venerdì 6 gennaio 2012

ERAVAMO IN MANO A QUESTI

Quando sento l'ex (per fortuna) Ministro Calderoli, denunciare ai quattro venti l'ipotetico terribile spreco di denaro pubblico perpetrato (a suo modo di vedere)  dal Premier Monti reo di aver organizzato una cenetta familiare a Palazzo Chigi la sera del 31 Dicembre, tiro un sospiro di sollievo. A prescindere. Perchè l'essersi liberati da questa autentica spazzatura ed averla relegata tra i boschi del bergamasco o del varesino a sparare minchiate dalla mattina alla sera è comunque una vittoria per l'intera umanità.

L'unica risposta che si deve al paffuto e colorito leghista è quella che da twitter gli ha postato Luca Telese, giornalista del Fatto Quotidiano:

"Calderoli essendo abituato alle nipoti di Moubarak, mal digerisce le nipoti di Monti"

DEL TUTTO INACCETTABILI

 “Coloro che sovrintendono alla lotta all’evasione fiscale e in primo luogo il dottor Attilio Befera (il direttore dell’Agenzia delle Entrate ndr) devono avere la consapevolezza che operazioni come quelle fatte a Cortina, con controlli a tappeto in tutta un’area solo perché presumibilmente popolata in queste vacanze da ricchi, sono del tutto inaccettabili e chiaramente ispirate ad una confezione ideologica del controllo fiscale”.

Fabrizio Cicchitto - Capogruppo PDL alla Camera - 4 Gennaio 2011

giovedì 5 gennaio 2012

PIU' FLESSIBILI DI COSI' ?

Flessibilità è la parola d'ordine attuale nel mondo del lavoro. Auspicata dagli industriali, proposta da ministri, temuta dai sindacati. Ma davvero il nostro mondo del lavoro è così rigido ?

Ecco le 46 forme di contratto flessibile che lo regolano.

Ripeto:  46.    Vi sembran poche ?

mercoledì 4 gennaio 2012

TUTTE (O QUASI) LE TASSE DI BERLUSCONI E BOSSI

Sottotitolo del POST:  ovvero quelle tasse che LIBERO ed IL GIORNALE attribuiscono erroneamente al governo MONTI.....

Sta andando esattamente come avevamo previsto. Berlusconi, spalleggiato da Libero e Il Giornale, sta facendo credere agli italiani che tutte le tasse che ha introdotto, in particolar modo negli ultimi sei mesi della propria esperienza di governo, siano opera di Monti. Non passa giorno, infatti, senza che il Nostro non rimarchi quanto segue: non ho mai messo le mani nelle tasche degli italiani quando ero domiciliato a Palazzo Chigi; e se quivi fossi rimasto, avrei continuato a ridurre la spesa corrente, al contrario del Professore, anziché inasprire la pressione fiscale.Ecco due sue recenti dichiarazioni sull’argomento:Solo da tale presa di coscienza, oltreché da un’umile autocritica, potrà derivare la salvezza del centrodestra. Gli elettori, infatti, sanno benissimo che Berlusconi li ha turlupinati e fiscalmente vessati. Nasconderlo – o peggio far credere loro che le tasse che ha introdotto siano opera Monti, come un giorno sì e l’altro pure fanno i gazzettieri di Libero ed Il Giornale, ultimamente –, serve solo a farli incazzare ancor di più: essi, infatti, attendono delle scuse, non di essere trattati quali coglioni; e finché non le avranno ricevute, non prenderanno neanche in considerazione l’ipotesi di tornare a votare per la succitata coalizione (come tutte le rilevazioni demoscopiche evidenziano).

«Fino all’estate scorsa abbiamo sempre tenuto i conti in ordine tagliando le spese invece di aumentare le imposte. Ora però con le nuove tasse si finirà per comprimere i consumi e portare in recessione l’economia» (Il Giornale).
«Io sono quello che non ha mai messo le mani in tasca agli italiani, lui è ricorso a un mare di tasse per fare la sua manovra, non c’è continuità tra il mio governo e questo» (il Corriere della Sera).
Naturalmente, si tratta di sesquipedali balle. Il Cavaliere, infatti, come sanno tutti quelli che usano leggere i quotidiani (e che dovrebbero essere i soli ad usufruire dell’elettorato attivo), ha lasciato la tolda di comando dopo aver regalato agli italiani 115 miliardi di nuove o maggiori tasse (Monti, invece, e almeno per ora, si è fermato a quota 18; anche se per Bankitalia, come vedremo in seguito, l’importo è più alto). Ed è per questa ragione che ha perso consensi tra gli elettori: ha tradito tutte le promesse elettorali e si è comportato come uno squallido catto-comunista. Ragion per cui merita, finanche oggi che non ha più responsabilità di governo e al pari di Bossi, profonda riprovazione: non solo perché a causa dei suoi balzelli l’Italia sta sprofondando, ma anche perché ha letteralmente calpestato e stuprato l’identità politico-culturale del centrodestra. Un vero e proprio crimine. E chiunque abbia a cuore le sorti di tale coalizione, anziché coprirne e servilmente le malefatte, dovrebbe ognora sottolinearlo e premurarsi di evidenziare quanto essa, in questa legislatura, abbia pericolosamente deragliato e smarrito la via maestra.

