lunedì 5 settembre 2011
domenica 4 settembre 2011
CAMBIA PURE LE SCHEDE
Di tutta questa storia di B. che era ricattato da Lavitola e Tarantini per la solita questione di mignotte, la cosa che più mi ha incuriosito è che il nostro ometto, incredibilmente al vertice di questo paese praticamente da 17 anni, per chiamare i suoi procacciatori di carne fresca, usava una scheda wind intestata ad un certo Geron Caceres, ignoto cittadino peruviano.
Perchè una scheda wind intestata ad uno sconosciuto ? Per non farsi intercettare....
Riepilogando: il nostro premier, non ha capito che i magistrati ascoltano le sue telefonate non quando mettono sotto controllo il suo telefono (per il quale occorrerebbe specifica autorizzazione), ma quando decidono di mettere sotto ascolto le utenze telefoniche di noti magnaccia, spacciatori e faccendieri, come Lavitola e Tarantini.
Ergo, prima di definire l'Italia un paese di merda (dopo 17 anni di Berlusconismo è il minimo che potesse diventare) sarebbe opportuno che lo statista brianzolo evitasse di intrattenere relazioni e loschi affari con questo tipo di delinquenti.
Insomma, se telefona a me, può star certo che non ci intercetta nessuno......
sabato 3 settembre 2011
PRESTIGIO ED AUTOREVOLEZZA
Questo qua sopra è il TIMES. Che ieri ci ricordava del prestigio di cui godiamo all'estero menzionando che :
"Berlusconi ha pagato 500 mila euro per garantirsi il silenzio di un pappone spacciatore di cocaina"
Ma il Times, ieri, non è stato certamente l'unico a parlare del nostro Premier.
Trovate la stessa notizia anche su : NDTV WORD, ABC NEWS, WORLD MAL, SEATTLE, PHILADELPIA, MIAMI, HUFFINGTONPOST, IAFRICA, e tanti altri ancora.
Perchè, sia chiaro Silvio ha ridato prestigio ed autorevolezza all'Italia........
COSI', TANTO PER RASSICURARE I MERCATI
Ieri i mercati internazionali erano fibrillanti.
Poi è arrivata la rassicurazione del nostro Ministero dell'Economia.
E si sono calmati.....
Poi è arrivata la rassicurazione del nostro Ministero dell'Economia.
E si sono calmati.....
venerdì 2 settembre 2011
IL PAESE CHE AMO, ANZI NO, IL PAESE DI MERDA.....
L'Italia è il Paese che amo. Qui ho le mie radici, le mie speranze, i miei orizzonti. Qui ho imparato, da mio padre e dalla vita, il mio mestiere di imprenditore. Qui ho appreso la passione per la libertà ... Scendo in campo per un nuovo miracolo italiano.
Non me ne fotte niente ... io tra qualche mese me ne vado per i cazzi miei ... da un'altra parte e quindi ... vado via da questo paese di merda ... di cui ... sono nauseato ... punto e basta!
Grazie all'immenso Wil.....
I DANNI DI SILVIO ED IL WALL STREET JOURNAL
Traduzione inglese - italiano :
"In Passato le cazzate di Silvio Berlusconi hanno danneggiato l'Italia. Oggi potrebbero danneggiare l'intera zona Euro "
LA MANOVRA SUI LUOGHI DEL BUNGA BUNGA
Ma sarà mica il caso che questo paese inizi a normalizzarsi un attimino ?
Ma cosa sono queste riunioni ad Arcore, Villa San Martino, alias residenza del premier assurta a luogo di culto del Bunga Bunga in tutto il mondo, alla presenza del consigliere regionale della Lombardia Trota Bossi ?
Che c'azzecca il Trota con la manovra ?
E soprattutto Palazzo Chigi, sede istituzionale del governo, l'avranno mica abbattuto ?
O la struttura è ora adibita ad altri compiti ?
O la struttura è ora adibita ad altri compiti ?
