sabato 10 dicembre 2011

FINIRA' TUTTO IN UN NIENTE

Storia di G., evasore record
di Paolo Biondani - L'ESPRESSO

Negli ultimi 15 anni ha dichiarato dieci euro lordi. In tutto. Inclusi i redditi della moglie. Ma possiede 200 milioni di euro (all'estero) e diversi hotel a Verona. Ora l'hanno scoperto. Ma lui è tranquillo: «Finirà tutto in niente»

Aveva una montagna di soldi, almeno 201 milioni di euro, investiti in una meravigliosa società-cassaforte lussemburghese. E' conosciuto in tutta la provincia di Verona, ma anche a Venezia, Gorizia, Treviso o nell'Est Europa, come uno dei più ricchi possidenti veneti, sempre pronto a fare affari dispensando mazzi di contanti. A Bussolengo, il paesone dove è nato e cresciuto, ha potuto costruire uno stupefacente grattacielo rosa, che porta il nome della sua famiglia e svetta, in tutta la sua psichedelica grandiosità, su chilometri di case, campi e capannoni. Eppure dal 1996 al 2008 non ha mai presentato la denuncia dei redditi. Nel 2009 si è messo una mano sulla coscienza e si è fatto vivo per la prima volta con il fisco: ha dichiarato quattro euro. Nel 2010 si è sprecato: cinque euro lui, uno la moglie. Totale dei redditi lordi denunciati negli ultimi 15 anni: dieci euro in due. E adesso che è arrivata la Guardia di Finanza a sequestrargli 52 milioni e rotti, come si sente un italiano così? Disperato? Rovinato? "Ma che rovinato... Finirà tutto in niente. Come l'altra volta. Anche Tangentopoli per me era finita in niente: prosciolto da tutte le accuse".
Giovanni Montresor, per gli amici "Lolo", 68 anni portati grintosamente, non è tipo da farsi spaventare. La sua cascina padronale, di fianco alla statale Verona-Brescia, ha uno scenografico vialone di cipressi e magnolie che è un varco obbligato. Mezzo chilometro di sterrato di sicurezza. La figlia lo avverte per telefonino che stanno arrivando i curiosi. Ma lui resta lì, in piedi, appoggiato alla cancellata in ferro, sguardo fiero e voce forte: "Non ho niente da nascondere". E le tasse mai pagate? "Balle. I redditi li hanno sempre dichiarati le mie società. Ne ho avute tante. Ma io come persona non dovevo dichiarare niente". E di cosa è vissuto, se le sue imprese non le hanno fatto guadagnare un soldo? "Glielo spiego. Se presto soldi a una mia società che poi me li restituisce, quello è reddito? No, è il rimborso di un prestito". Finanziamento soci? "Bravo". Ma su quell'affare incriminato, la vendita di terreni per 65 milioni davanti al mare di Eraclea, non avrebbe dovuto pagare almeno l'Iva? "Ascolti qua: i terreni erano di una mia società e sono passati in un fondo che è ancora mio. Quindi non c'è stata nessuna vendita. E nessuna plusvalenza da tassare"

Plusvalenza è l'unica parola che Lolo non pronuncia in veneto stretto. Calzettoni di lana, ciabatte di gomma, maglione, mani sporche da lavoro pesante, il signor Montresor sta rubando tempo al suo hobby: alleva pecore e agnelli, da immolare in grigliate memorabili. Toccherà ai giudici, dopo tre gradi di processo, stabilire se abbia davvero commesso i reati fiscali per cui la Procura di Verona ha convinto il tribunale del riesame a etichettarlo come "evasore totale" di rara sfrontatezza.

Che sia colpevole o innocente, comunque la sua vita insegna molto sull'Italia di oggi. Prima lezione di economia reale: in molti comuni, anche al Nord, ci sono famiglie benestanti che tra gli anni '70 e '80 sono diventate di colpo ricchissime, con una facilità sospetta.

Di sicuro i "Loli", il soprannome che distingue la sua famiglia in una zona dove molti estranei hanno lo stesso cognome, hanno fatto i primi soldi con la carne: Giovanni lo rivendica con orgoglio. Il padre, Brunone Montresor, era proprietario dell'unico macello. "Grande uomo", lo ricorda il figlio: "Siamo arrivati a macellare 200 tori alla settimana". Tempi eroici, quelli. A vent'anni, diplomato ragioniere, Giovanni si vedeva mettere in mano rotoloni di banconote "per andare all'estero a comprare le bestie". Allora i "Loli" avevano solo un piccolo negozio a Bussolengo, ma vendevano all'ingrosso "soprattutto al Sud", ricorda un mediatore del posto. Il salto economico arriva con la speculazione edilizia. Brunone e i suoi tre figli cominciano a trasformare vecchi fabbricati, compreso il loro ex macello, in palazzoni di cemento e vetro. E a costruire alberghi di gusto assiro-babilonese
Giovanni Montresor