Ciò detto, siccome non ci sono solo connazionali di serie A – cittadini che s’informano e documentano e che, dunque, sanno perfettamente cos’abbia fatto il Satiro di Arcore, sul versante tasse, in questa legislatura –, ma ve ne sono, ahinoi, anche di serie B – segnatamente quelli, per intenderci, che si limitano a sfogliare La Gazzetta dello Sport e che rappresentano i 4/5 del cosiddetto popolo della Rete, dei blog e dei Social Network –, ebbene, per venire incontro a quest’ultimi, e per tentare di emanciparli dalla condizione di minorità in cui versano, qui si è deciso di elencare, sia pur sommariamente, i balzelli che il Grande Inceronato ha introdotto in questa legislatura.Per farlo, partiamo da un articolo che è talmente mistificatorio che sembra uscito dalla penna del Gran Cazzaro, ovvero Maicol Travaglio. È apparso su Libero e l’ha vergato Fausto Carioti (da notare anche il titolo):Passiamo, ora, ad un altro straordinario articolo (“Se tutto va bene, Monti ci ha rovinati”). Vergato, in questo caso, dal Principe delle Banderuole, al secolo Vittorio Feltri; uno che, al pari dell’ex fascista ed antisemita Eugenio Scalfari, ha cambiato, nel corso della propria vita, più partiti che capi di biancheria intima:Naturalmente, nessuna di queste cose è vere. Innanzitutto, l’Iva al 21% l’ha incrementata Berlusconi. Nel decreto Salva-Italia, infatti, è solo previsto che, nel caso in cui non si riuscissero a realizzare economie di spesa, si procederà ad un ulteriore inasprimento dell’imposta sul valore aggiunto nell’ottobre del 2012 (tra nove mesi).In secondo luogo, e come già detto, il prezzo della benzina è aumentato anche ad opera del Satiro di Arcore. In terzo luogo, Monti ha incremento il prelievo fiscale solo sul cosiddetto tabacco trinciato, che è quello che usa una ristretta minoranza di tabagisti: ovvero i fumatori di pipa e chiunque ami “fabbricarsi” sigarette in proprio. Gli altri fumatori, quelli cioè che acquistano sigarette confezionate, il salasso l’hanno subito a causa del Grande Inceronato. È quest’ultimo, infatti, che ha aumentato, dai 10 ai 20 centesimi (a seconda della marca), con la manovra di luglio, il prezzo delle bionde (e quello sui giochi, per far incassare all’Erario 1,5 miliardi di euro in più). L’aumento è in vigore dal 19 settembre (qui l’elenco dei rincari per ogni marca di sigarette).Quanto al taccheggio operato da Berlusconi, e checché ne scriva Feltri, ce ne facciamo descrivere l’ammontare dall’economista Mario Baldassarri:Non solo. Ai succitati 100 miliardi di nuove o maggiori tasse se ne devono aggiungere altri 15 introdotti con la Legge di Stabilità. Questo è il lascito di Berlusconi (anche se per Bankitalia, come vedremo in seguito, l’ammontare dello stesso è un po’ più contenuto).Ma vediamole nel dettaglio, alcune di queste imposte. Segnatamente (e solo) quelle introdotte nel biennio 2010-2011.1) Contributo di solidarietà a carico dei dipendenti pubblici, pari ad un prelievo del 5% sulla retribuzione eccedente i 90.000 euro e del 10% su quella eccedente i 150.000 euro.2) Contributo di solidarietà del 3% sui redditi superiori a 300.000 euro.3) Superbollo per le autovetture con potenza eccedente i 225 kW (306 CV).4) Aumento del prelievo, dal 12,5 al 20%, sulle rendite finanziarie (azioni ed obbligazioni). In vigore dal primo gennaio.5) Incremento, dal 6,5 al 10,5%, della tassazione sulle imprese energetiche (nota come: Robin Tax).6) Incremento del 10% dell’aliquota Ires a carico delle società che risultano essere in perdita da tre anni.7) Patrimoniale sul deposito titoli (altre informazioni, qui).8 ) Introduzione dell’Imu (originariamente prevista per il 2014 e anticipata da Monti). Rivendicata dallo stesso Berlusconi in un’intervista rilasciata a il Corriere della Sera («È possibile che questo comporti l’introduzione di un’imposta simile all’Ici, da noi già prevista con il federalismo, ma completamente diversa rispetto alla precedente impostazione già nella nostra riforma. Dunque una continuità di linea con il nostro governo, con un probabile anticipo dei tempi rispetto al 2014 che noi avevamo previsto»).9) Incremento dell’imposta sull’Rc auto.10) Sblocco delle addizionali regionali Irpef.11) Prelievo aggiuntivo del 6% sulle vincite conseguite al Lotto e al SuperEnalotto (noto come: tassa sulla fortuna).12) Tassa sui divorzi.13) Rivalutazione degli importi dovuti in base agli studi di settore (che, in qualche modo, equivale ad un inasprimento del prelievo fiscale).14) Introduzione della tassa di soggiorno (o tassa sul turismo).15) Aumento, fino al 5%, dei pedaggi autostradali.16) Incremento dell’Iva al 21% e aumento delle accise su benzina e sigarette.Ci si ferma qui, ché altrimenti faremmo notte (anche se di balzelli da enumerare ce ne sarebbero ancora molti altri).Ciò che importa segnalare, a questo punto, sono le cifre fornite da Bankitalia, e che differiscono lievemente da quelle di Baldassarri, relative alle maggiori entrate, cioè tasse, introdotte con le manovre estive e la Legge di Stabilità. L’istituto di via Nazionale, nella persona del governatore Visco, ne quantifica l’ammontare, se non abbiamo fatto male i calcoli, in 96 miliardi e 964 milioni di euro, come si può appurare esaminando la Tavola 6 contenuta in questo documento a pagina 26 (e di seguito riportata).

