mercoledì 7 dicembre 2011

PECCATO PERO' CHE NON SE LA SONO POSTA.......

VERGINITA' (MAI) PERDUTA

Aldo Grasso - Corriere della Sera


Il "verginello" Formigoni

Fra un imbarazzo e l'altro, sono sedici lunghi anni che Roberto Formigoni regna in Lombardia. A volte persino indossando imbarazzanti camicie frou frou o giacche color salmone o mise da barista. Ogni volta che succede qualche fatto inquietante, il presidente della Regione fa trapelare di provare imbarazzo. A commento dell'inchiesta su rifiuti e tangenti che ha coinvolto di recente il vicepresidente del consiglio regionale Franco Nicoli Cristiani, il governatore è parso « vistosamente imbarazzato » .
E poi quella maledetta microspia piazzata nell'ufficio di don Verzé: « Adesso vado dal presidente e là gli dirò... quando hai avuto bisogno siamo intervenuti noi e ti abbiamo salvato Roberto Formigoni la faccia e anche il c... perché saresti andato di mezzo con certezza » . Formigoni, pur con un po' di imbarazzo, ribatte rivendicando sempre la bontà e la trasparenza del suo agire.
Vabbé, c'è la stretta amicizia con l'evasore totale Pierangelo Daccò, ora in carcere per bancarotta.
E poi la testimonianza della segretaria di Mario Cal, l'ex vicepresidente morto suicida: dice di avere prenotato un volo per Saint Martin a bordo del quale ci sarebbe stato anche Formigoni. Risultato? Solo qualche imbarazzo. Lo stesso mostrato quando il governatore è stato sorpreso a svacanzeggiare sullo yacht di Daccò.
E vogliamo parlare dell'imbarazzo provato per la Minetti, quando il governatore ( « Il Formiga » per Nicoli Cristiani) ha scoperto che la sua consigliera regionale era indagata per favoreggiamento della prostituzione nell'ambito dell'indagine sulle Olgettine?
Piccoli incidenti di percorso capaci solo di creare refoli di imbarazzo: la parola deriva dallo spagnolo « embarazo » e sta ad indicare la molestia o l'impaccio nel compiere liberamente un'operazione ( « embarazo » è anche la gravidanza). Detta così, alla spagnola, sembra un'antica arte di governo, una sottile forma di dominio rintracciabile in qualche pagina di El Político don Fernando el Cathólico di Baltasar Gracián: con qualche imbarazzo morale, per essere inamovibili bisogna dimostrarsi molto elastici.

martedì 6 dicembre 2011

TUTTI I BLUFF VENGONO AL PETTINE


Il signore della foto di cui sopra si chiama Giorgio Mulè. Sembra che si fregi del titolo di "giornalista". Berlusconiano di ferro, ex direttore di Studio Aperto (il non plusultra del trash televisivo inerentemente al mondo delle news) ed ora direttore di Panorama, periodico di proprietà della "famigghia" di Arcore.
Ebbene, questo premio Pullitzer mancato, appena 14 giorni fa scriveva proprio su Panorama un articolo dal titolo "TUTTI I BLUFF VENGONO AL PETTINE" in cui blaterava quanto sotto:

"Poi un giorno dovremo forse guardare alle nostre spalle, riavvolgere il nastro e riascoltare le parole dette e scritte per capire fino in fondo il Grande Inganno. Soprattutto le parole di quegli «esperti» che, per mesi e mesi, ci hanno raccontato con la sicumera degli arroganti un mucchio di frottole sul motivo che sta alla base della differenza di rendimento tra i nostri titoli e quelli tedeschi (il famigerato spread). Fate mente locale e mettete a fuoco professoroni e professorini che si rimpallavano il valore dell’addio di Silvio Berlusconi sul mercato dei Btp. Il problema, a sentire loro, era tutto lì: anche il semplice annuncio delle dimissioni avrebbe dato respiro ai titoli. Un respiro di sollievo che subito dopo, al momento delle effettive dimissioni, si sarebbe trasformato, con lo stesso slancio di un gol ai Mondiali, in uno sfavillante successo con ribassi di 100, forse 200, addirittura 250 punti di spread. Bum e ancora bum. Martedì 15 novembre, settimo giorno dell’Italia liberata dal tiranno, il mostro si era avvicinato ai 540 punti. Vorrei sommessamente ricordare che l’8 novembre, all’annuncio di dimissioni di Berlusconi, non arrivava a 500"

