sabato 20 agosto 2011
venerdì 19 agosto 2011
C'AVRANNO MICA COMPRATO VIAGRA ????
Qualcuno mi dica subito come ha potuto la Camera dei Deputati spendere in meno di 8 mesi 80 mila euro in farmaci. Dieci mila euro al mese.
Non è che comprano viagra a spese nostre ????
Non è che comprano viagra a spese nostre ????
ECCO LE SCADENZE CHE FANNO TREMARE TREMONTI
Nei prossimi anni dovranno essere rimborsati Cct, Btp e altri prestiti per centinaia di miliardi di euro e l’anno più impegnativo sarà il 2012. Riuscirà il Tesoro italiano a trovare nuovi creditori per rimpiazzare i titoli che arrivano a maturità? Ecco nell' infografica quali sono le scadenze finanziarie più impegnative per l’Italia.
L’anno più impegnativo è il 2012, quando il Tesoro dovrà rimborsare quasi 250 miliardi di euro. Le risorse – al netto degli effetti dei risparmi e delle nuove entrate previsti dalla manovra – andranno recuperate emettendo nuovi titoli da collocare presso gli investitori.
Avranno ancora fiducia in noi in maniera tale da comprare ulteriore nostro debito e consentirci di ripianare le scadenze ?
CHE POI, A FORZA DI INSISTERE......
Diciassette anni di filo Berlusconismo.
Diti medi mostrati ovunque.
Pernacchie elargite in ogni dove.
Poi, ci sta che si faccia questa fine qua......
Diti medi mostrati ovunque.
Pernacchie elargite in ogni dove.
Poi, ci sta che si faccia questa fine qua......
giovedì 18 agosto 2011
UN CASO UMANO
Ebbene si. Quest'uomo, ormai, è divenuto un caso umano pietoso.
Dov'è finito il vispo Brunetta che davanti a sterminate platee ed in trasmissioni televisive non ne perdonava neppure una ? Dove è finito il Brunetta che insultava i precari ? O quello che dava dei cretini ad intere piazze ? O che rivolgendosi genericamente alla sinistra italiana riferiva che "dovevano andare tutti a morire ammazzati" ? E che dire poi del mini-stro Renatino che definì i poliziotti come un branco di panzoni ?
Dove è finita quella intraprendenza ? Quello sputare insulti a ripetizione ?
Perchè ultimamente, Renatino, si fa dare dello scemo da Tremonti e Sacconi durante una conferenza stampa. Dopo che lo stesso ministro dell'economia, qualche consiglio dei ministri fa, lo aveva ovviamente già minacciato con un "non ti avvicinare altrimenti ti prendo a calci in culo"
E' poi storia di questi giorni l'epiteto di Bossi che definisce little Brune come il "nano di Venezia che non deve rompere i coglioni" .
Il tutto senza batter ciglio e replicare.
Il tutto senza batter ciglio e replicare.
Si, perchè lui è così. Fortissimo con i deboli.
Inesistente, nullo e silenzioso con i potenti.
E sia chiaro, non è il silenzio della saggezza.
E' l'essere inerme della vacua arroganza.
mercoledì 17 agosto 2011
CHANGING MY IDEA
Perchè sia chiaro, Bersani è uomo di coerenza unica. Insomma, mica cambia idea come Bossi, per capirci...
Lui quando pensa e dice una cosa, è quella e basta.
Infatti il 2 Agosto 2011 diceva:
e due settimane dopo invece:
Insomma, dalla richiesta di elezioni al governo tecnico "dans l'espace d'un matin"....
Mitico Pierluigi.........
Lui quando pensa e dice una cosa, è quella e basta.
Infatti il 2 Agosto 2011 diceva:
e due settimane dopo invece:
Insomma, dalla richiesta di elezioni al governo tecnico "dans l'espace d'un matin"....
