martedì 10 gennaio 2012

I SOLDI DELLA LEGA EMIGRANO ALL'ESTERO

Di Giovanni Mari - IL SECOLO XIX

La Lega Nord investe. Gestisce milioni di euro e compra quote di fondi, titoli di Stato, valuta straniera. Nell’ultima settimana di dicembre, tra il 23 e il 30, da un solo conto bancario, sono partiti una decina di milioni, almeno sette verso l’estero. La fetta più grossa è stata stanziata per un fondo basato in Tanzania da 4,5 milioni. Quindi 1,2 milioni per un altro fondo a Cipro e poco più di un milione di euro investiti in corone norvegesi. In tutti i casi si tratta dei quattrini di finanziamento pubblico dello Stato incassati dal Carroccio come “rimborsi elettorale”.
È un movimento vorticoso di denaro quello che gestisce il segretario amministrativo federale Francesco Belsito, appena sceso dalla poltrona di sottosegretario alla Semplificazione. Il respiro delle operazioni è nazionale, ma la centrale operativa è Genova, dove Belsito vive. E tutto ruota attorno al Banco popolare. I movimenti-base sono gestiti attraverso diversi conti correnti ordinari nelle varie filiali; i movimenti straordinari sono invece coordinati da Banca Aletti, il capillare sistema di private e investment banking dello stesso Banco popolare.
I movimenti-base sono vistosi spostamenti, in entrata e in uscita: nell’ultimo semestre dai soli conti liguri sono stati trasferiti almeno 700 mila euro ad altri conti della Lega Nord, sono stati emessi almeno 450 mila euro in assegni circolari e lo stesso Belsito ha ritirato in contanti almeno 50 mila euro. Più sostanzioso il programma di investimenti gestito per la Lega Nord attraverso Banca Aletti tra Natale e Capodanno. Anzi, gli spostamenti di massa di denaro sono cominciati a metà del mese scorso: un investimento in 7,7 milioni di corone norvegesi (poco più di un milione di euro) vincolato per sei mesi a un interesse del 3,5%. Il fatto curioso, che emerge immediato, è che in quegli stessi giorni investire in Bot o Btp era più conveniente. Il primo, in ordine di tempo, porta a Cipro: 1,2 milioni di euro dalla Lega Nord per l’acquisto di quote del fondo “Krispa Enterprise ltd”. Il fondo è basato a Larnaca, città turistica della costa meridionale, vicina al confine con Cipro Nord. Più coraggioso, senza dubbi, il collocamento dei 4,5 milioni di euro per un’operazione in Tanzania.

È l’ultimo spostamento dell’anno appena trascorso e, nei fatti, svuota una delle dotazioni consegnate a Banca Aletti da Belsito per conto della Lega Nord: quasi otto milioni in una decina di giorni. L’operazione in purchase investment sui fondi africani coinvolge il consulente finanziario Stefano Bonet, coinvolto in un rocambolesco fallimento societario nel 2010 e in affari con l’ex ministro “meteora” dell’ultimo governo Berlusconi, Aldo Brancher (si dimise dopo 17 giorni perché indagato sulle scalate ad Antonveneta).

Ma non lo trovate meraviglioso ?  La Lega Nord investe 4,5 milioni di euro in Tanzania (Africa).
E' come se un vegetariano  investisse i suoi risparmi in una macelleria..........

lunedì 9 gennaio 2012

SI INCAZZA. E RACCONTA TUTTO

Francesco De Vito Piscicelli, l'imprenditore che durante il terremoto de L'Aquila, alle 3 della mattina, rideva perchè annusava fior di affari, ha rilasciato la seguente interessantissima intervista al Fatto Quotidiano.

Praticamente un preoccupante spaccato dell'Italia attuale, ed una denuncia postuma del mondo che girava intorno alla figura dell'uomo della provvidenza: Bertolaso.


Marco Lillo - IL FATTO QUOTIDIANO

Francesco de Vito Piscicelli riassume così al Fatto la molla che lo ha spinto a collaborare con la Procura di Roma: "Quelli che andavano in vacanza gratis o che ho pagato sono tutti ai loro posti al ministero e alla presidenza del consiglio. Io che lavoravo e pagavo per non avere rotture, sono trattato come se fossi il mostro. Mi braccano le troupe di Mediaset perché atterro sulla spiaggia per il vento? Ora mi incazzo e racconto tutto".

I pm romani hanno fatto il punto con i Carabinieri del Ros. Piscicelli sarà risentito. Gli indagati sono cinque e tra questi ci sono il commissario dei mondiali di nuoto Claudio Rinaldi e il magistrato contabile Antonello Colosimo. Gli altri tre sono funzionari che hanno avuto un ruolo nel controllare i cantieri dei mondiali del nuoto. Piscicelli ha accetatto di parlare con il Fatto e finalmente fa nomi e cifre: "Ho pagato un milione di euro in contanti complessivamente ai funzionari più tanti favori e incarichi di lavoro. Mi hanno spennato come un pollo, capito? Altro che mostro. E ora mi minacciano anche".