“Ieri la benzina ha toccato un nuovo record, arrivando a 1,722 euro al litro. Quella venduta lungo le strade della Penisola è già da qualche giorno la più cara d’Europa e lo dobbiamo al recente aumento delle imposte inserito nella manovra Salva-Italia(…) ”.
“Un anno fa, nella tabella dei prezzi europei, la benzina italiana era al decimo posto, il diesel al settimo. In questi dodici mesi il prezzo finale è cresciuto di 25 centesimi per la “verde” e di 36 per il gasolio. Un rincaro addebitabile solo per il 25% all’andamento delle quotazioni internazionali del greggio. Il restante 75% è dovuto al balzo di Iva e accise (…)”.
Ecco. Il cittadino di serie B, leggendo l’ingannevole articolo del vice direttore di Libero, è indotto a ritenere che la colpa dell’inasprimento del prezzo della benzina sia soltanto del Professore (“lo dobbiamo al recente aumento delle imposte inserito nella manovra Salva-Italia”). Da nessuna parte, infatti, in esso si racconta che l’aumento dell’Iva, che pure grava in modo pesante sul prezzo finale del carburante, sia stato deliberato da Berlusconi. Così come pure si evita di ricordare che finanche il Satiro di Arcore abbia ritoccato le accise sulla benzina (il 23 marzo del 2011). E nemmeno si racconta che Monti, quelle stesse accise, le abbia incrementate di 10 centesimi. Dunque se il prezzo del carburante è aumentato di 25 centesimi in un anno, e questo incremento è dovuto per il 75%  “al balzo di Iva e accise”, per un totale di 18,75 centesimi, visto che il Bocconiano l’ha inasprito soltanto di 10 centesimi, e siccome la matematica non è un’opinione, vuol dire che il Berlusca, incrementando Iva e accise, l’ha fatto lievitare di 8,75 centesimi. In termini percentuali, grosso modo, significa che se oggi paghiamo la benzina 25 centesimi in più, rispetto ad un anno fa, la colpa è al 51% di Monti e al 49% di Berlusconi. Ma nell’articolo di Carioti, questo non lo si dice; e la responsabilità viene attribuita esclusivamente a Monti. Complimenti.

