creduto. Aveva creduto ad un illusorio sogno. Facendo politica attiva. Nelle sedi, nei banchetti in mezzo ai paesotti ed alle città per raccogliere firme per le battaglie leghiste. Pensavano di rappresentare ed essere rappresentati da un qualcosa di diverso.

Oggi, si ritrovano con un fazzoletto verde in mano e nulla più.

CASE, PORSCHE, LAUREE. LA LISTA DEI SOLDI A BOSSI



Di Luigi Ferrarella e Giuseppe Guastella -  IL CORRIERE DELLA SERA

È una fitta sequela di telefonate, intercettate dai carabinieri del Noe per la Procura di Napoli, a cogliere l'indagato tesoriere leghista Francesco Belsito mentre, sfogandosi al telefono in febbraio con la non indagata impiegata amministrativa leghista Nadia Dagrada, «rievoca tutte le elargizioni fatte ai Bossi e alla vicepresidente del Senato Rosy Mauro»; si vede consigliare di «fare tutte le copie dei documenti che dimostrano i pagamenti fatti a loro favore e di nascondere gli originali in una cassetta di sicurezza»; e «riferisce di essere in possesso di copiosa documentazione e di una registrazione compromettente per la Lega».
Dillo a Bossi: se io parlo,
voi finite in manette

Il contesto delle conversazioni è la vigilia della convocazione che Belsito riceve da Bossi a Roma e che, anche sulla base del gelido commento di Rosy Mauro («la vedo brutta»), interpreta come anticipo della propria defenestrazione da tesoriere leghista, a causa delle spinte che dentro il partito (a suo dire specie da Castelli e Stiffoni) lo vorrebbero estromettere in seguito alle prime notizie giornalistiche sui milioni di euro di rimborsi elettorali investiti da Belsito in Tanzania.
Ma altro che Tanzania, prospetta la responsabile leghista dei gadget nel suggerire a Belsito: «Gli dici (a Bossi, ndr): capo, guarda che è meglio sia ben chiaro: se queste persone mettono mano ai conti del Federale, vedono quelle che sono le spese di tua moglie, dei tuoi figli, e a questo punto salta la Lega (...). Papale papale glielo devi dire: ragazzi, forse non avete capito che, se io parlo, voi finite in manette o con i forconi appesi alla Lega».
L'elenco che i due riassumono al telefono poco prima di mezzogiorno del 26 febbraio (e che viene riassunto dai carabinieri) comprende «i costi di tre lauree pagate con i soldi della Lega», «i soldi per il diploma (Renzo Bossi)»; «i 670.000 euro per il 2011 e Nadia dice che non ha giustificativi, oltre ad altre somme ingenti per gli altri anni»; «le autovetture affittate per Riccardo Bossi, tra cui una Porsche»; «i costi per pagare i decreti ingiuntivi di Riccardo Bossi»; «le fatture pagate per l'avvocato di Riccardo Bossi»; «altre spese pagate anche ai tempi del precedente tesoriere Balocchi»; «una casa in affitto pagata a Brescia»; «i 300.000 euro destinati alla scuola Bosina di Varese per Manuela Marrone (moglie di Bossi, ndr), che Belsito non sa come giustificare, presi nel 2011 per far fare loro un mutuo e che lui ha da parte in una cassetta di sicurezza».
I «costi liquidi»
dei ragazzi di Renzo
In altre telefonate la lista si allunga con «l'ultima macchina del Principe, 50.000 euro... e certo che c'ho la fattura!». Oppure con «i costi liquidi dei ragazzi di Renzo» (forse gli uomini di scorta), che Belsito ricorda in «151.000» euro ma Dagrada corregge in «no, un momento, 251mila euro sono i ragazzi, ma sono fuori gli alberghi, che non ti riesco a scindere quando girano con lui, mi entrano nel cumulo e riprendere tutte le fatture è impossibile». Poi c'è la casa di Gemonio, e più precisamente «i soldi ancora da dare per le ristrutturazioni del terrazzo»: «Che io sappia, pare che siano 5-6.000 euro», ridimensiona Belsito alla Dagrada, che teme invece la somma sia molto più alta anche a causa di minacce di azioni legali dai fornitori, e che sprona Belsito: «Gli devi dire poi: capo (Bossi, ndr), c'è da aggiungere l'auto di tuo figlio».
I franchi e gli euro
per Rosy Mauro

