mercoledì 10 agosto 2011
martedì 9 agosto 2011
L'EUROPA DI BOSSI
C' era una volta Roma ladrona. E c' era una volta il centralismo romano. Ma i tempi cambiano. La Lega è al governo, il progetto di devoluzione ha compiuto i primi passi, il federalismo forse è un sogno un po' meno velleitario. Ora il nemico non è più dentro i confini italiani. È più su. Alla Lega che resisteva contro «Roma ladrona» si è sostituita la Lega che resiste contro «la SuperEuropa illiberale». Il presidente del Consiglio regionale del Piemonte, Roberto Cota, con poche parole, quasi uno slogan per i militanti che sono al Filaforum di Assago in attesa della relazione di Umberto Bossi al quarto congresso del Carroccio, sintetizza bene la visione politica che il gruppo dirigente del Movimento ha del quadro internazionale. «Bruxelles è la nuova Roma». Sull' Europa, e lo spiega più tardi il Senatur, la Lega intende investire buona parte delle sue energie di mobilitazione. Su un certo modello d' Europa, «l' Europa Superstato», «l' Europa tecnocratica», «l' Europa che cancella le tradizioni dei popoli», la Lega trasferisce gli strali delle sue battaglie. A Bruxelles, per Bossi e per tutto il gruppo di comando che lo circonda, non si deve delegare alcun tipo di potere. «Si trasferiscano le funzioni e non la sovranità che appartiene agli Stati-nazione».
Forse, ora ci ha ripensato:
UNA TASK FORCE PER SALVARE IL PRIMO MINISTRO
Di Alessandro ROBECCHI
L’impegno della Bce e del Tesoro americano per salvare l’Italia sono davvero ammirevoli, e comprendono una serie di investimenti poderosi. Primo tra tutti, la creazione di una task force per far credere a Silvio Berlusconi di contare ancora qualcosa. A Friburgo è in funzione da settimane uno speciale centralino, dove imitatori di tutti i paesi parlano con Berlusconi. Chi si finge la Merkel, chi Sarkozy, chi Obama. Tutti a dire, certo, Silvio, come no, Silvio, in modo che l’anziano entertainer rimanga convinto di essere il primo ministro italiano. Tremonti sta al gioco: del resto è convinto che anche Tremonti conti qualcosa, un vero caso di autoipnosi. Naturalmente, pensare che Berlusconi risolva la crisi economica italiana è come credere che Barbablù indaghi su certi casi di uxoricidio, o che Marchionne sgancerà 20 miliardi di investimenti, cose manifestamente assurde. Ma proprio a questo serve oggi l’anziano pensionato di Arcore, a fare la sagoma in cartone, a mostrare la sua faccia di gomma buona per ogni occasione. Siamo ricchi, va tutto bene, la Borsa è una finzione, eccetera, eccetera. Uno sprezzo del ridicolo che il mondo ci invidia. Diciamolo: uno che ha un vulcano in giardino e che vi taglia 20 miliardi di welfare non si trova nemmeno in Grecia, nemmeno a Disneyworld. Uno che continua a parlare di ripresa economica mentre precipita da una rupe è il sogno degli speculatori di tutto il mondo, pare di vederli brindare a champagne ad ogni spettacolino approntato in sala stampa, darsi di gomito, sghignazzare… Ehi, guardate! C’è ancora quell’ometto! Sessanta milioni di ostaggi assistono desolati allo show e cominciano a pensare che il biglietto è troppo caro, i fans club sono in rivolta, il cerone si sfalda, le comparse si dileguano, i complici scappano, le spalle sbagliano le battute e il vecchio comico continua a muoversi meccanicamente, per inerzia. La farsa è diventata un film dell’orrore e del resto si sa: il clown è sempre stato una figura triste, inquietante, spaventosa.