Mitico Pierluigi.........
martedì 16 agosto 2011
NANI E BALLERINE
E' stata dura oggi in spiaggia spiegare ai miei vicini di ombrellone Parigini, come possa essere possibile che un ministro della Repubblica italiana abbia apostrofato un altro ministro della Repubblica Italiana e pertanto suo collega di governo, con questa frase :
"nano di Venezia non romperci i coglioni !!"
Si. Perchè loro mi raccontavano che se fosse successa una cosa del genere in Francia ad un governo Sarkozy o ad un qualsiasi altro esecutivo, si sarebbe scatenata una seconda rivoluzione francese con relativa ri-presa della Bastiglia.
E quando la coppia incredula d'oltralpe mi ha chiesto:
"ma come è possibile che in Italia possa accadere una cosa del genere senza nessuna conseguenza ?"
RIEPILOGANDO
Hanno varato una manovra finanziaria che ci sta spezzando le ossa. Ora un parlamento che pochi mesi fa ha convintamente creduto che Ruby fosse la nipote di Moubarak, la convertirà in legge definitiva dello stato. Un parlamento, per capirci, composto da deputati che incamerano il compenso per il portaborse per poi pagarlo in nero, o comunque non regolarizzarlo, ci sta parlando di lotta all'evasione ed elusione fiscale. Un parlamento che qualche settimana fa ha varato un provvedimento sotto il nome di "decreto per lo sviluppo", nel quale, di fatto, (art. 7 comma 1a) si impedisce al personale preposto ai controlli degli esercizi commerciali di perseverare per sei mesi nelle ispezioni ad esercenti autonomi beccati in castagna, dovrà adottare misure per scovare i grandi evasori. Il tutto, in un paese, dove a pagare sono i soliti noti. Il tutto in un paese dove una società di capitale su due dichiara reddito zero o perdita grazie all'arguzia di abili commercialisti.
E' il paese dell'assurdo. Dove l'ingiustizia non ha mai fine.
Ma è anche il paese di gente assopita. Che in maniera piacevolmente insensibile continua ad esporsi in silenzio a continue legnate.
Sotto l'ombrellone tanto si parla d'altro.
L'Inter sta vendendo Etò.
E domani, dice Tremonti, avremo un mondo migliore.
Auguri a tutti.
VOGLIAMO PARLARE DI SVILUPPO ???
Asca - 14 Agosto 2011
Il taglio di 6 miliardi ai ministeri previsto nella manovra di Ferragosto arriverà attraverso la riduzione dei fondi Fas. In particolare, si tratta di tagli alla banda larga per quanto riguarda il ministero dello Sviluppo economico, meno risorse per la prevenzione di rischi di dissesto idrogeologico per quanto riguarda il ministero dell’Ambiente. Queste voci (dissesto idrogeologico e banda larga) sono infatti finanziati attraverso i fondi Fas.
Il taglio di 6 miliardi ai ministeri previsto nella manovra di Ferragosto arriverà attraverso la riduzione dei fondi Fas. In particolare, si tratta di tagli alla banda larga per quanto riguarda il ministero dello Sviluppo economico, meno risorse per la prevenzione di rischi di dissesto idrogeologico per quanto riguarda il ministero dell’Ambiente. Queste voci (dissesto idrogeologico e banda larga) sono infatti finanziati attraverso i fondi Fas.