“Non ci riferiamo alle dimissioni (che erano nell’aria) di Silvio Berlusconi (…), ma all’avvento di Mario Monti. L’arrivo di questi a Palazzo Chigi non ha favorito il cambiamento che molti speravano, e cioè il decollo dell’Italia, la ripresa economica e l’abbattimento dello spread, ma ha introdotto nel Palazzo motivi di divertimento assoluto. In altri termini, tutte le grane che c’erano all’epoca del governo di centrodestra sono rimaste, anzi, si sono aggravate – le tasse sono cresciute, la gente va in pensione più tardi, l’Iva è aumentata, la benzina e i tabacchi e l’alcol sono rincarati – però ci viene da ridere (…)”.
“La ricetta di Monti è questa: io governo, voi sganciate. Geniale. Come mai non ci aveva pensato quel babbeo di Berlusconi? Invece di seguitare a rassicurarci: non vi metterò le mani in tasca, poteva mettercele, e avrebbe salvato se stesso e noi. Non aspettavamo altro che aprire il portafogli e offrirne il contenuto allo Stato (…)”.
Ecco. Leggendo codesto pezzo, il cittadino di serie B, che tra l’altro ha una memoria molto corta, è indotto a ritenere, nell’ordine, che: 1) L’Iva è aumentata per colpa di Monti; 2) Idem dicasi per la benzina, i tabacchi e l’alcol; 3) Berlusconi non ha incrementato il prelievo fiscale nemmeno di euro.



«(…) E così è stata varata la “seconda manovra” di Ferragosto che anticipa l’azzeramento del deficit al 2013, da ottenersi con 100 miliardi di tasse in più rispetto al 2010, 75 dedicati a far passare il deficit da -71 nel 2010 a +4 nel 2013 e gli altri 25 destinati a finanziare aumenti di spesa corrente per 36 miliardi con taglio degli investimenti per 11 miliardi. Si potrebbe dire: “come la prima (manovra, quella di luglio, ndr), peggio della prima (…)”».
Queste cifre, si badi bene, Baldassarri le ha fornite in un articolo pubblicato, il 7 settembre scorso, su Libero, e non su Il Manifesto. E nessun esponente del centrodestra le ha mai contestate: né i ministri dell’allora governo Berlusconi, né i mammasantissima del Pdl o della Lega.
 Il punto è questo: in 17 anni, e lo si può verificare osservando il grafico di seguito riportato, non era mai capitato che il centrodestra, arrivato al governo, aumentasse le tasse. Mai. Sia pur di poco, infatti, esso era sempre riuscito a diminuirle.


 Questa volta, invece, le cose, e come abbiamo documentato, sono andate in modo decisamente diverso (tanto che la pressione fiscale, nel 2013, dovrebbe addirittura raggiungere il 48,4%, solo per effetto delle manovre berlusconiane).Far credere altro, e cioè che il Pdl e la Lega non abbiamo stuprato fiscalmente i contribuenti, e che le tasse da loro introdotte siano invece opera del professor Monti, oltreché immorale, e dunque non degno di una persona di destra, è controproducente: i cittadini, quantomeno quelli di serie A, infatti, votano sempre e solo col portafogli e sanno perfettamente chi li ha torchiati.E, in più, non amano essere presi per i fondelli.Da leggere anche: La strategia di Silvio: far credere agli italiani che i 115 miliardi di tasse che ha introdotto siano opera di Monti e  Il segreto bancario l’ha abolito Tremonti. Ma per quelli de Il Giornale la colpa è di Monti.P.S. Per completezza d’informazione, e sempre se non abbiamo sbagliato i calcoli, per Bankitalia (lo si può leggere a pagina 27, esaminando la Tavola 7) l’incremento delle tasse imputabile a Monti è pari, negli anni 2012-2013-2014, a 44 miliardi e 372 milioni.






Grazie a "CAMELOT, LA DESTRA IDEALE"

DICIAMOLO: CI MANCA !!!!

Ma si, confessiamolo, le nostre giornate da quando  Silvio è retrocesso nell'ombra della politica italiana, non sono più le stesse. Fare blogging o leggere i quotidiani, ha assunto un altro significato. Ma volete mettere quando LUI era lì, bello tosto e disponibile, a riempire ed a dare un senso alle nostre giornate..... !!
Oggi ho nostalgia di quel Silvio lì. Quello bugiardo e sbruffone. Al quale qualcuno crede ancora.
E lo voglio ricordare. Perchè in fondo in fondo, non se ne è mica andato. E' pronto a ritornare. Approfittando della miserabile memoria degli italiani, capiente e capace quanto quella dei pesciolini rossi.