Spesso Belsito ironizza su chi nel partito lo avversa ma non sarebbe in condizione di farlo perché parimenti da lui beneficato: «Sai quanto gli ho dato l'altro giorno alla nera? (Rosy Mauro, ndr)? Quasi 29mila, 29.142 in franchi eh... vuoi che ti dica tutti gli altri di prima?»: ovvero quelle che poi gli inquirenti traducono come «altre somme che le dà mensilmente», e come i «200.000-300.000 euro dati al sindacato padano Sinpa» che avrebbe «bilanci truccati».
La dipendente leghista Dagrada raccoglie lo spunto sull'atteggiamento di Rosy Mauro e rilancia, invitando Belsito a dire alla vicepresidente del Senato: «Se apro bocca io, il capo salta e se salta il capo tu sei morta...Perché se lei non c'ha il capo a difenderla, lei domani è in mezzo a una strada, e non è detto con le gambe intere». A Bossi, la donna auspica che il tesoriere dica chiaramente: «Gli devi dire: noi manteniamo tuo figlio Riccardo, tuo figlio Renzo, tu gli devi dire guarda che tu non versi i soldi, tuo figlio nemmeno, ed è da quando sei stato male. Gli devi dire: capo, io so queste cose e finché io sono qui io non tradirò mai, ma ricordati cosa c'è in ballo, perché se viene fuori lo capisci che cosa può succedere, altro che barbari sognanti».
«Ho una registrazione
e documenti come prova»

Si prepara un ricatto al Senatur? No, questo no, almeno a sentire i due che parlano al telefono la notte dell'8 febbraio. Nadia Dagrada suggerisce: «Non è che tu glielo metti come ricatto», piuttosto si tratterebbe di informare Bossi che «i militanti si spaventano di più se esce fuori Rosy che non la Tanzania».
Belsito si prepara a giocare le proprie carte se il partito lo metterà al muro. E dice di poterlo provare : «Dico cosa mi volevano far fare, glielo dico della Fondazione e... che dovevo portargli dei soldi». Dagrada gli domanda: «Giusto! Ma tu quello poi ce l'hai registrato?». Belsito: «Sì». Dagrada: «Dopodiché si affrontano le due signore (Rosy Mauro e Manuela Marrone, ndr) ....altro che la Tanzania se vanno in mano ai militanti! Non vengono a prendere me, le dici eh, vengono a prendere voi!».

TE SALUDI SENATÚR

Avrete letto tutti delle dimissioni di Bossi e tutto ciò che i giornali stanno rendendo pubblico. I pezzi più incredibili che compongono il tracollo della Lega sono tratti da alcuneintercettazioni telefoniche, come quella in cui la responsabile amministrativa di via Bellerio, Nadia Dagrada, suggerisce a Belsito di rivolgersi con queste parole a Bossi, dal quale era stato appena convocato a seguito delle vicende riguardanti gli investimenti in Tanzania:

Gli dici (a Bossi, ndr): “capo, guarda che è meglio sia ben chiaro: se queste persone mettono mano ai conti del Federale, vedono quelle che sono le spese di tua moglie, dei tuoi figli, e a questo punto salta la Lega. Io ti rammento solo una cosa, che in questi anni ho dovuto tirare fuori su vostra richiesta, per tua moglie, Riccardo, per Renzo, delle cifre che se qualcuno va a metterci mano…”. Tu gli devi spiegare che vuoi proteggere lui e se altri vanno a vedere queste cose, lui è nei guai. Ma quelle sono cifre, devi dirgli: “o tuo figlio lo mandavano in galera o c’era da pagare. Papale papale glielo devi dire: ragazzi, forse non avete capito che, se io parlo, voi finite in manette o con i forconi appesi alla Lega“.

Dalle intercettazioni emerge, inoltre, che Francesco Belisto ha affermato “di aver dato 50 mila euro a Francesco Bruzzone, segretario regionale della Lega in Liguria, perché lo facesse entrare nel Cda di Fincantieri, incarico che Belsito ha poi ricoperto”.

Poi c’è “il Principe”, che non è né quello di Machiavelli né quello del Bernal, ma Renzo Bossi, il furbissimo Trota, che ieri ha dichiarato in un’intervista che la macchina l’ha presa in leasing, mentre oggi leggiamo: «l’ultima macchina del Principe, 50.000 euro… e certo che c’ho la fattura!».