venerdì 9 dicembre 2011

L'AMARA GRADITA MEDICINA


I due sondaggi sopra graficamente rappresentati ci dicono qualcosa di importante: gli italiani hanno capito perfettamente in quale guaio il governo Scilipoti/Berlusconi ci aveva cacciato e sono pronti ad affrontare  ogni immane sacrificio pur di sopravvivere. Non si spiegherebbe altrimenti come un governo che blocca le indicizzazioni delle pensioni minime, reintroduce l'ICI per la prima casa e fa schizzare il prezzo alla pompa della benzina a livelli stratosferici (siamo l'unico paese al mondo dove un litro di benzina costa più di un litro di vino....), possa godere di una così vasta fiducia e di un consenso quasi inaspettato.

Insomma, temo che di quanto sopra, i vari Di Pietro o Maroni, se ne debbano fare comunque una ragione.  Perchè è ormai acclarato che  siamo un popolo passionale, incazzereccio, disordinato e molto spesso insolente.
Ma quando siamo di fronte alla cacca, quella puzzolente, sappiamo tirar fuori delle mastodontiche dosi di sano pragmatismo.

NE MANCA SOLO UNO.........



Ma si, secondo il Giornale mentre tutta l'Italia è costretta a sacrifici infiniti, Monti e Napolitano, con le rispettive signore se la spassano alla prima della Scala. Guarda caso, hanno scelto una foto che nasconde un tipetto ben noto a Sallusti e Feltri.

Chi è ?  Uno a caso. Robertino Formigoni. Governatore della Lombardia del PDL.
Eccolo qua, che in un altra foto che non trovate sul quotidiano della "famigghia" compare in tutto il suo splendore....


Grazie a NLQB

QUELLO CHE SI POTEVA FARE

Massimo Gramellini, con la solita verve, ci racconta quello che, purtroppo, non si è voluto fare.....

giovedì 8 dicembre 2011

NON E' MICA UN DILETTANTE.......

Ebbene si. Come molti avevano già previsto, sembra che recuperare ulteriore moneta dai capitali scudati sia una operazione piuttosto complicata e difficilmente realizzabile.

Normale, oserei dire. Ma che pensate, che quando B. e Tremonti studiarono e realizzarono quella misura, non abbiano fatto le cose per bene ? 

Ovvio che la pratica doveva avere la caratteristica di divenire "tombale".

Per favorire gli evasori, B. ha sempre dato il meglio di se stesso. Anche come fine giurista......

INDIGNADOS

In un altro paese, questa roba qua, avrebbe causato una rivoluzione.
Si, è vero. Siamo troppo buoni.

PER RIDERCI SU

mercoledì 7 dicembre 2011

PECCATO PERO' CHE NON SE LA SONO POSTA.......

VERGINITA' (MAI) PERDUTA

Aldo Grasso - Corriere della Sera


Il "verginello" Formigoni

Fra un imbarazzo e l'altro, sono sedici lunghi anni che Roberto Formigoni regna in Lombardia. A volte persino indossando imbarazzanti camicie frou frou o giacche color salmone o mise da barista. Ogni volta che succede qualche fatto inquietante, il presidente della Regione fa trapelare di provare imbarazzo. A commento dell'inchiesta su rifiuti e tangenti che ha coinvolto di recente il vicepresidente del consiglio regionale Franco Nicoli Cristiani, il governatore è parso « vistosamente imbarazzato » .
E poi quella maledetta microspia piazzata nell'ufficio di don Verzé: « Adesso vado dal presidente e là gli dirò... quando hai avuto bisogno siamo intervenuti noi e ti abbiamo salvato Roberto Formigoni la faccia e anche il c... perché saresti andato di mezzo con certezza » . Formigoni, pur con un po' di imbarazzo, ribatte rivendicando sempre la bontà e la trasparenza del suo agire.
Vabbé, c'è la stretta amicizia con l'evasore totale Pierangelo Daccò, ora in carcere per bancarotta.
E poi la testimonianza della segretaria di Mario Cal, l'ex vicepresidente morto suicida: dice di avere prenotato un volo per Saint Martin a bordo del quale ci sarebbe stato anche Formigoni. Risultato? Solo qualche imbarazzo. Lo stesso mostrato quando il governatore è stato sorpreso a svacanzeggiare sullo yacht di Daccò.
E vogliamo parlare dell'imbarazzo provato per la Minetti, quando il governatore ( « Il Formiga » per Nicoli Cristiani) ha scoperto che la sua consigliera regionale era indagata per favoreggiamento della prostituzione nell'ambito dell'indagine sulle Olgettine?
Piccoli incidenti di percorso capaci solo di creare refoli di imbarazzo: la parola deriva dallo spagnolo « embarazo » e sta ad indicare la molestia o l'impaccio nel compiere liberamente un'operazione ( « embarazo » è anche la gravidanza). Detta così, alla spagnola, sembra un'antica arte di governo, una sottile forma di dominio rintracciabile in qualche pagina di El Político don Fernando el Cathólico di Baltasar Gracián: con qualche imbarazzo morale, per essere inamovibili bisogna dimostrarsi molto elastici.