lunedì 15 agosto 2011
E I TOPI FINGONO DI ABBANDONARE LA NAVE
Di Alessandro ROBECCHI
Abilmente travestiti da Gianni e Pinotto, i due più pericolosi rapinatori del paese hanno messo a segno il loro colpo migliore. Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti, quelli che hanno aumentato di 250 miliardi il debito pubblico in tre anni (chapeau!), hanno compiuto il più grande furto della loro epoca. Sacconi faceva il palo, e anche per questo è strano che non li abbiano presi. Vittime della rapina: ceti medi e bassi penalizzati dal taglio dei servizi e dell’assistenza (che i rapinatori astutamente chiamano tagli ai costi della politica), e quella parte minoritaria di ceti medi e medio-alti che paga le tasse. Beneficiari della rapina, le categorie protette dal governo Berlusconi: i super-ricchi che vivono di rendite e gli evasori fiscali. Mentre si valutano gli effetti della rapina, i rapinatori si mostrano dispiaciuti. E’ un vecchio trucco: il povero Silvio si duole di aver derubato gente per bene e aiutato i soliti delinquenti a cavarsela ancora una volta, è contrito di aver messo le mani nelle tasche degli italiani, invece che, come tradizione e vanto, sul culo delle italiane. Si registrano, in più, alcuni testacoda assai divertenti. Quello del vicedirettore di Libero, per esempio, un certo Bechis che annuncia: “mi autosospendo da elettore del centrodestra”. Uh, che ridere! Sarà lo stesso Bechis che in decine di occasioni abbiamo visto in tivù strologare sul genio di Silvio? Non sarà un po’ comodo autosospendersi adesso? Dove ha vissuto negli ultimi anni, su Saturno? Resti lì, Bechis, andiamo, un po’ di dignità! Sorprendente anche un certo Feltri Vittorio, che sbraita e strepita sulla manovra iniqua, e che avrebbe preferito, bontà sua, una patrimoniale e una riforma delle pensioni. Niente male per uno che è andato in pensione a 53 anni (nel ’97) e che negli ultimi decenni è stato il primo tifoso del padrone di Arcore, e da lui sontuosamente stipendiato. E’ proprio vero: quello dei topi che fingono di abbandonare la nave è uno spettacolo unico, straordinario, impagabile. Peccato davvero che invece ce lo facciano pagare. E carissimo, anche
domenica 14 agosto 2011
HO MESSO LE MANI IN TASCA AGLI ITALIANI
Il contrappasso del Cavaliere
deve aumentare le odiate tasse
deve aumentare le odiate tasse
Dal '94 il sogno di ridurre le imposte. Mai realizzato Lo slogan «Non metterò le mani nelle tasche degli italiani»
Sergio Rizzo - Corriere della Sera 13 Agosto 2011Non più tardi del 3 agosto, davanti ai deputati, il Cavaliere prometteva «un regime di tassazione più favorevole alle famiglie, al lavoro e all'impresa». Promessa sempre più pallida e sbiadita, ora mandata in frantumi dalla lettera della Banca centrale europea. Che ha consegnato Silvio Berlusconi alla legge del contrappasso: quella per cui l'uomo che ha vinto tre elezioni dichiarando guerra alle tasse garantendo che non avrebbe mai messo «le mani nelle tasche degli italiani», ora in quelle tasche dovrà rovistarci a fondo.
I maligni diranno adesso che almeno poteva risparmiarselo. Ieri lo attaccava perfino Libero , quotidiano berlusconiano a quattro ruote motrici. La parola «Tradimento» campeggiava sul titolo in prima pagina. E dentro, la pugnalata: un manifesto del Cavaliere sorridente (era la campagna elettorale del 2001) a fianco della scritta «Meno tasse per tutti».
I maligni diranno adesso che almeno poteva risparmiarselo. Ieri lo attaccava perfino Libero , quotidiano berlusconiano a quattro ruote motrici. La parola «Tradimento» campeggiava sul titolo in prima pagina. E dentro, la pugnalata: un manifesto del Cavaliere sorridente (era la campagna elettorale del 2001) a fianco della scritta «Meno tasse per tutti».
IL CONTRATTO - Già, il mitico 2001. Ricordate il contratto con gli italiani firmato a Porta a Porta? «Abbattimento della pressione fiscale», c'era scritto testualmente, «con l'esenzione totale dei redditi fino a 22 milioni di lire annui; con la riduzione al 23% per i redditi fino a 200 milioni di lire annui; con la riduzione al 33% per i redditi sopra i 200 milioni di lire annui». Sette anni prima aveva sbaragliato la «gioiosa macchina da guerra» di Achille Occhetto garantendo la rivoluzione dell'aliquota unica al 33% sognata da Antonio Martino. Ma il suo governo era durato troppo poco. Senza perdersi d'animo, dall'opposizione aveva continuato a martellare.