Si consuma così la parabola della Lega, non la sola leadership di Umberto Bossi,dimissionario e distrutto, incredulo, forse inconsapevole. “Mi ha fatto vedere il libretto“, sembra che abbia detto oggi ai fedelissimi, rassicurandoli sulla prossima conclusione della carriera universitaria del figlio. Mentre loro, i colonnelli, con una mano sulla spalla del Senatùr, non potevano che riportarlo alla realtà. E’ tutto falso.

Ora, la carriera universitaria del Trota sarà anche molto divertente, ma questa, vista dall’esterno, non può essere altro che la rappresentazione plastica del cerchio magico.Nato per proteggere il capo, in realtà non ne ha fatto altro che un feticcio, da portare in processione per le strade del nord Italia, carico di valore simbolico, in un momento in cui l’estremo sostegno al governo Berlusconi degli ultimi anni aveva oramai deturpato le radici leghiste. Ed è per questo motivo che anche sull’altra sponda, quella dei maroniti, l’attacco diretto a Bossi non c’è mai stato e mai ci sarà, consapevoli che il feticcio stava assumendo le fattezze della marionetta, mossa dai fili magici di Gemonio. E perché, nonostante tutto, la stima dei militanti maroniti rimane.

Si passa ora al triumvirato Maroni – Calderoli – Dal Lago. Un trio pesato con il bilancino.Maroni il dissidente, Calderoli l’arbitro e Manuela Dal Lago, sconosciuta ai più, due volte presidente della provincia di Vicenza e, soprattutto, a capo del ”Governo della Padania” nel biennio 1998-1999, quando raccolse l’eredità di Bobo Maroni, conendorsement da parte di Bossi, dalle colonne della Padania: ”io voterò lei”, scrisse il Senatùr. Il Corriere commentava così: «viene il sospetto che il senatur abbia lanciato la sua candidatura a presidente del governo padano proprio per sedare la ribellione che monta a Nord – Est. “A me non risulta” – taglia corto la signora del Carroccio».

A sostituire Belsito alla tesoreria arriva Stefano Stefani. “Un idiota“, lo definì Gianfranco Fini. Era il luglio 2003 e Stefani si cimentava in una sfrontata difesa del premier Berlusconi, attaccato “con grevità” da Martin Schulz. E allora daje al tedesco: «Biondi iper-nazionalisti: degli invasori delle nostre spiagge che vengono in Italia a fare gare di rutti».

Buona fortuna, Italia.



Grazie a "On the Nord"

 

 

giovedì 5 aprile 2012

FUORI UN ALTRO

Se c'é un aspetto che in pochi hanno segnalato e che invece dovrebbe turbarci é che lo scandalo Lega ha coinvolto un ulteriore consigliere regionale lombardo in vicende giudiziarie di malaffare, corruzione e ruberie. Formigoni ormai é sempre piú paragonabile all'ultimo giapponese. Dategli una bandiera bianca e fatelo uscire dal Pirellone a mani alzate.

 

L'ASSENTEISTA

C'é un assenteista illustre in parlamento

 

COSA DICEVI, BOBO ??

La Stampa - 16/11/2010




La Repubblica  04/04/2012 :

mercoledì 4 aprile 2012

COME UNO SCAJOLA QUALSIASI

"Denuncerò chi ha utilizzato i soldi della Lega per sistemare la mia casa. Io non so nulla di questa cosa. E d'altra parte avendo pochi soldi non ho ancora finito di pagare la ristrutturazione di casa mia"

Umberto Bossi - Ultim'ora, Televideo Rai - Ore 23,11 del 03/04/2012


Umberto Bossi ed il tesoriere della Lega Belsito


martedì 3 aprile 2012

B. GIORNATA TIPO DI UN PENSIONATO

Di Michele Serra - L'ESPRESSO

Cronaca di una settimana tipo dell'ex presidente del Consiglio. Tra weekend a Mosca con Putin, allenamenti del Milan e agenda delle ragazze. Ma soprattutto visite ai cantieri dell'Expo e tanto giardinaggio.

Come passa le sue giornate Silvio Berlusconi da quando è in pensione?