Si possono decidere le sorti di milioni di persone che non arrivano più alla fine del mese intorno al palo lap dance del sottoscala di Arcore dove venivano celebrati i travestimenti ballerini da poliziotte e/o erotico-infermiere della Croce Rossa ?
No, tutto questo non è ammissibile.
Perchè poi, l'accostamento, purtroppo, diventa naturale. Come scriveva ieri Marco Travaglio sul Fatto, questa poi, diventa la manovra bunga bunga. Stessa credibilità ballerina. Stessi protagonisti poco credibili.
E stessa triste rappresentazione di un paese allo sbando.
giovedì 1 settembre 2011
PURTROPPO, C'HA RIPENSATO.....
"Tra qualche mese me ne vado ...vado via da questo paese di merda...di cui...sono nauseato...punto e basta..."
Silvio Berlusconi - intercettato nello scandalo Tarantini
Purtoppo, ci ha ripensato.......
CAZZO SILVIO, MA QUANDO E' COLPA TUA ??????
Abbiamo perso le elezioni amministrative ? E' colpa di Annozero.....
I rifiuti a Napoli ? Colpa dei magistrati.......
Non abbiamo fatto la riforma della giustizia ? Colpa di Fini......
E' stato fatto un pasticcio sulla manovra e sulle pensioni ? Colpa di Sacconi.......
Questo paese va a rotoli ? Colpa di Tremonti......
Cazzo Silvio. Ma quando è colpa tua ??????????
I rifiuti a Napoli ? Colpa dei magistrati.......
Non abbiamo fatto la riforma della giustizia ? Colpa di Fini......
E' stato fatto un pasticcio sulla manovra e sulle pensioni ? Colpa di Sacconi.......
Questo paese va a rotoli ? Colpa di Tremonti......
Cazzo Silvio. Ma quando è colpa tua ??????????
LA COSTITUZIONE A SENSO ALTERNATO
Vorrei capire una cosa molto semplice. E' fuori discussione che la nostra bellissima Costituzione, all'art. 53 recita:
"Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributivi. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività".
Ecco, allora, dato per scontato quanto sopra, i nostri geni della politica e della finanza che hanno partorito l'obrobrio di Arcore (alias rivisitazione della manovra finanziaria), come potranno far passare il concetto che il contributo di solidarietà sarà dovuto solo ai percettori di redditi alti dipendenti statali e non dei lavoratori dipendenti ?
Voglio dire: secondo voi, se un magistrato ad esempio, o un manager pubblico, dovesse impugnare questo provvedimento davanti alla corte costituzionale approntando specifico ricorso, non pensate che gli alti giudici togati gli daranno immediatamente ragione ?
Siamo in mano a dei dilettanti allo sbaraglio. Non esiste più dubbio.
PENATI, SCAJOLA E LE ABERRANTI PRESCRIZIONI
Facciamo una dovuta premessa: in Italia esiste una aberrante legislazione sulla prescrizione del reato di corruzione che grazie ad un provvedimento studiato ad personam per i molteplici procedimenti giudiziari del premier è tuttora vigente e semina danni più del colera.
Accorciati dunque, per legge, i termini prescrittivi di uno dei classici reati dei colletti bianchi (mandando automaticamente al macero migliaia di processi) abbiamo automaticamente regredito la nostra credibilità internazionale al pari (senza offese per lo stato africano) di quella dello Zambia.
Però i distinguo servono sempre a qualcosa. Ho molto apprezzato la lettera di Penati, sperando che si traduca ovviamente in fatti. L'ex presidente (PD) della Provincia di Milano, inerentemente al proprio procedimento giudiziario noto a tutti (tangenti Milano-Serravalle) ieri ha dichiarato:
«lo sviluppo delle indagini è ancora lontano dall'essere concluso e oggi la mia situazione di indagato si sostanzia nell'aver ricevuto un avviso di garanzia e la notifica dell'avviso della proroga delle indagini. Chi mi conosce sa che non sono il tipo che si accontenta di scorciatoie o espedienti»
Insomma, Penati rinuncia alla prescrizione.
Molto bene. Ora però speriamo che quanto promesso da Penati sia emulato anche da Scajola e, soprattutto dal nostro premier.