Molto bene caro Mulè, nella giornata di ieri lo spread aveva questo valore:


Pertanto, sono bastati appena 17 giorni di lavoro di un governo semplicemente più autorevole ed affidabile  di quello guidato dal miglior presidente del consiglio della storia della Repubblica Italiana per far scendere di ben 200 punti lo spread facendo risparmiare alle casse pubbliche qualcosa come 38 miliardi di euro, ovvero una volta e mezzo il valore della manovra in discussione in queste ore.

Noccioline insomma caro Mulè.

E' proprio vero,  tutti i bluff vengono al pettine.

lunedì 5 dicembre 2011

ICONOCLASTA

Si piange.

Aumenta l'IVA, si andrà in pensione più tardi e chi è già in quiescienza vedrà il proprio assegno mensile non rivalutato, aumenteranno le addizionali regionali e ritorna l'ICI sulla  prima casa. Una mazzata colossale. Lacrime e sangue. E da oggi, si presume, di Monti e dei suoi ministri se ne diranno peste e corna.

Ma che volete farci. Io sono un sentimentale.

E se chi mi fa piangere, nel preannunciare le mie lacrime, a sua volta piange perchè sa che mi farà piangere, io piango un pò meno.

Di questi tempi,  mi accontento di poco.

Sempre piangendo, ovviamente.



domenica 4 dicembre 2011

QUASI QUASI CI RIPENSO...........

Il giudice li querela, Feltri e Sgarbi ritrattano.

Vittime della stessa macchina del fango con cui da anni colpiscono i nemici politici del loro padrone e, con particolare violenza, i giudici. Stavolta è andata male a Vittorio Sgarbi e a Vittorio Feltri, costretti ad una clamorosa ritirata: dopo essere stati querelati dall’ex procuratore di Palermo, Giancarlo Caselli, hanno dovuto ammettere l’errore, o meglio la montatura. Dopo la precisazione dei due, Caselli ha ritirato la querela. Che figuraccia.


NO, DA VESPA NO.......

Non so cosa ne pensiate voi. Ma a me la mossa di Monti di andare da Vespa a raccontare la manovra non piace per niente. Perchè mi da l'idea che non sia cambiato proprio nulla e che si passi dal contratto con gli italiani alla stangata agli italiani.

Sempre rimanendo nell'ambito del pietoso teatrino di Porta a Porta.

Ma quando è che anche in questo settore si diventa un pò più "europei" ?

Non era forse meglio una bella conferenza stampa in diretta TV ?


venerdì 2 dicembre 2011

C'E' CHI VA IN BICI E.....

Ma voi, Alemanno, sindaco di Roma, che si reca a Palazzo Chigi a parlare con Monti in bici, ce lo vedreste ?

Questo sotto è Boris Johnson, sindaco di Londra. Che in bici e rigoroso caschetto in testa lascia il n° 11 di Downing Street dove si è intrattenuto per un colloquio con il cancelliere inglese George Osborne.

Ne abbiamo da pedalare per raggiungere un livello minimo di civiltà e di abolizione dei privilegi........


FATELI DIMETTERE (E LANCIATE LORO ORTAGGI A VOLONTA')

Sembra che alcuni parlamentari stiano pensando di dimettersi prima della fine dell'anno per non dover rinunciare alla maturazione del vitalizio al compimento del 50esimo anno di età senza correre pertanto il rischio paventato con la nuova riforma di dover aspettare ulteriori dieci o quindici anni (60 o 65 anni di età).