L’impegno della Bce e del Tesoro americano per salvare l’Italia sono davvero ammirevoli, e comprendono una serie di investimenti poderosi. Primo tra tutti, la creazione di una task force per far credere a Silvio Berlusconi di contare ancora qualcosa. A Friburgo è in funzione da settimane uno speciale centralino, dove imitatori di tutti i paesi parlano con Berlusconi. Chi si finge la Merkel, chi Sarkozy, chi Obama. Tutti a dire, certo, Silvio, come no, Silvio, in modo che l’anziano entertainer rimanga convinto di essere il primo ministro italiano. Tremonti sta al gioco: del resto è convinto che anche Tremonti conti qualcosa, un vero caso di autoipnosi. Naturalmente, pensare che Berlusconi risolva la crisi economica italiana è come credere che Barbablù indaghi su certi casi di uxoricidio, o che Marchionne sgancerà 20 miliardi di investimenti, cose manifestamente assurde. Ma proprio a questo serve oggi l’anziano pensionato di Arcore, a fare la sagoma in cartone, a mostrare la sua faccia di gomma buona per ogni occasione. Siamo ricchi, va tutto bene, la Borsa è una finzione, eccetera, eccetera. Uno sprezzo del ridicolo che il mondo ci invidia. Diciamolo: uno che ha un vulcano in giardino e che vi taglia 20 miliardi di welfare non si trova nemmeno in Grecia, nemmeno a Disneyworld. Uno che continua a parlare di ripresa economica mentre precipita da una rupe è il sogno degli speculatori di tutto il mondo, pare di vederli brindare a champagne ad ogni spettacolino approntato in sala stampa, darsi di gomito, sghignazzare… Ehi, guardate! C’è ancora quell’ometto! Sessanta milioni di ostaggi assistono desolati allo show e cominciano a pensare che il biglietto è troppo caro, i fans club sono in rivolta, il cerone si sfalda, le comparse si dileguano, i complici scappano, le spalle sbagliano le battute e il vecchio comico continua a muoversi meccanicamente, per inerzia. La farsa è diventata un film dell’orrore e del resto si sa: il clown è sempre stato una figura triste, inquietante, spaventosa.lunedì 8 agosto 2011
COLPA LORO (CAMPIONI DELLA MALAPOLITICA)
Colpa loro, titolava IL GIORNALE sabato scorso, se la povera Italia si deve ora sorbire un debito pubblico di dimensioni divenute ormai insopportabili che in questi giorni di crisi globale dell'economia sta pesando come un macigno sul nostro futuro.
Colpa cioè dei vari Amato e Craxi che a cavallo della fine degli anni 80 e l'inizio degli anni 90 con i loro governi, non hanno certo badato a spese, provocando quella voragine sui conti pubblici che ora, a distanza di un ventennio, paghiamo molto cara.
Feltri nel suo editoriale che trovate qui, li definisce "statisti dei miei stivali"......
Feltri nel suo editoriale che trovate qui, li definisce "statisti dei miei stivali"......
Già... ma ora, invece, l'aria è cambiata. Ora al governo abbiamo loro: Maurizio Sacconi e Renato Brunetta.
Due personaggi provenienti da Marte.....
Due personaggi provenienti da Marte.....
Maurizio Sacconi è stato ininterrotamente sottosegretario al Tesoro dal 1987 al 1994 in quota PSI. Un craxiano di ferro per capirci, per poi riciclarsi in Forza Italia. Ora è ministro del welfare. E deve porre rimedio ai danni che lui stesso ha provocato.
Renato Brunetta è stato prestigioso consigliere economico dei governi Craxi I e Craxi II.
Oltre che altissimo dirigente del Ministero del Lavoro dal 1983 al 1987. Solo per la precisione occorre ricordare che nessun governo, come i due di Craxi, ha contribuito alla crescita del debito pubblico italiano.... (con il rapporto debito PIL che passò in quegli anni dal 70 al 92%)
Insomma, colpa loro.....
Appunto.
SOLIDARIETA'
Poverina...... L'On. Nunzia De Girolamo è arrivata alle (mancate) ferie negli States distrutta. Del resto, quindici ore di lavoro a settimana a tredicimila euro al mese, distruggerebbero chiunque........
MA QUANTO COSTA L'OLGETTINA ?
di Thomas Mackinson
Mille euro al giorno di spese di gestione ordinaria del residence delle ragazze del caso Ruby. E i condomini sono in rivolta. Ora che B. non stacca più i suoi generosi assegni il sospetto è la proprietà dell'immobile gonfi le fatture per recuperare i guadagni mancati
Gente con le bollette in mano. Altri con visure camerali sotto braccio. Tutti pronti a farsi sentire alla riunione di condominio e, se non bastasse, alla Guardia di Finanza. Ci sono mamme e papà, professionisti e impiegati. Neppure una escort, però. Strano perché l'appuntamento è in via Olgettina 65, nel cortile del celebre residence delle ragazze del caso Ruby, che nonostante una lettera di sfratto ricevuta il 20 dicembre sono ancora tutte lì (se non bastano le testimonianze fanno fede le auto e le intestazioni sulle cassette della posta).
Ma all'ordine del giorno dell'assemblea non ci sono le notti bollenti all'Olgettina, ma le bollette roventi delle spese condominiali. Gli inquilini si sono visti recapitare conguagli per costi di gestione degni di una reggia e ora vogliono vederci chiaro.