Piscicelli chi la minaccia? Ho appena finito una lunga seduta per una denuncia con i carabinieri della caserma di Orbetello. Stamattina (ieri Ndr) sono uscito dal cancello della mia villa all'Argentario e ho trovato ad aspettarmi tre persone, tutte con la pistola che si vedeva sotto il maglione. Mi hanno minacciato pesantemente. È la seconda volta che succede. La prima volta era stato a piazza di Spagna, all'uscita da un ristorante. Ero da solo e anche allora ho denunciato tutto ai magistrati. Quel giorno mi hanno detto: 'stia attento a quello che fa'. Non sembravano delinquenti comuni ma persone di un certo livello. Non vogliono che parli con i pm.

Piscicelli perché all'improvviso ha deciso di collaborare?
A luglio mi sono presentato spontaneamente ai pm perché non sopportavo più questa situazione. Mi trattano come se fossi colpevole di chissà cosa. Solo per una telefonata maledetta nella quale mio cognato dice quella battuta da c..., sui terremotati scusi il termine e io non lo contraddico perché ero stanco nella notte. Ma io non ho mai lavorato a L'Aquila.

A dire il vero gli investigatori sostengono che era proprio lei a parlare. Comunque la sua immagine è rimasta inchiodata a quella telefonata. Ad altri è andata meglio. Carlo Malinconico, che ha fatto le vacanze a spese sue, è sottosegretario.
Io non ho nulla contro Malinconico. Non ho mai lavorato con lui ma l'ho conosciuto e lo considero una bella persona. Ma le pare possibile che a mi fanno fuori da tutto, mi mettono in carcere e mi trattano come un mostro mentre lui invece è diventato sottosegretario alla presidenza del consiglio?

A me sospendono la licenza di volo solo perché mi chiamo Piscicelli e non certo per l'atterraggio sulla spiaggia in pieno inverno con il vento forte, mentre a lui nessuno dice nulla. Ma si è accorto che ieri non c'era traccia in nessun articolo del nome di Malinconico mentre io, pure se collaboro con la Procura, sono sempre il mostro? Non sarà che c'entra il fatto che lui era presidente della federazione degli editori dei giornali e ora è alla Presidenza del consiglio?

Allora ce la racconti finalmente questa storia delle vacanze di Malinconico a Porto Ercole
Dunque un giorno mi chiama Angelo Balducci e mi invita a prendere un aperitivo nel centro di Roma. Io vado e lui mi dice: ‘Francesco mi devi prenotare due vacanze. La prima a Capri per due amici francesi, che però pagano loro e non ti devi preoccupare di altro che di prenotare. La seconda, invece all'hotel Pellicano di Porto Ercole, l'ospite è Carlo Malinconico, però in questo caso ti prego di anticipare tu la somma'.

Piscicelli ma lei è un ingegnere o un agente di viaggio? E poi che vuol dire anticipa tu?
Angelo Balducci era potentissimo allora. Sapeva che conoscevo bene Roberto Sciò, il padrone dell'hotel Pellicano e non potevo dire di no. Gli feci solo presente che una camera al Pellicano costa 1500 euro a notte. Così anticipai i soldi e ancora oggi aspetto che Balducci me li restituisca.

I Carabinieri del Ros di Firenze hanno accertato che lei ha pagato 9 mila e 800 euro, come da fattura alla sua società. Ma sostengono che lei avrebbe pagato ancora altre volte. Insomma quell'aperitivo con Balducci quanto le è costato?
Sì è vero, un'altra volta Diego Anemone mi chiese di prenotare di nuovo pagando ma non mi sono fatto fregare e ho chiesto a Diego di anticiparmi i soldi. Ho pagato in contanti sì ma con i soldi suoi.

Ha chiesto i soldi indietro a Malinconico o a Balducci?
Ma scherza? Malinconico non mi aveva chiesto nulla. Quanto a Balducci, non è elegante fare una cosa del genere. In certi ambienti non si usa. Certamente speravo che Balducci me li restituisse ma non avrei mai osato chiederli. Mi costituirò parte civile nel processo e me li ridarà.

A chi ha dato i soldi?
Questo lo deve chiedere ai magistrati. Io noto che i funzionari che lavoravano con me sono ancora tutti lì. Per esempio Paolo Zini che dirigeva i lavori o il commissario Claudio Rinaldi. Un magistrato mi ha chiesto di mettergli a disposizione il mio autista per un anno. Il coordinatore per la sicurezza, Pierpaolo Gandola, voleva uno stipendio in nero di 2 mila e 500 euro al mese. Ma l'ho pagato un mese solo e poi ho detto basta.
Poi ho dato un incarico di progettazione spendendo 700 mila euro a un team all'interno del quale c'era il figlio della dottoressa Natalia Muzzatti, Fabio Frasca, perché era una funzionaria importante del ministero e mi chiese Angelo Balducci, tramite l'ingegnere Bentivoglio di aiutare il figlio

Dichiarazioni tutte da verificare. Il magistrato contabile Antonello Colosimo che però ieri ha dichiarato "sono completamente estraneo". Mentre Fabio Frasca replica: "Facevo parte di un team con altri due progettisti e mi occupavo della parte strutturale per tutte le gare a cui ha partecipato Piscicelli per i mondiali di nuoto, il compenso stabilito era di 80 mila euro".


domenica 8 gennaio 2012

IL VERO PROBLEMA

Il vero problema non è quanto guadagnino i nostri parlamentari (comunque decisamente troppo).