E sembra che nell'apprendere tale notizia i capigruppo del PDL e del PD alla Camera (Cicchitto e Franceschini) abbiano fatto subito sapere che si opporranno a tali dimissioni (per dimettersi da parlamentare serve il placet dell'aula di appartenenza ndr).

Bene, lasciatemi dire che non sono d'accordo. Secondo me bisogna consentire loro di dimettersi. E di marchiarli. Come il bestiame. Lanciando loro ortaggi ogni volta che avranno il coraggio di apparire in pubblico. Facendoli vergognare insomma di uscire di casa e di camminare a testa alta.

Si, è vero, le disastrate casse dello Stato dovrebbero farsi carico di un nuovo onere esborsando questi vitalizi.
Ma volete mettere la soddisfazione di poter insultare questi miserabili ogni volta che varcheranno la porta delle loro abitazioni !!!!!


giovedì 1 dicembre 2011

SI ALLENA NEL SUO PARTITO

LA VITA DA CANI DI MICHELE PISAPIA


Michele Pisacane, deputato democristiano, transitato dall’Udc al Pid:
“Lo stipendio è troppo basso, è poco. Io guadagno 4412 euro, è scritto nella busta paga di novembre“.
“Certo, con le indennità si arriva a circa 12mila euro al mese ma con uno stipendio così, se devi sottrarre i soldi che dai ai tuoi figli, i contributi per la mia professione e le spese per la politica, alla fine ne rimangono solo la metà, seimila euro“.
“Mi sento penalizzato. Prendo poco, io lavoro veramente. Vado avanti e indietro, faccio una vita da cani”.
“Sì io e mia moglie insieme prendiamo circa 30mila euro di stipendio netti al mese, ma non vedo qual è il problema. Io non prendo né finanziamenti né tangenti e dunque questi soldi che io guadagno sono pochi se devo poi investirli nella politica"

Non prende ne' finanziamenti ne' tangenti.  Nominiamolo "deputato dell'anno"......

MA DOVE STAVANO TUTTI QUESTI BRAVI

Stefano Menichini - IL POST

Adesso che la nomina dei sottosegretari ha completato (fatte salve tutte le possibili critiche e riserve) la squadra di governo più competente, esperta e affidabile della storia recente, diventa inevitabile farsi qualche domanda antipatica sul tema.
Intanto c’è il fatto che in queste settimane l’Italia sta scoprendo di avere gente in gamba disposta a prendersi una bella gatta da pelare, e questo riabilita in parte un establishment nazionale di cui si è usi parlare malissimo, dimenticando che nessun paese moderno può funzionare per un solo giorno senza avere un ceto trasversale di comando che a livello pubblico e privato governa, amministra, pianifica, prende decisioni, le trasmette e le applica, si assume responsabilità.
C’è poi da dire che il tema della momentanea separazione, o meglio inversione di ruoli, fra tecnica e politica, può apparire sotto un’altra luce. Conosciamo quasi tutti i sottosegretari nominati ieri. Ebbene nessuno di loro scende da Marte, quasi tutti (lasciamo da parte quelli più dichiaratamente affini a qualche partito) hanno trascorso una vita professionale lavorando per la politica: dando consulenze, elaborando progetti, trasformando promesse elettorali o compromessi parlamentari in leggi. Se oggi li riscopriamo così bravi, capaci, onesti e affidabili, perché la politica che fino a ieri li impiegava s’è dimostrata tanto inefficace?
Forse il rischio vero, per i partiti, non è nel fallimento dei tecnici del governo Monti, bensì nel loro eventuale successo. Perché se costoro dovessero riuscire dove hanno fallito elefantiaci governi composti a ogni livello da professionisti della politica, si scoprirebbe che il problema-Italia non è tanto nel valore della classe dirigente nel suo insieme, e neanche (non solo) nelle regole farraginose del governo e del parlamento, bensì proprio nella cattiva qualità della irrinunciabile democrazia dei partiti. E se questi ultimi nel frattempo non si fossero radicalmente autoriformati, questa esperienza potrebbe essere l’anticamera della messa in discussione della democrazia tout court.