Difficile spiegare 38.200 euro di manutenzione ordinaria, 32.769 per l'impianto elettrico, 10mila euro per cambiare un semplice contatore. Il conto finale è di 356mila euro l'anno, mille euro al giorno. Troppo per un edificio che ha solo tre anni di vita. Quanto deve costare Palazzo Grazioli che ne ha 500 di più?
L'unica certezza è che, dopo lo scandalo, le leggiadre donzelle sono rimaste al loro posto nei quattro appartamenti intestati al consigliere regionale Nicole Minetti, indagata nel caso Ruby per induzione e favoreggiamento della prostituzione, in altri due intestati a Marysthelle Polanco e in quello di Barbara Guerra. Nulla è cambiato, apparentemente. Perché il sospetto dei condomini è che dopo lo scandalo nessuno stacchi più quei generosi assegni da 10mila euro per le spese "in conto premier" e che la proprietà dell'immobile stia gonfiando spese e fatture per recuperare i mancati guadagni.
Così il comitato ha lanciato un ultimatum agli amministratori e non esclude di andare dalla Guardia di Finanza. "In 38 abbiamo sottoscritto una diffida per avere i dettagli delle fatture. Di questo passo saremo noi ad andarcene lasciando campo libero a escort e starlette della tv", dice uno dei residenti. E forse il piano è proprio questo.
Ma all'ordine del giorno dell'assemblea non ci sono le notti bollenti all'Olgettina, ma le bollette roventi delle spese condominiali. Gli inquilini si sono visti recapitare conguagli per costi di gestione degni di una reggia e ora vogliono vederci chiaro.
Difficile spiegare 38.200 euro di manutenzione ordinaria, 32.769 per l'impianto elettrico, 10mila euro per cambiare un semplice contatore. Il conto finale è di 356mila euro l'anno, mille euro al giorno. Troppo per un edificio che ha solo tre anni di vita. Quanto deve costare Palazzo Grazioli che ne ha 500 di più?
L'unica certezza è che, dopo lo scandalo, le leggiadre donzelle sono rimaste al loro posto nei quattro appartamenti intestati al consigliere regionale Nicole Minetti, indagata nel caso Ruby per induzione e favoreggiamento della prostituzione, in altri due intestati a Marysthelle Polanco e in quello di Barbara Guerra. Nulla è cambiato, apparentemente. Perché il sospetto dei condomini è che dopo lo scandalo nessuno stacchi più quei generosi assegni da 10mila euro per le spese "in conto premier" e che la proprietà dell'immobile stia gonfiando spese e fatture per recuperare i mancati guadagni.
Così il comitato ha lanciato un ultimatum agli amministratori e non esclude di andare dalla Guardia di Finanza. "In 38 abbiamo sottoscritto una diffida per avere i dettagli delle fatture. Di questo passo saremo noi ad andarcene lasciando campo libero a escort e starlette della tv", dice uno dei residenti. E forse il piano è proprio questo.
domenica 7 agosto 2011
UN UOMO DA INTERDIRE
Di Marco Travaglio - IL FATTO QUOTIDIANO
E’ commovente lo sforzo della stampa di regime per sganciare gli ultimi rovesci di Piazza Affari dal discorso portasfiga del Cainano. Ieri il Pompiere della Sera, in un editoriale che peraltro denunciava l’inesistenza del nostro governo, si inerpicava sugli specchi con ardite perifrasi (“Palazzo Chigi”, “il governo e la politica”) pur di non nominare mai Berlusconi come la vera palla al piede che paralizza l’Italia oltre a tutte le altre. Del resto sono anni che i pompieri fingono di non vedere quel che fa, anzi non fa. All’inizio per lui la crisi finanziaria mondiale non esisteva proprio. E, se gl’italiani se ne preoccupavano, era colpa di Annozero che ne parlava. Autosuggestione collettiva. Ottobre 2008, mentre tutto il mondo vara misure straordinarie, lui sorride: “Tranquilli, abbiamo l’83% di case di proprietà, più auto e più telefonini di ogni altro paese europeo”. 21 dicembre 2008: “Occorre intervenire sulla Rai, basta con questi programmi che diffondono pessimismo”. Febbraio 2009, cita fugacemente la crisi, ma solo per annunciare che è passata: “Usciremo dalla crisi prima del resto d’Europa, perché siamo i migliori”. 