Ecco il vecchio Silvio, concedetemi un  piccolo very best:

Un partito di Berlusconi non c’è e non ci sarà mai (13-9-1993)
Io odio andare in tv (26-1-2006)
I give you the salutation of my president of Republic (5-7-2004)
Io sono il Gesù Cristo della politica (13-2-2006)
Dimezzerò i reati in una legislatura (4-12-2000)
Alla Rai non sposterò nemmeno una pianta (29-3-1994)
Ho dato mandato irrevocabile di vendere le mie tv (18-3-1995)
Sono un grande estimatore della magistratura (10-10-1995)
Nesta al Milan? Impossibile (23-8-2002)
Gilardino al Milan? Sarebbe amorale (24-6-2005)
Mai fatto affari con la politica (5-1-2006)
Il primo a non volere la guerra in Irak è Bush (13-3-2003)
Io non ho mai insultato nessuno (10-9-2005)
Lei ha una bella faccia da stronza (a una signora che lo contestava, 24-7-2003).

martedì 3 gennaio 2012

QUESTIONE DI GUSTI

PRIMA DELL'ICTUS

Gian Antonio Stella - IL CORRIERE DELLA SERA

Con un Parlamento delegittimato occorre un governo di tecnici affidato a Mario Monti». Indovinello: chi l'ha detto? Bersani? Nooo! Casini? Nooo! Fini? Nooo! Sono parole di Umberto Bossi. Dette in una situazione non così dissimile da quella di oggi. Ma abissalmente distanti dalle pernacchie e dagli insulti di questi giorni.

È il 23 aprile 1993. Il mondo politico è scosso dall'inchiesta Mani pulite, Bettino Craxi è stato costretto a lasciare dopo molti anni la segreteria del Psi, Giorgio La Malfa quella del Pri, Renato Altissimo quella del Pli. Il 18 aprile una schiacciante maggioranza di italiani ha appena spazzato via la quota proporzionale al Senato e il finanziamento pubblico dei partiti. Non passa giorno senza un arresto per tangenti o un allarme sulla gravità del momento economico.
La maggioranza parlamentare uscita dalle elezioni del 1992 con 206 seggi democristiani, 92 socialisti, 17 liberali, 16 socialdemocratici, sarebbe teoricamente ancora salda. Per capirci: una svolta potrebbe esser dipinta, esattamente come oggi, come un tradimento della volontà espressa 11 mesi prima dagli elettori che avevano dato al quadripartito una larga maggioranza iniziale con 33 voti in più al Senato e 50 alla Camera. Ma la politica, come è ovvio, non è fatta solo di numeri. E il 22 aprile Giuliano Amato è salito al Quirinale per dare le dimissioni.

Mentre da una parte e dall'altra dibattono sulle diverse soluzioni possibili, Umberto Bossi non ha dubbi. E in una intervista al Corriere della Sera spiega che dopo quanto è accaduto, al di là degli aspetti formali, «questo Parlamento è finito, completamente delegittimato». Dunque? «Ci vuole un governo istituzionale o di tecnici. Vanno bene sia Spadolini che Napolitano, ma andrebbe meglio il governo di tecnici senza mascherature, con Mario Monti, l'economista, presidente del Consiglio». Un vecchio pallino. Pochi mesi prima, da membro della commissione parlamentare di vigilanza sulla Rai, il Senatur voleva commissariare la tv di Stato e chi aveva proposto come commissario? Monti.

Grazie a Dagospia

lunedì 2 gennaio 2012

LA GELMINI, I NEUTRINI E LA (COLPA DELLA) SINISTRA

Maria Stella Gelmini, su Libero, ci offre la sua versione della gaffe sui neutrini. Dando la colpa alla sinistra.....

Può dirci come è andata davvero?

«Era il giorno delle congratulazioni ufficiali, una cosa di prassi che si fa regolarmente in un ministero in presenza di una scoperta importante. Ero al Quirinale, non mi ricordo neanche per che cosa. Sapete benissimo come funziona, un ministro mica può passare al setaccio e approvare tutti i comunicati stampa del mondo. Chi dice il contrario mente. Il comunicato io l’ho visto purtroppo, via mail il giorno dopo. Lì ho capito la grande forza della rete e la capacità della sinistra di strumentalizzare qualunque cosa. Un casino incredibile. Mi ha dato molto fastidio».



PERCHE' I RICCHI E SCEMI NON FANNO PIU' RIDERE

Che sia di buon auspicio. Per un 2012 diverso.


PERCHE' I RICCHI E SCEMI NON FANNO PIU' RIDERE
Curzio Maltese - Repubblica

Il crollo di incassi del cinepattone di Natale, un genere che per quasi trent'anni aveva collezionato record su record al botteghino, è forse il primo e più clamoroso segno della fine dell' epoca berlusconiana. Di colpo lo specchio di una certa Italia maggioritaria, felicemente anomala e volgare, è andato in frantumi. Quello dei film sulle vacanze di Natale con De Sica e/o Boldi.