In maniera tale da poter esaltare la virtuosità e l'etica dei nostri politici a prescindere dallo schieramento di appartenenza......
COSI' LO STATO GRAZIA GLI EVASORI
Salta il contributo di solidarietà. Salta la riforma che prevedeva la cancellazione dei piccoli Comuni. Salta il previsto taglio di trasferimento fondi agli enti locali. Salta pure la mini riforma delle pensioni che non riconosceva più la naja prestata o il riscatto della laurea.
Salta tutto, la manovra viene sconvolta ogni giorno. Ma il governo dice che il saldo rimarrà invariato. E che i soldi, verranno recuparati tramite la lotta all'evasione fiscale.
Allora, andiamo a vedere meglio, quali sono i risultati della lotta all'evasione fiscale in Italia..... :
Giuseppe Salvaggiulo - LA STAMPA
Nei giorni in cui il governo mostra la faccia feroce agli evasori «parassiti», un dossier della Corte dei Conti ricorda che la realtà è diversa: evadere resta un ottimo affare. Non solo per chi la fa franca sfuggendo ai controlli, ma anche per chi viene stanato da Agenzia delle entrate e Guardia di finanza. Perché alla fine lo Stato incassa solo l'll% delle imposte evase accertate e solo l'1% se l'evasore non patteggia con il fisco.
L'indagine riguarda il periodo 2006-2009, in cui sono stati effettuati 1.445.892 controlli il 95% si è concluso con l'addebito di evasione, per un totale di 71 miliardi di euro che diventano 75 con le sanzioni. «Il comportamento del contribuente è raramente non censurabile e quasi sempre irregolare» per 51 mila euro in media, chiosano i magistrati contabili. In quattro anni, la quota di contribuenti regolari, già in partenza esigua, si è quasi dimezzata: dal 7% nel 2006 al 3,6% nel 2009.
Ma che succede agli evasori una volta scoperti? E quanti, di quei 75 miliardi pretesi, lo Stato riesce a recuperare?
Il contribuente-evasore ha tre strade principali: il 36% non impugna l'accertamento fiscale, per una cifra che copre il 46% del totale delle imposte evase; il 45% «patteggia» (con sconti fino a due terzi) ma si tratta solo del 13% dell'evasione accertata; il 17% fa ricorso, pari al 41% delle imposte non pagate. In sintesi: i pesci piccoli si mettono d'accordo con il fisco e pagano («pochi, maledetti e subito»), i grossi no.
Perché la maggioranza degli evasori stanati non fa ricorso? Due ipotesi: preferisce ammettere l'errore e paga «sportivamente»; fa una pernacchia allo Stato, nella consapevolezza che non gli sarà scucito un euro, perché risulta nullatenente, ha fatto fallire l'azienda, si è circondato di prestanome, è riuscito a nascondere il bottino o comunque lo Stato non è in grado di scovarlo.
La risposta arriva facendo un altro conto. Su 100 euro di imposte evase accertate, alla
fine lo Stato ne chiede agli evasori solo 51 Le pretese originarie vengono praticamente dimezzate. Motivi: sconti dei «patteggiamenti», rateizzazioni, lunghezza dei contenziosi. Dunque gli originari 75 miliardi si riducono a 38. Pochi ma comunque una bella somma.
Ma anche i 38 miliardi di euro sono virtuali, perché vanno ancora riscossi. E lo Stato è un pessimo creditore, almeno con gli evasori: riesce a incassare solo 8,3 miliardi, l'll% dell'evasione accertata. «Le riscossioni - constata la Corte dei Conti - risultano piuttosto modeste rispetto al dovuto», in particolare per i «pesci grossi», i contribuenti che fanno ricorso o non impugnano, per i quali lo Stato incassa solo l'1%. I «pesci piccoli» che patteggiano pagano tutto, poiché «si realizza un compromesso considerato di interesse per entrambe le parti». Gli altri no: sia che facciano ricorso portando la faccenda alle calende greche, sia che restino fermi confidando nell'incapacità del fisco di riscuotere il credito, continuano a spassarsela, come se non fossero mai stati scoperti.