2010: la crisi è sempre lì. Lui incolpa alle “organizzazioni internazionali, che un giorno sì e uno no dicono: deficit +5%, consumi -5%, crisi di qui crisi di là, crisi fino al 2011… un disastro! Chiudiamogli la bocca”. E pure i giornali, “essi stessi fattori di crisi”. Poi riunisce gl’imprenditori, anch’essi molto suggestionati: “Chiedete un incontro ai vertici Rai: come fate ad accettare che la Rai inserisca i vostri spot in programmi che diffondono panico e sfiducia? ”. È la celebre crisi percepita: la gente crede di esser senza soldi e senza lavoro perché glielo dice Santoro, ma se mette le mani in tasca si scopre ricca sfondata. 2011: Draghi, altra vittima dell’incantesimo, annuncia che si son persi 650 mila posti di lavoro, ma B. lo zittisce: “I suoi dati non ci risultano, la ripresa è partita”. L’autorevole Brunetta conferma: “Siamo in piena ripresa”. È quel che dice anche il Tg1 di Minzolingua: secondo una ricerca di Ilvo Diamanti, la crisi è la prima preoccupazione del 60% degli italiani, che se ne infischiano della criminalità (12%) e dell’immigrazione (3,6), ma Rai e Mediaset parlano di criminalità e immigrazione 20 volte più che di crisi. Maria Luisa Busi ritira la sua faccia dal Tg1 e accusa Minzolingua di aver “schiacciato l’Italia reale tra informazione di parte e infotainment: quante volte lavarsi le mani, caccia al coccodrillo nel lago, mutande antiscippo”. Il Direttorissimo replica: “È lei che accompagnava le notizie con la mimica facciale”. Gufava, ecco. Doveva fare come Feltri, che ancora l’anno scorso scriveva sul Giornale: “Io vedo in giro solo gente paffuta, sorridente, in forma. Il ritratto dell’opulenza. Disoccupati non ne conosco uno, semmai conosco cassintegrati integrati e felici”. Gennaio 2011, riecco la supercazzola del “taglio delle tasse”, come se avessimo 10 o 20 miliardi da scialare. E Tremonti che ripete “non c’è una lira” è un altro gufo, traditore, criptocomunista da affidare alle cure del Giornale e di Libero. Due mesi fa si scopre all’improvviso che mancano all’appello 60, forse 80 miliardi e Tremonti evoca il Titanic. Salvo poi apparecchiare una manovra postdatata, a babbo morto, che avvierà i tagli nel 2013, quando l’Italia non ci sarà più. Manovra già divorata dai mercati dans l’espace d’un matin. E dunque riecco il Cavalier Bunga rassicurare che “il Paese è solido” e la crisi è colpa dei “mercati ” che – diceva quel gran genio di suo padre (banca Rasini) – “sono orologi rotti ”. Ma anche della magistratura, noto “fattore di crisi”. A proposito: “Investite nelle mie aziende che vanno forte”. Tra qualche mese, quando saremo un cumulo di macerie, lo troveranno nel bunker con una dozzina di Evebraun minorenni che grida “Salvate Mediaset! Bombardate i giudici! Ho l’arma segreta ! ”. Sempreché chi può non l’abbia fatto interdire per tempo.
sabato 6 agosto 2011
TIRA PROPRIO UNA BRUTTA ARIA
Sconvolgendo il pre dinner di milioni di itlaliani, la coppia di fattucchieri B. e Tremonti si è presentata sui nostri schermi anticipandoci quattro misure che verranno realizzate per far fronte alla spaventosa crisi finanziaria di questi giorni.
In verità tre misure (modifiche costituzionali, riforma del mercato del lavoro) sono paragonabili all'opera di piazzisti che provano a vendere pentole nei programmi notturni o pomeridiani di televisioni locali che nessuno guarda più. Nel senso che saranno difficilmente realizzabili soprattutto per motivi di tempistica (una modifica costituzionale richiede passaggi Parlamentari multipli ed almeno 9/12 mesi per venire alla luce).
Poi però c'è una misura che di ciccia ne ha parecchia.
I nostri eroi, infatti, ci hanno preannunciato che la manovra che prima doveva essere scaricata tutta nel biennio 2013/2014, (e cioè quando magari alla guida del paese avremmo avuto un governo di colore diverso da quello attuale) ora dovrà essere cambiata in maniera tale da mostrare i suoi effetti entro il 31 Dicembre 2013.
Non è un cambiamento da poco.
Non so se l'avete capito: B. e soci dovranno scontentare parecchie persone nel biennio di legislatura che rimane. Non si potranno più nascondere dietro giochi di prestigio o dilazioni di provvedimenti. Faranno macelleria sociale a manbassa, perdendo, statene certi, ulteriori consensi.
Perchè tutto ciò avverrà durante la prossima campagna elettorale per le elezioni del 2013.