Lunedì Ritorno dal weekend nella dacia di Putin. Telefonata all'amico Putin per ringraziarlo e prendere accordi per il weekend successivo. Pranzo con lo staff tecnico del Milan per suggerire la formazione ideale. Telefonata all'amico Putin per sottoporre al suo giudizio la formazione del Milan. Nel pomeriggio, riordino della rubrica telefonica con l'aggiunta a matita dei numeri delle ragazze conosciute da Putin. Telefonata a Putin per verificare la corretta trascrizione dei prefissi di Minsk e Odessa, seguita dal definitivo ricalco a penna dei numeri risultati corretti. Cena con i giocatori del Milan con racconto di nuove barzellette imparate a Mosca. Telefonata della buonanotte ad alcune ragazze dell'agenda, tratte dalle lettere A-B-C.

Martedì Telefonata del buongiorno ad alcune ragazze D-E-F. Visita a Milanello per seguire la partitella del Milan, gridando barzellette a chi gioca nella fascia più vicina alla panchina. A fine allenamento, ripete le barzellette ai giocatori della fascia opposta, che non avevano potuto udirle. Invio a Putin, via telefonino, di alcune foto con i giocatori del Milan. Pranzo a Milanello con i giocatori del Milan ai quali mostra alcune foto che lo ritraggono con Putin. Nel pomeriggio, visita ad alcuni cantieri dell'Expo dando preziosi consigli al gruista. Foto sulla betoniera inviata a Putin per telefonino, Putin ricambia con una sua foto su un nastro trasportatore. Telefonata della buonanotte alle ragazze G-H-I.

Mercoledì Guida l'allenamento del Milan seguito, in teleconferenza, da Putin che sta facendo sollevamento pesi. Per fargli uno scherzo, telefona a Putin mentre sono in teleconferenza. Sul megaschermo di Milanello si vede Putin che depone il bilanciere, risponde al cellulare e dice: "Questa non me l'aspettavo!". Tutto il Milan e tutto lo staff di Putin ridono molto per il divertente scherzo. Nel pomeriggio porta i giocatori del Milan a visitare un cantiere dell'Expo. Cena con i geometri del cantiere e i giocatori del Milan, con telefonate alla ragazze J-K-L.

Giovedì In elicottero a Villa Certosa per una visita guidata alle aiuole di petunie con le ragazze M-N-O. Visita extra, decisa all'ultimo momento, anche ai lavori di rifacimento delle aiuole di begonie, con consigli ai giardinieri sulla pacciamatura e telefonata a Putin per farlo salutare da un anziano vivaista che è stato a Mosca in viaggio di nozze. Pranzo con le ragazze M-N-O, ciascuna delle quali viene incaricata di fare una telefonata di saluto alle ragazze P-Q-R. In volo a Milanello per seguire le ultime battute dell'allenamento del Milan e telefonare a Putin.

Venerdì Convince i giocatori del Milan a telefonare a Putin. Regala fotografie di Putin e Ibrahimovic agli operai dell'Expo. Combina un pranzo tra le ragazze S-T-U, i giocatori del Milan e i geometri dell'Expo scusandosi per non poterci essere, ma pregandoli di telefonare a Putin per avvisarlo che sta arrivando a Mosca.

Sabato A Mosca. Appena sveglio telefona a Putin che sta facendo colazione davanti a lui. Gli dice la formazione del Milan e lo aggiorna sui movimenti-terra dei cantieri dell'Expo. Gli mostra i numeri telefonici delle ragazze V-W-Y-Z. Invita i giocatori del Milan a Mosca e i geometri dell'Expo a Milanello. Organizza una cena a Lampedusa con Putin, le ragazze di una nuova rubrica telefonica in cirillico appena acquistata all'edicola della stazione, i geometri dell'Expo, i giardinieri di Villa Certosa, i giocatori del Milan e la popolazione di Lampedusa.

MARIO MONTI IL SOBRIO, E GLI ASTEMI UBRIACHI

Di Paolo Farinella (prete)  -  Grazie a  IL TAFANUS


Se Mario Monti, detto il «tecnico», è il presidente del consiglio «sobrio», allora vuol dire che gli ubriachi sono astemi. Berlusconi era un debosciato, Monti è un illiberale e anche presuntuoso. Ha avuto bisogno di andare in Corea (la coerenza degli eventi è sempre  di grande eccellenza!) per ricattare gli Italiani e lasciarsi andare a panzanate di stampo andreottiano. Il professore è suscettibile: va giù nei sondaggi e lui si ripicca come un deboluccio gracidante che si dà un tono per non morire di paura: «lei non sa chi sono io!». Si che lo sappiamo, caro tecnico politico.