Il vero problema è che a rappresentarci abbiamo scelto un branco di fannulloni assenteisti.

O meglio, non li abbiamo scelti noi (grazie a questa scellerata legge elettorale). Li hanno scelti i segretari di partito.

IL PIU' BRUTTO

Oggi, e solo oggi, concedetemi un post  "leggero"......


Tevez

sabato 7 gennaio 2012

CHI HA STANGATO GLI ITALIANI ?

Il Tempo, giornale destrorso ed assolutamente filo berlusconiano, diretto da Mario Sechi,  ci dice la verità su chi ha veramente stangato o stangherà con ( i provvedimenti passati del suo governo) ,  gli italiani.........


di Camilla Conti - IL TEMPO

Chi ci ha stangato di più con le tasse, Silvio o Mario? E soprattutto: di quanto aumenta la pressione fiscale per effetto della correzione dei conti complessivamente operata dai due governi? Le risposte arrivano da uno studio elaborato da Eutekne.info sull’ammontare complessivo della correzione dei conti attuata dalle diverse manovre che si sono susseguite nel secondo semestre del 2011. Secondo i calcoli dell'ufficio studi dell'ordine dei Commercialisti per il 2012 l'incremento è di 239 punti percentuali: si passa da una pressione fiscale che, prima di luglio 2011, era attesa per quell'anno in misura pari al 42,71 per cento, ad una pari al 45,09. Per l'anno 2013 l'incremento è di 310 punti percentuali: si passa da un valore che, prima di luglio 2011, era atteso per quell'anno in misura pari al 42,56 per cento, ad una pressione fiscale attesa oggi del 45,66%. Per l'anno 2014 l'incremento è di 309 punti percentuali: da 42,43 per cento, atteso prima di luglio 2011, al 45,52 per cento di oggi.

Torniamo, quindi, alla prima domanda. Ovvero a quanto di questo aggravio della pressione fiscale è riconducibile alle scelte operate sotto il governo Berlusconi e quanto a quelle operate sotto il governo Monti.

Per quanto riguarda il 2012, su 239 punti percentuali di incremento della pressione fiscale, 132 (55,51% dell'aumento) sono riconducibili alle scelte operate sotto il Cavaliere e 107 (44,49% dell'aumento) sotto Monti. Per il 2013, su 310 punti percentuali di incremento della pressione fiscale, 224 (72,43% dell'aumento) sono riconducibili alle scelte operate sotto il governo Berlusconi e 86 (27,57% dell'aumento) sotto il governo Monti. Per quanto riguarda infine il 2014, su 309 punti percentuali di incremento della pressione fiscale, 237 (76,69% dell'aumento) sono riconducibili alle scelte operate sotto il governo Berlusconi e 72 (23,31% dell'aumento) sotto l'attuale Esecutivo. Tradotto: buona parte dell'aumento della pressione fiscale è già riconducibile alle manovre varate dall'ex premier. Con la differenza che con Monti la stangata decorre già dal 2012 mentre gli aggravi decisi da Tremonti erano stati collocati tra il 2013 e il 2014. In sostanza l'aumento della pressione da parte del fisco va equamente diviso: all'inizio pagheremo le imposte targate Monti e poi dovremo fare i conti anche con quelle di chi lo ha preceduto. Il risultato è un incremento della pressione fiscale senza precedenti: sul 2012, si passa dal 42,7% atteso ante luglio 2011 al 45,1%; sul 2013, dal 42,6% al 45,7%; sul 2014, dal 42,4% al 45,5%. Il verdetto è impietoso e prescinde dai confronti: si continua a correggere i conti pubblici, prediligendo gli aumenti delle imposte ai tagli di spesa, ossia la strategia più recessiva tra le due percorribili.


RIEPILOGANDO
 
Incremento anno pressione fiscale     Gov. Berlusconi          Gov. Monti
2012 = 239 punti                                                 132                             107
2013=  310 punti                                                 224                              86
2014=  309 punti                                                 237                              72

Ricordatevi di questi dati quando B. scenderà dalle nuvole raccontandovi, mentendo come al solito spudoratamente, che lui, le mani in tasca agli italiani, non le ha mai messe.

venerdì 6 gennaio 2012

ERAVAMO IN MANO A QUESTI

Quando sento l'ex (per fortuna) Ministro Calderoli, denunciare ai quattro venti l'ipotetico terribile spreco di denaro pubblico perpetrato (a suo modo di vedere)  dal Premier Monti reo di aver organizzato una cenetta familiare a Palazzo Chigi la sera del 31 Dicembre, tiro un sospiro di sollievo. A prescindere. Perchè l'essersi liberati da questa autentica spazzatura ed averla relegata tra i boschi del bergamasco o del varesino a sparare minchiate dalla mattina alla sera è comunque una vittoria per l'intera umanità.