L'EVASIONE PER NECESSITA' - Fino a giustificare gli evasori «per necessità». «Ieri sono stato dal mio dentista e ho visto che paga il 63% di imposte e allora non volete che chi è sottoposto a un furto così non si ingegni? È legittima difesa», raccontò a Repubblica il 15 ottobre del 2000. Giusto qualche mese prima di tornare al governo, contratto con gli italiani in tasca. Da allora è stata una sfilza incredibile di propositi e annunci fantastici. Ma solo quelli. Come la volta, era il 5 luglio del 2002, che dichiarò: «Il Consiglio dei ministri che approverà oggi il Dpef darà anche il via libera alla riduzione delle tasse più grande della storia della Repubblica». O quando rivelò a Porta a Porta: «La pressione fiscale globale sulle famiglie si è già ridotta del 7,5%». Da dove arrivasse quella stima, non si è mai capito. Ma poco importava. Due mesi più tardi, a un convegno della Confindustria, si lanciò in una metafora calcistica: «Ora che l'economia verrà rilanciata con un deciso taglio delle imposte, l'Italia tornerà a vincere come il Milan, che vince e diverte». Intanto sventolava spavaldo il contratto firmato da Bruno Vespa: «Ho la speranza di arrivare al 23% e al 33% entro la fine della legislatura. Se non ci riuscirò non mi ricandido». Non ci riuscì, e a giugno del 2004, puntando l'indice contro gli alleati, ringhiava: «Se avessi avuto il 51% avrei già ridotto le tasse». Ma si ricandidò, dopo aver ottenuto dal Tesoro di Domenico Siniscalco una spuntatina all'Irpef, con l'aliquota massima ridotta al 43%: dieci punti sopra il fatidico 33% promesso. Taglio peraltro compensato da rincari di bolli e balzelli vari.
LE PROMESSE - La campagna elettorale incombeva e a Porta a Porta sparò: «Abbiamo ridotto la pressione fiscale dal 45% al 40,6%». La sparata non fu sufficiente. Romano Prodi vinse e rimodulò le aliquote abbattendo i benefici concessi ai più abbienti: venne crocifisso dalla destra e dai giornali vicini a Berlusconi. Su uno di questi comparve perfino un orologino che ogni giorno segnava la progressione del debito pubblico. E meno male che nessun giornale ha fatto lo stesso da quando, nel 2008, il Cavaliere è tornato a Palazzo Chigi. Promettendo, per la terza volta, di tagliare le tasse. Sappiamo com'è andata. La crisi americana, la recessione, la speculazione... «Nessuno più di me vuole ridurre le tasse», andava ripetendo ancora qualche mese fa. Mentre insieme a Umberto Bossi cercava di convincere Tremonti a usare il bisturi, dopo la batosta presa alle amministrative. Ma contro l'evidenza dei numeri. LA PRESSIONE FISCALE - L'Istat dice che nel nostro Paese la pressione fiscale aveva raggiunto nel 2009 un livello del 43,2%, quasi quattro punti sopra la media europea. Per una ragione precisa: secondo la Banca d'Italia negli ultimi dieci anni la spesa corrente al netto degli interessi sul debito pubblico è salita di oltre sei punti sul Prodotto interno lordo, passando dal 37,6% al 43,8% fra il 2001 e il 2010. Con gli interessi, aveva raggiunto nel 2009 il suo massimo storico: 48,2%. Dal 2000 al 2008 il volume della spesa corrente è salito del 37,8%, quasi 16 punti più dell'inflazione (21,9%). Insomma, un macigno insormontabile, accumulato proprio durante gli anni del governo Berlusconi. Il quale, in un momento di realismo, il 13 gennaio del 2010, ha confessato forse per la prima volta: «La crisi non permette nessuna possibilità di riduzione delle imposte». Ma aumentarle, però... E tassare le rendite finanziarie come voleva fare Prodi, poi...
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