Il ricatto è semplice: «se gli Italiani non sono pronti, io lascio». Bravo! Bis! Mai stupidaggine più banale si è sentita da un presidente del consiglio che ad ogni piè sospinto non esita a dire di essere «equo, sobrio e serio». Per smentire questa trilogia basta pensare alla «sora Fornero» o a Michel Martone o al ministro degli esteri, emblemi lombrosiani dall’eloquio da cura psichiatrica.

Il professore sobrio ha stravolto la realtà perché non sono gli Italiani che devono essere pronti, ma è lui che deve stare attento perché non è il padrone dell’Italia, ma solo un servo di un popolo sovrano che, se vuole, lo può scaraventare giù da una finestra di Palazzo Chigi senza nemmeno pensarci due volte. Ecco come si stravolgono le regole, le leggi e la Costituzione. Secondo il Monti-pensiero, quello che lui decide deve essere accettato a scatola chiusa, come se fosse una scatola di Ex Cirio, che per quella pubblicità fallì e fu depredata e liquidata per un tozzo di pane?

Fino a a prova contraria e a Costituzione invariata, è il governo che deve dipendere dal paese e non l’inverso. E’ la democrazia, bellezza! Solo la democrazia! Con quella dichiarazione da estremista coreano, abbiamo toccato il fondo e forse andremo ancora più sotto perché l’impegno del governo è di creare una precarietà instabile permanete vita natural durante. Ha un bel dire che il lavoro sarà per tutti «indeterminato», salvo licenziamenti e flessibilità in uscita, senza andare tanto per il sottile. Fino ad ora di una cosa siamo certi: l’impegno del governo è l’abolizione dell’art. 18, impugnato come un trofeo da sbandierare sulle piazze pazze del pazzo mercato, come a dire alle aziende italiote ed esteriote: venite in Italia, dove potete licenziare quando volete.

Non c’è ancora una sola norma che metta un argine a questa falcidia programmata e garantisca che le ditte non possano licenziare a capriccio. Per ora sono solo parole, parole, parole. E se il mattino si vede dal buon giorno, alla luce delle scelte operate dal governo che si legge Berlusconi e si pronuncia Monti, il peso più tragico lo pagherà ancora e sempre il ceto debole, coloro che non hanno strumenti per ribellarsi e mandare tutti all’aria trita e ritrita di un governo, i cui componenti non hanno alcun problema di articolo 18, per cui possono legiferare per gli altri perché tanto … e chi se ne frega?


Il lavoro non c’è, le tasse aumentano, i servizi si pagano, le detrazioni diminuiscono, gli esodati ai quali lo Stato aveva fatto una solenne promessa di mandarli in pensione ad una certa età e con certi contributi, mentre sono costretti a vivere due/tre/quattro/sei/dieci anni senza stipendio e senza pensione e quindi? La sora Fornero ha sbagliato anche i calcoli. Pensava lei, la signoooora! Che gli esodati sarebbero stati meno di 50 mila, invece oggi si accorge che sono non meno di 350 mila e l’hanno pure fatta ministra! Non ha sbagliato di una decina di unità, ma di trecentomila! Sorbole! Cosa resta ad un cittadino comune che oltre agli attacchi concentrici del governo deve sorbirsi anche il pistolotto del presidente del consiglio coreano, Monti Marietto? O si spara o spara. Oltre c’è solo la disperazione caduta nel fondo ubriaco di un signore per caso che si chiama Marietto Monti.

Paolo Farinella, prete.

lunedì 2 aprile 2012

PASSERE AL VENTO

Qualche giorno fa, il premier Monti ha detto che è meglio pagare le tasse e sorbirsi gli aumenti (Enel + 10% tra Aprile e Maggio) piuttosto che finire come la Grecia.
A stretto giro di posta il suo ministro Passera ci ha cortesemente riferito che il perdurare di questa crisi è  un momento magico da usare fino in fondo.

Sono giunto alla amara conclusione che ci stanno sodomizzando. E pretendono pure che invece di scappare urlando, dovremmo trarne godimento.