Per l'uomo delle eterne promesse mai mantenute, e del "non abbiamo mai messo le mani sulle tasche degli italiani" questa, sarà la più grande disfatta.
Insomma, il colpo di grazia è servito.
I bluff scoperti.
La cruda verità lo consegnerà al perpetuo oblio.
venerdì 5 agosto 2011
IL CONFLITTO DI INTERESSI COME NORMALITA'
“Non dimenticatevi che state ascoltando un imprenditore che ha tre aziende in Borsa. E che ogni giorno è nella trincea finanziaria”.
(Silvio Berlusconi alla Camera, 3 agosto 2011)
Dopo la dichiarazione di cui sopra, alla camera dei deputati, hanno parlato tutti i leader dell'opposizione: Bersani, Di Pietro, Casini.
Nessuno ha fatto notare al nostro premier un concetto basilare e cioè che nel 2011, in una moderna democrazia, un personaggio come il nostro presidente del consiglio, possa essere immerso in maniera così netta in un conflitto interessi gigantesco che lo porrebbe fuori dai giochi in ogni altro paese occidentale con una cultura civica "normale".
Forse basterebbe questo per capire perchè stiamo vivendo momenti così difficili e complicati per il nostro paese. Molto semplicemente, stiamo dando per assimilato e fisiologicamente compatibile ciò che altrove sarebbe assolutamente aberrante.
PRIMO UPDATE: L'apoteosi si è raggiunta qui
PRIMO UPDATE: L'apoteosi si è raggiunta qui
SECONDO UPDATE: solo dopo aver scritto questo post, tramite Dagospia, apprendo che Pino Corrias del Fatto Quotidiano si era accorto dello sproposito che ho denunciato sopra.....
3- CONFLITTO D'INTERESSI CONFESSIONE IN DIRETTA
Pino Corrias per "il Fatto quotidiano"
Nei momenti supremi Silvio B non delude mai e con la sua faccia in grigio, le occhiaie gonfie, stavolta ha deciso di confessare in pubblico. Trascorsi diciassette anni di chiacchiere, imbrogli e bugie ha dichiarato dai banchi del governo che il suo conflitto di interessi resta rotondo e infrangibile. Lo ha fatto gonfiando il petto e scandendo per bene le parole. Ha detto: "Non dimenticatevi che state ascoltando un imprenditore che ha tre aziende in Borsa. E che ogni giorno è nella trincea finanziaria". Ma come?
E se sta ogni giorno nella trincea finanziaria a difendere le sue aziende quotate in Borsa, che diavolo ci fa tra i velluti del governo? Sta parlando a nome delle sue aziende o del Paese? E soprattutto: conosce la differenza tra una cosa e l'altra? Imprenditore, tre aziende in Borsa, la trincea del lavoro: mai stato così chiaro.
Con l'arroganza supplementare di rivendicare l'inganno dalla vetta delle macerie che quell'inganno in questi anni ha prodotto. Esibendosi senza vergogna, senza titubanza, in equilibrio sul baratro che la crisi ci ha scavato intorno. Rivendicando in quelle due righe sfacciate quello che i suoi faccendieri di parole non hanno mai smesso di nascondere.
3- CONFLITTO D'INTERESSI CONFESSIONE IN DIRETTA
Pino Corrias per "il Fatto quotidiano"
Nei momenti supremi Silvio B non delude mai e con la sua faccia in grigio, le occhiaie gonfie, stavolta ha deciso di confessare in pubblico. Trascorsi diciassette anni di chiacchiere, imbrogli e bugie ha dichiarato dai banchi del governo che il suo conflitto di interessi resta rotondo e infrangibile. Lo ha fatto gonfiando il petto e scandendo per bene le parole. Ha detto: "Non dimenticatevi che state ascoltando un imprenditore che ha tre aziende in Borsa. E che ogni giorno è nella trincea finanziaria". Ma come?
E se sta ogni giorno nella trincea finanziaria a difendere le sue aziende quotate in Borsa, che diavolo ci fa tra i velluti del governo? Sta parlando a nome delle sue aziende o del Paese? E soprattutto: conosce la differenza tra una cosa e l'altra? Imprenditore, tre aziende in Borsa, la trincea del lavoro: mai stato così chiaro.
Con l'arroganza supplementare di rivendicare l'inganno dalla vetta delle macerie che quell'inganno in questi anni ha prodotto. Esibendosi senza vergogna, senza titubanza, in equilibrio sul baratro che la crisi ci ha scavato intorno. Rivendicando in quelle due righe sfacciate quello che i suoi faccendieri di parole non hanno mai smesso di nascondere.
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