martedì 6 dicembre 2011

TUTTI I BLUFF VENGONO AL PETTINE


Il signore della foto di cui sopra si chiama Giorgio Mulè. Sembra che si fregi del titolo di "giornalista". Berlusconiano di ferro, ex direttore di Studio Aperto (il non plusultra del trash televisivo inerentemente al mondo delle news) ed ora direttore di Panorama, periodico di proprietà della "famigghia" di Arcore.
Ebbene, questo premio Pullitzer mancato, appena 14 giorni fa scriveva proprio su Panorama un articolo dal titolo "TUTTI I BLUFF VENGONO AL PETTINE" in cui blaterava quanto sotto:

"Poi un giorno dovremo forse guardare alle nostre spalle, riavvolgere il nastro e riascoltare le parole dette e scritte per capire fino in fondo il Grande Inganno. Soprattutto le parole di quegli «esperti» che, per mesi e mesi, ci hanno raccontato con la sicumera degli arroganti un mucchio di frottole sul motivo che sta alla base della differenza di rendimento tra i nostri titoli e quelli tedeschi (il famigerato spread). Fate mente locale e mettete a fuoco professoroni e professorini che si rimpallavano il valore dell’addio di Silvio Berlusconi sul mercato dei Btp. Il problema, a sentire loro, era tutto lì: anche il semplice annuncio delle dimissioni avrebbe dato respiro ai titoli. Un respiro di sollievo che subito dopo, al momento delle effettive dimissioni, si sarebbe trasformato, con lo stesso slancio di un gol ai Mondiali, in uno sfavillante successo con ribassi di 100, forse 200, addirittura 250 punti di spread. Bum e ancora bum. Martedì 15 novembre, settimo giorno dell’Italia liberata dal tiranno, il mostro si era avvicinato ai 540 punti. Vorrei sommessamente ricordare che l’8 novembre, all’annuncio di dimissioni di Berlusconi, non arrivava a 500"

Molto bene caro Mulè, nella giornata di ieri lo spread aveva questo valore:


Pertanto, sono bastati appena 17 giorni di lavoro di un governo semplicemente più autorevole ed affidabile  di quello guidato dal miglior presidente del consiglio della storia della Repubblica Italiana per far scendere di ben 200 punti lo spread facendo risparmiare alle casse pubbliche qualcosa come 38 miliardi di euro, ovvero una volta e mezzo il valore della manovra in discussione in queste ore.

Noccioline insomma caro Mulè.

E' proprio vero,  tutti i bluff vengono al pettine.

lunedì 5 dicembre 2011

ICONOCLASTA

Si piange.

Aumenta l'IVA, si andrà in pensione più tardi e chi è già in quiescienza vedrà il proprio assegno mensile non rivalutato, aumenteranno le addizionali regionali e ritorna l'ICI sulla  prima casa. Una mazzata colossale. Lacrime e sangue. E da oggi, si presume, di Monti e dei suoi ministri se ne diranno peste e corna.

Ma che volete farci. Io sono un sentimentale.

E se chi mi fa piangere, nel preannunciare le mie lacrime, a sua volta piange perchè sa che mi farà piangere, io piango un pò meno.

Di questi tempi,  mi accontento di poco.

Sempre piangendo, ovviamente.



domenica 4 dicembre 2011

QUASI QUASI CI RIPENSO...........

Il giudice li querela, Feltri e Sgarbi ritrattano.

Vittime della stessa macchina del fango con cui da anni colpiscono i nemici politici del loro padrone e, con particolare violenza, i giudici. Stavolta è andata male a Vittorio Sgarbi e a Vittorio Feltri, costretti ad una clamorosa ritirata: dopo essere stati querelati dall’ex procuratore di Palermo, Giancarlo Caselli, hanno dovuto ammettere l’errore, o meglio la montatura. Dopo la precisazione dei due, Caselli ha ritirato la querela. Che figuraccia.


NO, DA VESPA NO.......

Non so cosa ne pensiate voi. Ma a me la mossa di Monti di andare da Vespa a raccontare la manovra non piace per niente. Perchè mi da l'idea che non sia cambiato proprio nulla e che si passi dal contratto con gli italiani alla stangata agli italiani.

Sempre rimanendo nell'ambito del pietoso teatrino di Porta a Porta.

Ma quando è che anche in questo settore si diventa un pò più "europei" ?

Non era forse meglio una bella conferenza stampa in diretta TV ?