Il loro non è stato soltanto un fatto commerciale, ma un fenomeno unico nella storia del cinema e quindi del costume mondiale. Non c'era mai stato in nessun paese un genere capace di infilare tanti incassi consecutivi, a scadenza fissa. Non gli 007 e neppure le commedie di Alberto Sordi, le epopee di maghetti o i film di Totò, le saghe di vampiri o gli horror di serie. Per questa ragione un paio d'anni fa le più prestigiose università californiane invitarono il produttore Aurelio De Laurentiis a illustrare in una serie di conferenze i segreti del mestiere. Senza grande esito, peraltro, perché un'altra caratteristica dei cinepattoni è l'assoluta, autarchica intraducibilità. I film per i quali gli italiani hanno fatto la fila per 28 anni erano invedibili oltre le fatidiche soglie di Chiasso o Mentone. I timidi tentativi d' imitazione americana, compreso l' ultimo sugli schermi adesso, si sono rivelati fallimentari.

Il primo film della serie è del 1983, Vacanze di Natale, girato a Cortina, con Massimo Boldi e Christian De Sica, la regia dei fratelli Vanzina. Ma è con Vacanze di Natale 90 del 1990 che comincia la sequenza vera e propria, durata fino a oggi, anzi a ieri. È il trionfo di un'Italietta riccastra e volgarissima, in perenne vacanza da qualsiasi responsabilità, cinica e scorreggiona, molto familista ed enormemente amorale, fiera della propria ignoranza e superficialità, confortata dal ritrovarsi ogni anno, alla vigilia di un anno nuovo, sempre uguale a se stessa, in giro per il mondo che invece cambiava tanto, troppo.

Curzio-maltesePresi tutti insieme i cinepattoni, sostenuti dal lavoro di ottimi mestieranti comei fratelli Vanzina, gli stessi Boldi e De Sica, disegnavano qualcosa di più vasto di un evento commerciale. Dipingevano un'autobiografia grottesca della nazione, offrendo lo specchio fedele della neo borghesia cialtrona. Il cinepattone è stato al ventennio berlusconiano così come i "telefoni bianchi" stavano al ventennio fascista, con la differenza che i secondi erano molto più comprensibili agli altri. All'estero i film di Natale all'italiana sono sempre sembrati più storie di mostri che commedie. Gli stranieri, che trovavano esilarante il personaggio reale di Berlusconi, non riuscivano a divertirsi con i berluschini delle trame vanziniane. Al contrario gli italiani che per vent'anni non hanno riso del Cavaliere, si sbellicavano per le triviali imprese di Boldi e De Sica, probabilmente per gli stessi meccanismi psicologici.

Le anomalie, politica e cinematografica, hanno viaggiato in parallelo dall' inizio degli anni ' 90 fino a ieri, per crollare di schianto insieme. I pessimisti ragionevoli diranno chei cinepanettoni sono morti, come capita, anche per eccesso di fortuna. La fragorosa trivialità che ne costituiva l'essenza di finta trasgressione è ormai diventata la cifra comune della vita pubblica, della giornata televisiva e di tutto il cinema comico italiano. Il rispecchiamento delle classi dirigenti risulta attenuato dal confronto con l'attualità. I verbali delle "cene eleganti" di Arcore, per dire, fanno impallidire le peggiori sceneggiature. I volenterosi ottimisti possono credere al riemergere di un gusto popolare sepolto da decenni di pessima offerta.

Non sarà un caso se la frana del cinepanettone arriva subito dopo lo straordinario successo ai botteghini italiani di una delle più colte e intelligenti commedie di Woody Allen, Midnight in Paris. Sarebbero insomma i primi segnali della ricomparsa dell' elemento maggiormente assente nella storia recente d' Italia, l' ironia. Comunque la si veda, una stagione è finita anche al cinema. Ed è finita soprattutto per i più giovani, che hanno disertato in massa l' appello di Natale di De Sica e compagni. Forse sono meno bamboccioni dei genitori. -

(di Curzio Maltese - Repubblica)

sabato 31 dicembre 2011

IN TEDESCO......

GIULIO TREMONTI IS BACK

E' tornato Giulio Tremonti. Con un articolo sermone sul Corriere della sera di ieri. Il succo del discorso è abbastanza ovvio: il problema dell'Italia è il debito pubblico. Quello, per capirci, che si è formato maggiormente quando lui era il ministro responsabile delle scelte sul piano economico  di questo paese........

IL TRIBUNALE DI CALDEROLI

di Beppe Giulietti - IL FATTO QUOTIDIANO

Tribunali del popolo contro il governo” ha tuonato Calderoli, impegnato nel difficile tentativo di far dimenticare alle genti padane che proprio loro sono stati il servizio d’ordine di “Arcore ladrona”, con tutto il rispetto per i civili abitanti di quella località che, purtroppo, ospita il miglior amico suo e di Bossi.
Quel “giustizialista” di Calderoli invoca ora il tribunale del popolo ma, sino a qualche giorno fa, ha fatto il palo a quelli che volevano scappare dai tribunali ordinari.