L'unica risposta che si deve al paffuto e colorito leghista è quella che da twitter gli ha postato Luca Telese, giornalista del Fatto Quotidiano:

"Calderoli essendo abituato alle nipoti di Moubarak, mal digerisce le nipoti di Monti"

DEL TUTTO INACCETTABILI

 “Coloro che sovrintendono alla lotta all’evasione fiscale e in primo luogo il dottor Attilio Befera (il direttore dell’Agenzia delle Entrate ndr) devono avere la consapevolezza che operazioni come quelle fatte a Cortina, con controlli a tappeto in tutta un’area solo perché presumibilmente popolata in queste vacanze da ricchi, sono del tutto inaccettabili e chiaramente ispirate ad una confezione ideologica del controllo fiscale”.

Fabrizio Cicchitto - Capogruppo PDL alla Camera - 4 Gennaio 2011

giovedì 5 gennaio 2012

PIU' FLESSIBILI DI COSI' ?

Flessibilità è la parola d'ordine attuale nel mondo del lavoro. Auspicata dagli industriali, proposta da ministri, temuta dai sindacati. Ma davvero il nostro mondo del lavoro è così rigido ?

Ecco le 46 forme di contratto flessibile che lo regolano.

Ripeto:  46.    Vi sembran poche ?

mercoledì 4 gennaio 2012

TUTTE (O QUASI) LE TASSE DI BERLUSCONI E BOSSI

Sottotitolo del POST:  ovvero quelle tasse che LIBERO ed IL GIORNALE attribuiscono erroneamente al governo MONTI.....

Sta andando esattamente come avevamo previsto. Berlusconi, spalleggiato da Libero e Il Giornale, sta facendo credere agli italiani che tutte le tasse che ha introdotto, in particolar modo negli ultimi sei mesi della propria esperienza di governo, siano opera di Monti. Non passa giorno, infatti, senza che il Nostro non rimarchi quanto segue: non ho mai messo le mani nelle tasche degli italiani quando ero domiciliato a Palazzo Chigi; e se quivi fossi rimasto, avrei continuato a ridurre la spesa corrente, al contrario del Professore, anziché inasprire la pressione fiscale.Ecco due sue recenti dichiarazioni sull’argomento:Solo da tale presa di coscienza, oltreché da un’umile autocritica, potrà derivare la salvezza del centrodestra. Gli elettori, infatti, sanno benissimo che Berlusconi li ha turlupinati e fiscalmente vessati. Nasconderlo – o peggio far credere loro che le tasse che ha introdotto siano opera Monti, come un giorno sì e l’altro pure fanno i gazzettieri di Libero ed Il Giornale, ultimamente –, serve solo a farli incazzare ancor di più: essi, infatti, attendono delle scuse, non di essere trattati quali coglioni; e finché non le avranno ricevute, non prenderanno neanche in considerazione l’ipotesi di tornare a votare per la succitata coalizione (come tutte le rilevazioni demoscopiche evidenziano).

«Fino all’estate scorsa abbiamo sempre tenuto i conti in ordine tagliando le spese invece di aumentare le imposte. Ora però con le nuove tasse si finirà per comprimere i consumi e portare in recessione l’economia» (Il Giornale).
«Io sono quello che non ha mai messo le mani in tasca agli italiani, lui è ricorso a un mare di tasse per fare la sua manovra, non c’è continuità tra il mio governo e questo» (il Corriere della Sera).
Naturalmente, si tratta di sesquipedali balle. Il Cavaliere, infatti, come sanno tutti quelli che usano leggere i quotidiani (e che dovrebbero essere i soli ad usufruire dell’elettorato attivo), ha lasciato la tolda di comando dopo aver regalato agli italiani 115 miliardi di nuove o maggiori tasse (Monti, invece, e almeno per ora, si è fermato a quota 18; anche se per Bankitalia, come vedremo in seguito, l’importo è più alto). Ed è per questa ragione che ha perso consensi tra gli elettori: ha tradito tutte le promesse elettorali e si è comportato come uno squallido catto-comunista. Ragion per cui merita, finanche oggi che non ha più responsabilità di governo e al pari di Bossi, profonda riprovazione: non solo perché a causa dei suoi balzelli l’Italia sta sprofondando, ma anche perché ha letteralmente calpestato e stuprato l’identità politico-culturale del centrodestra. Un vero e proprio crimine. E chiunque abbia a cuore le sorti di tale coalizione, anziché coprirne e servilmente le malefatte, dovrebbe ognora sottolinearlo e premurarsi di evidenziare quanto essa, in questa legislatura, abbia pericolosamente deragliato e smarrito la via maestra.