Inoltre «la percentuale del riscosso è andata progressivamente diminuendo dal 2007 al 2009, in contraddizione con il potenziamento dell'azione di contrasto all'evasione fiscale». «Ne deriva - conclude amaramente la Corte dei Conti - che molta parte dei debiti tributari originariamente accertati non vengono incassati e che gli accertamenti non impugnati sono quelli di minor resa in termini di riscossioni». Ciò spiega perché nel tempo diminuisce la quota di evasori che patteggia con il fisco e paga.
Non conviene. Lo Stato premia sempre gli evasori. Anche quando li ha stanati.
L'indagine riguarda il periodo 2006-2009, in cui sono stati effettuati 1.445.892 controlli il 95% si è concluso con l'addebito di evasione, per un totale di 71 miliardi di euro che diventano 75 con le sanzioni. «Il comportamento del contribuente è raramente non censurabile e quasi sempre irregolare» per 51 mila euro in media, chiosano i magistrati contabili. In quattro anni, la quota di contribuenti regolari, già in partenza esigua, si è quasi dimezzata: dal 7% nel 2006 al 3,6% nel 2009.
Ma che succede agli evasori una volta scoperti? E quanti, di quei 75 miliardi pretesi, lo Stato riesce a recuperare?
Il contribuente-evasore ha tre strade principali: il 36% non impugna l'accertamento fiscale, per una cifra che copre il 46% del totale delle imposte evase; il 45% «patteggia» (con sconti fino a due terzi) ma si tratta solo del 13% dell'evasione accertata; il 17% fa ricorso, pari al 41% delle imposte non pagate. In sintesi: i pesci piccoli si mettono d'accordo con il fisco e pagano («pochi, maledetti e subito»), i grossi no.
Perché la maggioranza degli evasori stanati non fa ricorso? Due ipotesi: preferisce ammettere l'errore e paga «sportivamente»; fa una pernacchia allo Stato, nella consapevolezza che non gli sarà scucito un euro, perché risulta nullatenente, ha fatto fallire l'azienda, si è circondato di prestanome, è riuscito a nascondere il bottino o comunque lo Stato non è in grado di scovarlo.
La risposta arriva facendo un altro conto. Su 100 euro di imposte evase accertate, alla
fine lo Stato ne chiede agli evasori solo 51 Le pretese originarie vengono praticamente dimezzate. Motivi: sconti dei «patteggiamenti», rateizzazioni, lunghezza dei contenziosi. Dunque gli originari 75 miliardi si riducono a 38. Pochi ma comunque una bella somma.
Ma anche i 38 miliardi di euro sono virtuali, perché vanno ancora riscossi. E lo Stato è un pessimo creditore, almeno con gli evasori: riesce a incassare solo 8,3 miliardi, l'll% dell'evasione accertata. «Le riscossioni - constata la Corte dei Conti - risultano piuttosto modeste rispetto al dovuto», in particolare per i «pesci grossi», i contribuenti che fanno ricorso o non impugnano, per i quali lo Stato incassa solo l'1%. I «pesci piccoli» che patteggiano pagano tutto, poiché «si realizza un compromesso considerato di interesse per entrambe le parti». Gli altri no: sia che facciano ricorso portando la faccenda alle calende greche, sia che restino fermi confidando nell'incapacità del fisco di riscuotere il credito, continuano a spassarsela, come se non fossero mai stati scoperti.
Inoltre «la percentuale del riscosso è andata progressivamente diminuendo dal 2007 al 2009, in contraddizione con il potenziamento dell'azione di contrasto all'evasione fiscale». «Ne deriva - conclude amaramente la Corte dei Conti - che molta parte dei debiti tributari originariamente accertati non vengono incassati e che gli accertamenti non impugnati sono quelli di minor resa in termini di riscossioni». Ciò spiega perché nel tempo diminuisce la quota di evasori che patteggia con il fisco e paga.
Non conviene. Lo Stato premia sempre gli evasori. Anche quando li ha stanati.
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