Come hanno votato le guardie padane quando Berlusconi e i suoi avvocati hanno sostenuto la tesi del povero vecchio costretto a chiamare in questura per salvare la nipote di Mubarak?
Dove stavano quando si votavano le norme ad personam e ad aziendam?
Chi ha sostenuto tutte le leggi bavaglio?
Chi ha salvato dalla galera i deputati inquisiti votando sempre e comunque con gli amici degli amici?

Non abbiamo una particolare simpatia per il governo Monti, ma il tentativo in atto di cancellare la memoria della strage di legalità dell’ultimo ventennio non deve essere sottovalutato, perché al banco di regia siedono sempre gli stessi protagonisti.
In ogni caso se davvero Calderoli e le guardie padane hanno intenzione di onorare i tribunali e la legge, basterà che diano il loro voto favorevole alla richiesta dei magistrati di poter procedere liberamente nei confronti dell’ex sottosegretario Cosentino, un fedelissimo di Berlusconi, più volte salvato proprio dal voto delle guardie padane in parlamento.

Dal momento che si tratta degli stessi giudici da tutti celebrati per gli arresti di Zagaria e di altri componenti del clan dei casalesi, non sarà facile spiegare neppure alle “genti del Nord” perché mai quei magistrati siano cattivi e inaffidabili solo quando sfiorano un politico, settentrionale o meridionale che sia.
In attesa dei tribunali del popolo, Calderoli e suoi potrebbero iniziare a rispettare i tribunali della repubblica.

venerdì 30 dicembre 2011

COSE CHE SUCCEDONO (A CALENZANO)

Monica Castro, consigliera Pdl del Comune di Calenzano, ha voluto esprimere il suo dissenso contro la manovra Monti. E ha deciso di fare in mutande e reggiseno. Nelle mani reggeva un cartello con scritto:

 «Siamo rimasti in mutande, grazie presidente Monti».

La Castro ha dichiarato:

«La mia è una protesta seria contro la manovra e contro quei pecoroni che l'hanno votata. Sono arrabbiata con tutti e delusa anche dal mio partito che ha dimostrato di tradire i principi nei quali ho creduto».

giovedì 29 dicembre 2011

SE DAVVERO VOGLIAMO CAMBIARE QUALCOSA

Se davvero vogliamo cambiare qualcosa in questo paese, bisogna che Monti metta in pratica un pò di roba di cui riempiva i suoi editoriali quando scriveva per il Corriere della Sera. Perchè di un Monti schiavo o fortemente condizionato dal Pd da una parte e soprattutto dai sudditi del sultano di Arcore dall'altra, questo paese, purtroppo, non sa che farsene.

Viene in mente una cosa, così, tanto per cominciare.

La legge sul falso in bilancio. E la relativa depenalizzazione fortemente voluta da uno dei troppi governi Berlusconi dell'ultimo ventennio.

A tal proposito è molto interessante il parere del Presidente della Corte dei Conti, Giampaolino, che si trovava l'altro ieri su Repubblica.


La corruzione dilaga, cambiamo subito le leggi

Giampaolino, presidente della Corte dei Conti ritiene necessario "rinforzare" il falso in bilancio. "Non servono interventi episodici, soltanto repressivi, la lotta deve essere sistemica" (di Liana Milella - Repubblica.it - 27/12/2012)

L'Italia, nella lotta alla corruzione, che "inquina e distrugge il mercato, non arriva alla sufficienza". È drastico il giudizio di Luigi Giampaolino, dal luglio 2010 presidente della Corte dei conti. Che non vede, innanzitutto, "un vero, reale, profondo, sostanziale rivolgimento morale" rispetto alla "mala amministrazione".

La sua esperienza al vertice della Corte, ma prima ancora all'Authority dei Lavori pubblici, la rende un testimone prezioso sul fronte della corruzione. Se oggi dovesse dare un voto all'Italia sulla lotta al fenomeno quanto le darebbe?
"Meno della sufficienza, perché si è proseguito sostanzialmente con un'azione, peraltro episodica, soltanto repressiva. La lotta alla corruzione dev'essere invece di sistema. Essa deve iniziare dalla selezione qualitativa e di merito degli operatori, sia pubblici che privati. Proseguire con il controllo e la vigilanza sul loro operato. Concludersi valutando i risultati. Tutto ciò che fuoriesce da questo schema genera mal'amministrazione e corruzione: anzi, è esso stesso mal'amministrazione e corruzione".