Ciò detto, siccome non ci sono solo connazionali di serie A – cittadini che s’informano e documentano e che, dunque, sanno perfettamente cos’abbia fatto il Satiro di Arcore, sul versante tasse, in questa legislatura –, ma ve ne sono, ahinoi, anche di serie B – segnatamente quelli, per intenderci, che si limitano a sfogliare La Gazzetta dello Sport e che rappresentano i 4/5 del cosiddetto popolo della Rete, dei blog e dei Social Network –, ebbene, per venire incontro a quest’ultimi, e per tentare di emanciparli dalla condizione di minorità in cui versano, qui si è deciso di elencare, sia pur sommariamente, i balzelli che il Grande Inceronato ha introdotto in questa legislatura.Per farlo, partiamo da un articolo che è talmente mistificatorio che sembra uscito dalla penna del Gran Cazzaro, ovvero Maicol Travaglio. È apparso su Libero e l’ha vergato Fausto Carioti (da notare anche il titolo):Passiamo, ora, ad un altro straordinario articolo (“Se tutto va bene, Monti ci ha rovinati”). Vergato, in questo caso, dal Principe delle Banderuole, al secolo Vittorio Feltri; uno che, al pari dell’ex fascista ed antisemita Eugenio Scalfari, ha cambiato, nel corso della propria vita, più partiti che capi di biancheria intima:Naturalmente, nessuna di queste cose è vere. Innanzitutto, l’Iva al 21% l’ha incrementata Berlusconi. Nel decreto Salva-Italia, infatti, è solo previsto che, nel caso in cui non si riuscissero a realizzare economie di spesa, si procederà ad un ulteriore inasprimento dell’imposta sul valore aggiunto nell’ottobre del 2012 (tra nove mesi).In secondo luogo, e come già detto, il prezzo della benzina è aumentato anche ad opera del Satiro di Arcore. In terzo luogo, Monti ha incremento il prelievo fiscale solo sul cosiddetto tabacco trinciato, che è quello che usa una ristretta minoranza di tabagisti: ovvero i fumatori di pipa e chiunque ami “fabbricarsi” sigarette in proprio. Gli altri fumatori, quelli cioè che acquistano sigarette confezionate, il salasso l’hanno subito a causa del Grande Inceronato. È quest’ultimo, infatti, che ha aumentato, dai 10 ai 20 centesimi (a seconda della marca), con la manovra di luglio, il prezzo delle bionde (e quello sui giochi, per far incassare all’Erario 1,5 miliardi di euro in più). L’aumento è in vigore dal 19 settembre (qui l’elenco dei rincari per ogni marca di sigarette).Quanto al taccheggio operato da Berlusconi, e checché ne scriva Feltri, ce ne facciamo descrivere l’ammontare dall’economista Mario Baldassarri:Non solo. Ai succitati 100 miliardi di nuove o maggiori tasse se ne devono aggiungere altri 15 introdotti con la Legge di Stabilità. Questo è il lascito di Berlusconi (anche se per Bankitalia, come vedremo in seguito, l’ammontare dello stesso è un po’ più contenuto).Ma vediamole nel dettaglio, alcune di queste imposte. Segnatamente (e solo) quelle introdotte nel biennio 2010-2011.1) Contributo di solidarietà a carico dei dipendenti pubblici, pari ad un prelievo del 5% sulla retribuzione eccedente i 90.000 euro e del 10% su quella eccedente i 150.000 euro.2) Contributo di solidarietà del 3% sui redditi superiori a 300.000 euro.3) Superbollo per le autovetture con potenza eccedente i 225 kW (306 CV).4) Aumento del prelievo, dal 12,5 al 20%, sulle rendite finanziarie (azioni ed obbligazioni). In vigore dal primo gennaio.5) Incremento, dal 6,5 al 10,5%, della tassazione sulle imprese energetiche (nota come: Robin Tax).6) Incremento del 10% dell’aliquota Ires a carico delle società che risultano essere in perdita da tre anni.7) Patrimoniale sul deposito titoli (altre informazioni, qui).8 ) Introduzione dell’Imu (originariamente prevista per il 2014 e anticipata da Monti). Rivendicata dallo stesso Berlusconi in un’intervista rilasciata a il Corriere della Sera («È possibile che questo comporti l’introduzione di un’imposta simile all’Ici, da noi già prevista con il federalismo, ma completamente diversa rispetto alla precedente impostazione già nella nostra riforma. Dunque una continuità di linea con il nostro governo, con un probabile anticipo dei tempi rispetto al 2014 che noi avevamo previsto»).9) Incremento dell’imposta sull’Rc auto.10) Sblocco delle addizionali regionali Irpef.11) Prelievo aggiuntivo del 6% sulle vincite conseguite al Lotto e al SuperEnalotto (noto come: tassa sulla fortuna).12) Tassa sui divorzi.13) Rivalutazione degli importi dovuti in base agli studi di settore (che, in qualche modo, equivale ad un inasprimento del prelievo fiscale).14) Introduzione della tassa di soggiorno (o tassa sul turismo).15) Aumento, fino al 5%, dei pedaggi autostradali.16) Incremento dell’Iva al 21% e aumento delle accise su benzina e sigarette.Ci si ferma qui, ché altrimenti faremmo notte (anche se di balzelli da enumerare ce ne sarebbero ancora molti altri).Ciò che importa segnalare, a questo punto, sono le cifre fornite da Bankitalia, e che differiscono lievemente da quelle di Baldassarri, relative alle maggiori entrate, cioè tasse, introdotte con le manovre estive e la Legge di Stabilità. L’istituto di via Nazionale, nella persona del governatore Visco, ne quantifica l’ammontare, se non abbiamo fatto male i calcoli, in 96 miliardi e 964 milioni di euro, come si può appurare esaminando la Tavola 6 contenuta in questo documento a pagina 26 (e di seguito riportata).

“Ieri la benzina ha toccato un nuovo record, arrivando a 1,722 euro al litro. Quella venduta lungo le strade della Penisola è già da qualche giorno la più cara d’Europa e lo dobbiamo al recente aumento delle imposte inserito nella manovra Salva-Italia(…) ”.
“Un anno fa, nella tabella dei prezzi europei, la benzina italiana era al decimo posto, il diesel al settimo. In questi dodici mesi il prezzo finale è cresciuto di 25 centesimi per la “verde” e di 36 per il gasolio. Un rincaro addebitabile solo per il 25% all’andamento delle quotazioni internazionali del greggio. Il restante 75% è dovuto al balzo di Iva e accise (…)”.
Ecco. Il cittadino di serie B, leggendo l’ingannevole articolo del vice direttore di Libero, è indotto a ritenere che la colpa dell’inasprimento del prezzo della benzina sia soltanto del Professore (“lo dobbiamo al recente aumento delle imposte inserito nella manovra Salva-Italia”). Da nessuna parte, infatti, in esso si racconta che l’aumento dell’Iva, che pure grava in modo pesante sul prezzo finale del carburante, sia stato deliberato da Berlusconi. Così come pure si evita di ricordare che finanche il Satiro di Arcore abbia ritoccato le accise sulla benzina (il 23 marzo del 2011). E nemmeno si racconta che Monti, quelle stesse accise, le abbia incrementate di 10 centesimi. Dunque se il prezzo del carburante è aumentato di 25 centesimi in un anno, e questo incremento è dovuto per il 75%  “al balzo di Iva e accise”, per un totale di 18,75 centesimi, visto che il Bocconiano l’ha inasprito soltanto di 10 centesimi, e siccome la matematica non è un’opinione, vuol dire che il Berlusca, incrementando Iva e accise, l’ha fatto lievitare di 8,75 centesimi. In termini percentuali, grosso modo, significa che se oggi paghiamo la benzina 25 centesimi in più, rispetto ad un anno fa, la colpa è al 51% di Monti e al 49% di Berlusconi. Ma nell’articolo di Carioti, questo non lo si dice; e la responsabilità viene attribuita esclusivamente a Monti. Complimenti.

“Non ci riferiamo alle dimissioni (che erano nell’aria) di Silvio Berlusconi (…), ma all’avvento di Mario Monti. L’arrivo di questi a Palazzo Chigi non ha favorito il cambiamento che molti speravano, e cioè il decollo dell’Italia, la ripresa economica e l’abbattimento dello spread, ma ha introdotto nel Palazzo motivi di divertimento assoluto. In altri termini, tutte le grane che c’erano all’epoca del governo di centrodestra sono rimaste, anzi, si sono aggravate – le tasse sono cresciute, la gente va in pensione più tardi, l’Iva è aumentata, la benzina e i tabacchi e l’alcol sono rincarati – però ci viene da ridere (…)”.
“La ricetta di Monti è questa: io governo, voi sganciate. Geniale. Come mai non ci aveva pensato quel babbeo di Berlusconi? Invece di seguitare a rassicurarci: non vi metterò le mani in tasca, poteva mettercele, e avrebbe salvato se stesso e noi. Non aspettavamo altro che aprire il portafogli e offrirne il contenuto allo Stato (…)”.
Ecco. Leggendo codesto pezzo, il cittadino di serie B, che tra l’altro ha una memoria molto corta, è indotto a ritenere, nell’ordine, che: 1) L’Iva è aumentata per colpa di Monti; 2) Idem dicasi per la benzina, i tabacchi e l’alcol; 3) Berlusconi non ha incrementato il prelievo fiscale nemmeno di euro.



«(…) E così è stata varata la “seconda manovra” di Ferragosto che anticipa l’azzeramento del deficit al 2013, da ottenersi con 100 miliardi di tasse in più rispetto al 2010, 75 dedicati a far passare il deficit da -71 nel 2010 a +4 nel 2013 e gli altri 25 destinati a finanziare aumenti di spesa corrente per 36 miliardi con taglio degli investimenti per 11 miliardi. Si potrebbe dire: “come la prima (manovra, quella di luglio, ndr), peggio della prima (…)”».
Queste cifre, si badi bene, Baldassarri le ha fornite in un articolo pubblicato, il 7 settembre scorso, su Libero, e non su Il Manifesto. E nessun esponente del centrodestra le ha mai contestate: né i ministri dell’allora governo Berlusconi, né i mammasantissima del Pdl o della Lega.
 Il punto è questo: in 17 anni, e lo si può verificare osservando il grafico di seguito riportato, non era mai capitato che il centrodestra, arrivato al governo, aumentasse le tasse. Mai. Sia pur di poco, infatti, esso era sempre riuscito a diminuirle.


 Questa volta, invece, le cose, e come abbiamo documentato, sono andate in modo decisamente diverso (tanto che la pressione fiscale, nel 2013, dovrebbe addirittura raggiungere il 48,4%, solo per effetto delle manovre berlusconiane).Far credere altro, e cioè che il Pdl e la Lega non abbiamo stuprato fiscalmente i contribuenti, e che le tasse da loro introdotte siano invece opera del professor Monti, oltreché immorale, e dunque non degno di una persona di destra, è controproducente: i cittadini, quantomeno quelli di serie A, infatti, votano sempre e solo col portafogli e sanno perfettamente chi li ha torchiati.E, in più, non amano essere presi per i fondelli.Da leggere anche: La strategia di Silvio: far credere agli italiani che i 115 miliardi di tasse che ha introdotto siano opera di Monti e  Il segreto bancario l’ha abolito Tremonti. Ma per quelli de Il Giornale la colpa è di Monti.P.S. Per completezza d’informazione, e sempre se non abbiamo sbagliato i calcoli, per Bankitalia (lo si può leggere a pagina 27, esaminando la Tavola 7) l’incremento delle tasse imputabile a Monti è pari, negli anni 2012-2013-2014, a 44 miliardi e 372 milioni.






Grazie a "CAMELOT, LA DESTRA IDEALE"

DICIAMOLO: CI MANCA !!!!

Ma si, confessiamolo, le nostre giornate da quando  Silvio è retrocesso nell'ombra della politica italiana, non sono più le stesse. Fare blogging o leggere i quotidiani, ha assunto un altro significato. Ma volete mettere quando LUI era lì, bello tosto e disponibile, a riempire ed a dare un senso alle nostre giornate..... !!
Oggi ho nostalgia di quel Silvio lì. Quello bugiardo e sbruffone. Al quale qualcuno crede ancora.
E lo voglio ricordare. Perchè in fondo in fondo, non se ne è mica andato. E' pronto a ritornare. Approfittando della miserabile memoria degli italiani, capiente e capace quanto quella dei pesciolini rossi.

Ecco il vecchio Silvio, concedetemi un  piccolo very best:

Un partito di Berlusconi non c’è e non ci sarà mai (13-9-1993)
Io odio andare in tv (26-1-2006)
I give you the salutation of my president of Republic (5-7-2004)
Io sono il Gesù Cristo della politica (13-2-2006)
Dimezzerò i reati in una legislatura (4-12-2000)
Alla Rai non sposterò nemmeno una pianta (29-3-1994)
Ho dato mandato irrevocabile di vendere le mie tv (18-3-1995)
Sono un grande estimatore della magistratura (10-10-1995)
Nesta al Milan? Impossibile (23-8-2002)
Gilardino al Milan? Sarebbe amorale (24-6-2005)
Mai fatto affari con la politica (5-1-2006)
Il primo a non volere la guerra in Irak è Bush (13-3-2003)
Io non ho mai insultato nessuno (10-9-2005)
Lei ha una bella faccia da stronza (a una signora che lo contestava, 24-7-2003).

martedì 3 gennaio 2012

QUESTIONE DI GUSTI

PRIMA DELL'ICTUS

Gian Antonio Stella - IL CORRIERE DELLA SERA

Con un Parlamento delegittimato occorre un governo di tecnici affidato a Mario Monti». Indovinello: chi l'ha detto? Bersani? Nooo! Casini? Nooo! Fini? Nooo! Sono parole di Umberto Bossi. Dette in una situazione non così dissimile da quella di oggi. Ma abissalmente distanti dalle pernacchie e dagli insulti di questi giorni.

È il 23 aprile 1993. Il mondo politico è scosso dall'inchiesta Mani pulite, Bettino Craxi è stato costretto a lasciare dopo molti anni la segreteria del Psi, Giorgio La Malfa quella del Pri, Renato Altissimo quella del Pli. Il 18 aprile una schiacciante maggioranza di italiani ha appena spazzato via la quota proporzionale al Senato e il finanziamento pubblico dei partiti. Non passa giorno senza un arresto per tangenti o un allarme sulla gravità del momento economico.
La maggioranza parlamentare uscita dalle elezioni del 1992 con 206 seggi democristiani, 92 socialisti, 17 liberali, 16 socialdemocratici, sarebbe teoricamente ancora salda. Per capirci: una svolta potrebbe esser dipinta, esattamente come oggi, come un tradimento della volontà espressa 11 mesi prima dagli elettori che avevano dato al quadripartito una larga maggioranza iniziale con 33 voti in più al Senato e 50 alla Camera. Ma la politica, come è ovvio, non è fatta solo di numeri. E il 22 aprile Giuliano Amato è salito al Quirinale per dare le dimissioni.

Mentre da una parte e dall'altra dibattono sulle diverse soluzioni possibili, Umberto Bossi non ha dubbi. E in una intervista al Corriere della Sera spiega che dopo quanto è accaduto, al di là degli aspetti formali, «questo Parlamento è finito, completamente delegittimato». Dunque? «Ci vuole un governo istituzionale o di tecnici. Vanno bene sia Spadolini che Napolitano, ma andrebbe meglio il governo di tecnici senza mascherature, con Mario Monti, l'economista, presidente del Consiglio». Un vecchio pallino. Pochi mesi prima, da membro della commissione parlamentare di vigilanza sulla Rai, il Senatur voleva commissariare la tv di Stato e chi aveva proposto come commissario? Monti.

Grazie a Dagospia

lunedì 2 gennaio 2012

LA GELMINI, I NEUTRINI E LA (COLPA DELLA) SINISTRA

Maria Stella Gelmini, su Libero, ci offre la sua versione della gaffe sui neutrini. Dando la colpa alla sinistra.....

Può dirci come è andata davvero?

«Era il giorno delle congratulazioni ufficiali, una cosa di prassi che si fa regolarmente in un ministero in presenza di una scoperta importante. Ero al Quirinale, non mi ricordo neanche per che cosa. Sapete benissimo come funziona, un ministro mica può passare al setaccio e approvare tutti i comunicati stampa del mondo. Chi dice il contrario mente. Il comunicato io l’ho visto purtroppo, via mail il giorno dopo. Lì ho capito la grande forza della rete e la capacità della sinistra di strumentalizzare qualunque cosa. Un casino incredibile. Mi ha dato molto fastidio».



PERCHE' I RICCHI E SCEMI NON FANNO PIU' RIDERE

Che sia di buon auspicio. Per un 2012 diverso.


PERCHE' I RICCHI E SCEMI NON FANNO PIU' RIDERE
Curzio Maltese - Repubblica

Il crollo di incassi del cinepattone di Natale, un genere che per quasi trent'anni aveva collezionato record su record al botteghino, è forse il primo e più clamoroso segno della fine dell' epoca berlusconiana. Di colpo lo specchio di una certa Italia maggioritaria, felicemente anomala e volgare, è andato in frantumi. Quello dei film sulle vacanze di Natale con De Sica e/o Boldi.

Il loro non è stato soltanto un fatto commerciale, ma un fenomeno unico nella storia del cinema e quindi del costume mondiale. Non c'era mai stato in nessun paese un genere capace di infilare tanti incassi consecutivi, a scadenza fissa. Non gli 007 e neppure le commedie di Alberto Sordi, le epopee di maghetti o i film di Totò, le saghe di vampiri o gli horror di serie. Per questa ragione un paio d'anni fa le più prestigiose università californiane invitarono il produttore Aurelio De Laurentiis a illustrare in una serie di conferenze i segreti del mestiere. Senza grande esito, peraltro, perché un'altra caratteristica dei cinepattoni è l'assoluta, autarchica intraducibilità. I film per i quali gli italiani hanno fatto la fila per 28 anni erano invedibili oltre le fatidiche soglie di Chiasso o Mentone. I timidi tentativi d' imitazione americana, compreso l' ultimo sugli schermi adesso, si sono rivelati fallimentari.

Il primo film della serie è del 1983, Vacanze di Natale, girato a Cortina, con Massimo Boldi e Christian De Sica, la regia dei fratelli Vanzina. Ma è con Vacanze di Natale 90 del 1990 che comincia la sequenza vera e propria, durata fino a oggi, anzi a ieri. È il trionfo di un'Italietta riccastra e volgarissima, in perenne vacanza da qualsiasi responsabilità, cinica e scorreggiona, molto familista ed enormemente amorale, fiera della propria ignoranza e superficialità, confortata dal ritrovarsi ogni anno, alla vigilia di un anno nuovo, sempre uguale a se stessa, in giro per il mondo che invece cambiava tanto, troppo.

Curzio-maltesePresi tutti insieme i cinepattoni, sostenuti dal lavoro di ottimi mestieranti comei fratelli Vanzina, gli stessi Boldi e De Sica, disegnavano qualcosa di più vasto di un evento commerciale. Dipingevano un'autobiografia grottesca della nazione, offrendo lo specchio fedele della neo borghesia cialtrona. Il cinepattone è stato al ventennio berlusconiano così come i "telefoni bianchi" stavano al ventennio fascista, con la differenza che i secondi erano molto più comprensibili agli altri. All'estero i film di Natale all'italiana sono sempre sembrati più storie di mostri che commedie. Gli stranieri, che trovavano esilarante il personaggio reale di Berlusconi, non riuscivano a divertirsi con i berluschini delle trame vanziniane. Al contrario gli italiani che per vent'anni non hanno riso del Cavaliere, si sbellicavano per le triviali imprese di Boldi e De Sica, probabilmente per gli stessi meccanismi psicologici.

Le anomalie, politica e cinematografica, hanno viaggiato in parallelo dall' inizio degli anni ' 90 fino a ieri, per crollare di schianto insieme. I pessimisti ragionevoli diranno chei cinepanettoni sono morti, come capita, anche per eccesso di fortuna. La fragorosa trivialità che ne costituiva l'essenza di finta trasgressione è ormai diventata la cifra comune della vita pubblica, della giornata televisiva e di tutto il cinema comico italiano. Il rispecchiamento delle classi dirigenti risulta attenuato dal confronto con l'attualità. I verbali delle "cene eleganti" di Arcore, per dire, fanno impallidire le peggiori sceneggiature. I volenterosi ottimisti possono credere al riemergere di un gusto popolare sepolto da decenni di pessima offerta.

Non sarà un caso se la frana del cinepanettone arriva subito dopo lo straordinario successo ai botteghini italiani di una delle più colte e intelligenti commedie di Woody Allen, Midnight in Paris. Sarebbero insomma i primi segnali della ricomparsa dell' elemento maggiormente assente nella storia recente d' Italia, l' ironia. Comunque la si veda, una stagione è finita anche al cinema. Ed è finita soprattutto per i più giovani, che hanno disertato in massa l' appello di Natale di De Sica e compagni. Forse sono meno bamboccioni dei genitori. -

(di Curzio Maltese - Repubblica)