In questi anni cos'è successo? La corruzione è aumentata, è diminuita, è rimasta stabile?
"É una domanda alla quale non si può rispondere, con apprezzabile precisione in via quantitativa. L'impressione è che sia rimasta stabile, soprattutto perché non si avverte un reale, profondo, sostanziale rivolgimento morale; l'onestà,in ogni rapporto anche privato; la valenza del merito; l'etica pubblica; il rispetto del denaro pubblico e di tutte le risorse pubbliche, che sono i beni coattivamente sottratti ai privati e dei quali si deve dar conto".

Ha avvertito nella pubblica amministrazione e nelle imprese da una parte, nei governi dall'altra, un cambio di sensibilità?
"La pubblica amministrazione, anche a seguito della crisi economica, sembra che miri ad avere maggiore consapevolezza della situazione di privilegio in cui talvolta si trova. Quanto alle sue funzioni, ancora non si è realizzata una più rigorosa selezione nella provvista e la garanzia di vagliate e consolidate professionalità, che sono tra i primi antidoti contro la corruzione nei pubblici apparati. Le imprese sembrano avere maggiore consapevolezza della portata disastrosa della corruzione per l'economia in generale, e di conseguenza per esse stesse. Non va dimenticato che la corruzione fa prevalere quelle peggiori, inquina la concorrenza, peggiora, se non distrugge, il mercato".

Gli articoli che puniscono corruzione e concussione, ma anche il falso in bilancio e i reati connessi, sono adeguati o andrebbero rivisitati?
"Andrebbero rivisitati, avendo a parametri non tanto il bene e il prestigio della pubblica amministrazione, ma i valori costituzionali, in particolare gli articoli 97 (buona amministrazione, ndr.) e 41 (libertà d'impresa, ndr.). Indicazioni giunte, per la verità, dalla stessa dottrina penalistica fin dagli anni '70, ma rimaste per buona parte inattuate nella riforma dei reati della pubblica amministrazione. In particolare, la fattispecie del falso in bilancio andrebbe ripristinata in tutta la sua portata di tutela di beni fondamentali dell'economia e di sanzioni di comportamenti che ledono".
Dall'Europa viene spesso la raccomandazione a modificare la prescrizione, i cui termini sono troppo stretti per perseguire reati complessi e "nascosti" come la corruzione. Lo trova un allarme necessario?"É senza dubbio giusto".

La Ue e l'Onu hanno approvato convenzioni internazionali che l'Italia tarda a ratificare. Se ne può fare a meno?"É un grave errore, soprattutto perché da lì arrivano modelli vincenti di lotta alla corruzione. Non misure solo repressive, ma accorgimenti organizzativi delle strutture pubbliche e delle imprese private, come nel caso del decreto legislativo 231 del 2007 sulla responsabilità amministrativa delle imprese, emanato proprio per attuare una convenzione internazionale. Ma è soprattutto con i rimedi organizzativi interni alla pubblica amministrazione che occorre agire. Ciò che, per la verità, già in parte persegue il disegno di legge sull'anticorruzione, ora in discussione alla Camera".

Non trova anomalo che quel ddl, dopo due anni, non sia stato ancora approvato?"Senza dubbio è un ritardo da lamentare e in più di un'occasione, nelle mie audizioni in Parlamento, me ne sono lamentato" [...]

Il neo ministro della Giustizia Paola Severino propone di introdurre la corruzione tra privati all'interno dell'impresa. Utile o superfluo, visto che le leggi già esistenti vengono aggirate?"Sono d'accordo col Guardasigilli, dal momento che le imprese devono essere chiamate, con le loro responsabilità, a ovviare ai grandi fenomeni corruttivi" [...]

Un ultimo quesito. L'Italia affronta un drastica manovra economica. Era necessario inserirci un duro capitolo sull'evasione fiscale? "La manovra, in tutte e tre le scansioni succedutesi quest'anno, è molto fondata sulle entrate e su un rilevante aumento della pressione fiscale. La lotta all'evasione rientra in una tale strategia, anche se non va dimenticato che quanto più viene elevata la pressione fiscale, tanto più vi è pericolo d'evasione. É necessario pertanto spostare l'attenzione anche su altri fattori della struttura economica. Il problema strutturale rimane quello della spesa pubblica e di una riduzione qualitativa della stessa. Una "dura" lotta all'evasione fiscale presuppone sempre, come contropartita, una severa attenzione su come si spendono i soldi pubblici e la certezza che vi sia un'eguale osservanza di tutti gli altri obblighi costituzionali che contornano, se non addirittura sono il presupposto, di quello previsto dall'articolo 53 della Costituzione, l'obbligo per tutti di concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva".