venerdì 2 dicembre 2011

C'E' CHI VA IN BICI E.....

Ma voi, Alemanno, sindaco di Roma, che si reca a Palazzo Chigi a parlare con Monti in bici, ce lo vedreste ?

Questo sotto è Boris Johnson, sindaco di Londra. Che in bici e rigoroso caschetto in testa lascia il n° 11 di Downing Street dove si è intrattenuto per un colloquio con il cancelliere inglese George Osborne.

Ne abbiamo da pedalare per raggiungere un livello minimo di civiltà e di abolizione dei privilegi........


FATELI DIMETTERE (E LANCIATE LORO ORTAGGI A VOLONTA')

Sembra che alcuni parlamentari stiano pensando di dimettersi prima della fine dell'anno per non dover rinunciare alla maturazione del vitalizio al compimento del 50esimo anno di età senza correre pertanto il rischio paventato con la nuova riforma di dover aspettare ulteriori dieci o quindici anni (60 o 65 anni di età).

E sembra che nell'apprendere tale notizia i capigruppo del PDL e del PD alla Camera (Cicchitto e Franceschini) abbiano fatto subito sapere che si opporranno a tali dimissioni (per dimettersi da parlamentare serve il placet dell'aula di appartenenza ndr).

Bene, lasciatemi dire che non sono d'accordo. Secondo me bisogna consentire loro di dimettersi. E di marchiarli. Come il bestiame. Lanciando loro ortaggi ogni volta che avranno il coraggio di apparire in pubblico. Facendoli vergognare insomma di uscire di casa e di camminare a testa alta.

Si, è vero, le disastrate casse dello Stato dovrebbero farsi carico di un nuovo onere esborsando questi vitalizi.
Ma volete mettere la soddisfazione di poter insultare questi miserabili ogni volta che varcheranno la porta delle loro abitazioni !!!!!


giovedì 1 dicembre 2011

SI ALLENA NEL SUO PARTITO

LA VITA DA CANI DI MICHELE PISAPIA


Michele Pisacane, deputato democristiano, transitato dall’Udc al Pid:
Lo stipendio è troppo basso, è poco. Io guadagno 4412 euro, è scritto nella busta paga di novembre“.
Certo, con le indennità si arriva a circa 12mila euro al mese ma con uno stipendio così, se devi sottrarre i soldi che dai ai tuoi figli, i contributi per la mia professione e le spese per la politica, alla fine ne rimangono solo la metà, seimila euro“.
Mi sento penalizzato. Prendo poco, io lavoro veramente. Vado avanti e indietro, faccio una vita da cani”.
Sì io e mia moglie insieme prendiamo circa 30mila euro di stipendio netti al mese, ma non vedo qual è il problema. Io non prendo né finanziamenti né tangenti e dunque questi soldi che io guadagno sono pochi se devo poi investirli nella politica"

Non prende ne' finanziamenti ne' tangenti.  Nominiamolo "deputato dell'anno"......

MA DOVE STAVANO TUTTI QUESTI BRAVI

Stefano Menichini - IL POST

Adesso che la nomina dei sottosegretari ha completato (fatte salve tutte le possibili critiche e riserve) la squadra di governo più competente, esperta e affidabile della storia recente, diventa inevitabile farsi qualche domanda antipatica sul tema.
Intanto c’è il fatto che in queste settimane l’Italia sta scoprendo di avere gente in gamba disposta a prendersi una bella gatta da pelare, e questo riabilita in parte un establishment nazionale di cui si è usi parlare malissimo, dimenticando che nessun paese moderno può funzionare per un solo giorno senza avere un ceto trasversale di comando che a livello pubblico e privato governa, amministra, pianifica, prende decisioni, le trasmette e le applica, si assume responsabilità.
C’è poi da dire che il tema della momentanea separazione, o meglio inversione di ruoli, fra tecnica e politica, può apparire sotto un’altra luce. Conosciamo quasi tutti i sottosegretari nominati ieri. Ebbene nessuno di loro scende da Marte, quasi tutti (lasciamo da parte quelli più dichiaratamente affini a qualche partito) hanno trascorso una vita professionale lavorando per la politica: dando consulenze, elaborando progetti, trasformando promesse elettorali o compromessi parlamentari in leggi. Se oggi li riscopriamo così bravi, capaci, onesti e affidabili, perché la politica che fino a ieri li impiegava s’è dimostrata tanto inefficace?
Forse il rischio vero, per i partiti, non è nel fallimento dei tecnici del governo Monti, bensì nel loro eventuale successo. Perché se costoro dovessero riuscire dove hanno fallito elefantiaci governi composti a ogni livello da professionisti della politica, si scoprirebbe che il problema-Italia non è tanto nel valore della classe dirigente nel suo insieme, e neanche (non solo) nelle regole farraginose del governo e del parlamento, bensì proprio nella cattiva qualità della irrinunciabile democrazia dei partiti. E se questi ultimi nel frattempo non si fossero radicalmente autoriformati, questa esperienza potrebbe essere l’anticamera della messa in discussione della democrazia tout court.

mercoledì 30 novembre 2011

TAGLIARE QUESTI QUANDO ?????

Ehi Mario, prima di metter mano all'ICI, all'IVA ed alle pensioni, che ne diresti di dare una sforbiciata a questa roba qua ???????

(E pensare che li avevamo aboliti con un referendum, ma il nostro caro parlamento ha applicato quello che in informatica si chiama "salva con nome": via tramite consultazione popolare  il "finanziamento pubblico dei partiti", hanno inserito i "rimborsi elettorali".....)

Mica fessi !!!!

SILVIO E LE TRE I

Ve le ricordate le tre I di Silvio ?
Informatica, impresa, inglese.......

Già. Inglese. Siamo finiti così:

CHE BRUTTI AMICI, CARO CASINI

Di Marco Travaglio - L'ESPRESSO

Cuffaro, Romano, Cesa, adesso Naro... il leader Udc ha intorno a sé una formidabile concentrazione di malandrini. È sfortunato nelle amicizie, è attratto dai borderline, oppure c'è qualcos'altro che dobbiamo sapere?


Tutti lo cercano, tutti lo vogliono. Pier ferdinando Casini E' il politico del momento, il più abile e convinto regista dell'operazione Monti in tandem con Napolitano. Pier di qua, Pier di là. Bossi, quando si alleò con lui nel 1994, lo ribattezzò "el carugnìn de l'uratòri", e mai definizione fu più azzeccata.

Non perché sia stato coinvolto in scandali, anzi: Casini è una rara avis democrista mai sfiorata da guai giudiziari. Ma perché di inquisiti e condannati è un collezionista da Guinness. E proprio sulla questione morale, anzi penale, sarebbe interessante avere da lui qualche risposta, posto che: ha avuto un ruolo decisivo nella caduta del governo Berlusconi; detiene la golden share del governo Monti; ha imposto ministri-chiave come il Guardasigilli Paola Severino (avvocato di suo suocero Francesco Gaetano Caltagirone e di sua moglie Azzurra); i vertici del Pd sono disposti a sacrificare l'alleanza con Di Pietro e Vendola pur di averlo con sé alle prossime elezioni.

Ricapitolando. Nel 2001 Casini candida Totò Cuffaro a governatore della Sicilia con tutto il centrodestra; nel 2005 lo sistema al Parlamento europeo quand'è già imputato per favoreggiamento mafioso; nel 2006 lo fa eleggere senatore, mettendo sulla sua innocenza "non una ma due mani sul fuoco"; nel 2008 Cuffaro è condannato in primo grado, ma Casini lo rinomina senatore. Sappiamo com'è finita: Totò condannato definitivamente a 7 anni e recluso a Rebibbia. Ma non risulta che Casini si sia scusato per il plateale abbaglio, anche perché dovrebbe vagare coi moncherini come Muzio Scevola.

Nel 2006, in un'intervista a "l'Espresso", aveva giurato sulle "liste pulite" Udc: "Nelle candidature non faremo sconti: a parte Cuffaro, in Sicilia non ricandideremo nessun inquisito". Infatti dal 2001 porta tre volte in Parlamento pure Saverio Romano, allora indagato e ora imputato per concorso esterno in mafia. Il fatto che l'anno scorso Cuffaro e Romano siano passati al Pdl non è un'attenuante, ma un'aggravante di cui dovrebbero ricordarsi quanti rimproverano giustamente a Di Pietro i De Gregorio, Razzi e Scilipoti, scordandosi i voltagabbana casiniani.

  E non basta: dal 2001 siede nei banchi dell'Udc alla Camera anche Pino Naro, ora indagato per finanziamento illecito con l'accusa di aver ricevuto una tangente di 200 mila euro in contanti, nella sede romana dell'Udc, dall'impresario Tommaso Di Lernia e dal presidente dell'Enav Guido Pugliesi (pure lui inquisito e immancabilmente vicino all'Udc). Un insospettabile? Non proprio, essendo un habitué di galere e tribunali: poco prima di entrare a Montecitorio per non uscirne più, era stato condannato definitivamente a 6 mesi per abuso d'ufficio a proposito dell'acquisto con denaro pubblico di 462 ingradimenti fotografici, alla modica cifra di 800 milioni di lire; e si era salvato due volte per prescrizione nella Tangentopoli messinese (condanna in primo grado a 1 anno e mezzo) e in quella per le spese folli di Taormina Arte (peculato). Infatti era stato subito promosso tesoriere del partito, l'uomo giusto al posto giusto.

Ma come li sceglie, Casini, i dirigenti del suo partito: dai mattinali di questura? Il dubbio cresce se si guarda al pedigree del segretario Udc Lorenzo Cesa: arrestato a Roma nel 1993, condannato in primo grado a 3 anni e 3 mesi per corruzione aggravata nello scandalo Anas (intascò mazzette per 30 miliardi di lire per conto del ministro Prandini), Cesa si salva per un cavillo procedurale dopo aver confessato in un verbale che si apre così: "Intendo svuotare il sacco". Linguaggio degno di Gambadilegno più che di un leader "moderato".

Ora pare che lo sherpa usato dall'Udc per accalappiare la pattuglia di deputati Pdl che han costretto il Cavaliere alla resa fosse Paolo Cirino Pomicino, che vanta una condanna per finanziamento illecito e un patteggiamento per corruzione.

Forse, prima di allearsi con Casini, gli andrebbe chiesto come spiega questa formidabile concentrazione di malandrini tutt'intorno a sé: è solo sfortunato nelle amicizie, è attratto dai borderline, o c'è qualcos'altro che dobbiamo sapere? 

martedì 29 novembre 2011

DIFFICILE STAR SVEGLIO... E POI C'E' LA PRESCRIZIONE........

Ieri l'ometto, ormai defluito ai margini della vita politica, si è recato in tribunale, a Milano, per l'udienza del processo Mills. Hanno colpito un paio di frasi che si è fatto sfuggire in uno dei suoi frequenti momenti di scarsissima lucidità.

La prima:  "Difficile stare sveglio in quest'aula"

Da statista ed ex uomo di governo B. esplicita ancora una volta tutto il suo rispetto per istituzioni terze e per il potere giudiziario. Lui, di fronte a chi lo giudica dorme. Si anestetizza. Cade in un dolce riposo post bunga bunga. Mitico.....

La seconda:  "Questo processo non sortirà alcun esito perchè a Febbraio scatterà la prescrizione"

E qui, consentitemelo, c'è tutto il più becero berlusconismo.  Insomma, poco importa se ha corrotto un testimone per salvarsi le chiappe, poco importa se con il vil denaro riesce sempre a farla franca, poco importa se da uno che per tre volte è stato premier davanti ad un reato così grave ci si aspetti chiarezza e lealtà istituzionale. No, lui approfitta di leggi che si è cucito su misura e che hanno accorciato la prescrizione. Se la ride e manda tutti a remare. Perchè "tanto, a Febbraio, scatta la prescrizione...."

Ora capite perchè, a prescindere dalla grave situazione economica del momento, c'è comunque da festeggiare che questo omuncolo non ci rappresenti più ?


MINZOLINI: L'IN-CREDIBILE

Il Tg5 stacca il Tg1: cinque punti di share
Minzolini: «Non mi dimetto, la colpa è del Gp»

Distacco record, mai così alto. E secondo due studi, l'affidabilità del notiziario di Rai 1 è pari a quella di Studioaperto e Tg4

Clemente Mimun e Augusto Minzolini Non era mai successo prima: nella eterna gara agli ascolti più alti, il Tg5 delle 20 di domenica di Clemente Mimun ha staccato il Tg1 di Augusto Minzolini. Ben 5 punti percentuali, record assoluto: il notiziario principe di Mediaset ha totalizzato 5.295.000 spettatori con il 20,41% di share, mentre il concorrente ha registrato 4.178.000 con il 16,08%.
IL TG3 SALE - Se in casa Rai scendono dunque le azioni di Minzolini, salgono invece quelle di Bianca Berlinguer: l'edizione, sempre di domenica sera, del Tg3 delle 19, con il 17,69% ha avuto lo share più alto di tutti i telegiornali nazionali della Rai della serata. Ottimo il risultato anche in termini di telespettatori che sono stati quasi 3.700.000.

LA REAZIONE DI MINZOLINI - Augusto Minzolini non ci sta e nonintende lasciare di sua spontanea volontà la direzione del Tg1. Per lui la questione dei dati d'ascolto è «una fiera dell`ipocrisia e della faziosità e tante strumentalizzazioni»sono finalizzate «a creare le condizioni per rimuovere il sottoscritto per ragioni squisitamente politiche». E il direttore prosegue:«Se vogliono, e se pensano di riuscirci, lo facciano pure. Io non me ne vado. Ma non accampino alibi che sono un`offesa al buon senso». Secondo Minzolini la colpa del k.o. è del « gran premio del Brasile, con annesso l'inutile programma di commenti fine gara. Il Tg1 perde la gara di ascolti con il Tg5 perchè al posto del traino pre-serale l'ereditá, ha un handicap pre-serale».

AFFIDABILE COME TG4 E STUDIOAPERTO - E secondo una ricerca, il Tg1 avrebbe la stessa credibilità e affidabilità, nel selezionare le notizie e nell'offerta, del Tg4 e Studioaperto: è questo uno dei dati che emerge dalla mappa dei tg secondo la percezione degli spettatori, sulla base di uno studio presentato luned' da Massimo Scaglioni, dell'università Cattolica di Milano, nel corso di una tavola rotonda sull'informazione. «Ai tg gli spettatori chiedono di selezionare le notizie veramente importanti e quindi di non nasconderle - spiega Scaglioni - Abbiamo realizzato una mappa dei tg secondo la percezione degli utenti circa la credibilità e l'estensione dell'offerta delle notizie». Così si è visto che il Tg1 «è stato paragonato alle reti commerciali - continua Scaglioni - mentre sono percepiti come servizio pubblico Tg3, il tg de La7 e quello di Skytg24 per la loro estensione e quantità».

POCHI APPROFONDIMENTI E POCHE HARD NEWS - anche un altro studio presentato da Gianpietro Mazzoleni dell'università degli Studi di Milano, conforta le conclusioni della ricerca di Scaglioni: «In Italia sono stati analizzati Tg1, Skytg24, Corriere e Repubblica - sottolinea Mazzoleni- e si è visto che la rete pubblica italiana è quella che ha approfondito meno e dato meno hard news, come le notizie di economia, politica e giustizia, rispetto ai media commerciali. I tg commerciali sono risultati i più attivi nel sottolineare le implicazioni sociali delle notizie, mentre quelli pubblici sono i «più attenti a personalizzare» le notizie.
 
www,corriere.itù

lunedì 28 novembre 2011

IL POPOLO DEGLI INTELLIGENTI

Alfonso Marra, Sara Tommasi e Domenico Scilipoti, hanno radunato l'altro ieri "Il Popolo degli Intelligenti" neo movimento intellettual politico che si oppone atavicamente al governo Monti. Dicono che conquisteranno Montecitorio e che il loro motto è "Stato, famiglia e cristianità".

A contorno dell'evento, Sara Tommasi, si è esibita in maniera succinta e cristiana.

Così:





MA QUANDO ADEGUIAMO TUTTO IL RESTO ?

Ci dicono che bisognerà introdurre l'ICI. Perchè noi italiani siamo gli unici in Europa a non avere una tassazione sulla prima casa ed allora bisogna adeguarsi. Ci dicono che bisognerà andare in pensione a 65/70 anni. Eh già, noi italiani con le nostre pensioni di anzianità rappresentiamo un'anomalia. Nessun altro paese europeo infatti pensiona un operaio o un impiegato a 58 anni d'età. Ci dicono che dovremo aumentare la percentuale di tasssazione Iva di un paio di punti. La Grecia tassa determinati beni di consumo con una percentuale del 23%, mentre noi siamo fermi ad "appena" il 21. Il che, ovviamente, è una bestemmia..

Dobbiamo adeguarci insomma. Ovvero prendere il peggio che c'è in giro ed emularlo.

Bene, ora vorrei sapere quando adegueremo la nostra bolletta energetica (la più cara al mondo) a quella tedesca o inglese (di circa 500/700 euro l'anno più leggera). Poi vorrei che qualcuno mi spiegasse quando adegueremo il nostro sistema di welfare (soprattutto in relazione agli assegni familiari ed alle agevolazioni riconosciute a chi ha figli) a quello che ne so, francese (decisamente molto più benevolo verso i nuclei familiari). Poi, fateci sapere quando adegueremo la sicurezza nei nostri luoghi di lavoro a quella della media europea (noi italiani siamo quelli che sono più colpiti da morte bianche sui luoghi di lavoro, ovviamente...). E già che ci siete fateci anche sapere quando adegueremo le nostre scuole a quelle austriache o tedesche o olandesi, per strutture ed organizzazione.

Insomma, visto che parliamo di adeguarci, facciamolo.
Ma facciamolo a 360 gradi.

Perchè di fare la figura dei pirla, consentitecelo, ci siamo un pò rotti le balle.

CONDANNATO, CIOE' INNOCENTE

Marco Travaglio - IL FATTO QUOTIDIANO

Confidando nella scarsa memoria storica degl’italiani, che evapora dopo due giorni come quella dei pesci rossi, si tenta di far   dimenticare mostri come la P4 proprio mentre il patteggiamento del protagonista Luigi Bisignani conferma platealmente la fondatezza delle accuse dei pm di Napoli e la vergogna di politici, manager e giornalisti che pendevano dalle sue labbra. Se un personaggio di quel calibro, iscritto alla P2, condannato per Enimont, uomo di Andreotti, poi di Letta e sempre del Vaticano, confessa e accetta una condanna a 1 anno e 7 mesi di carcere per 10 imputazioni di associazione per delinquere, concussione, corruzione, ricettazione, favoreggiamento e rivelazione di segreti, è chiaro che ne ha fatte di cotte e di crude.      La relativa esiguità della pena deriva dagli sconti per la collaborazione con la giustizia e per il patteggiamento, senza i quali avrebbe sfiorato i 4 anni. E poi i 19 mesi si sommano ai 2 anni e 6 mesi già totalizzati per Enimont, che impediscono a Bisi di usufruire della sospensione condizionale e dunque, una volta definitivi, li sconterà in carcere o in affidamento ai servizi sociali. E, quando sarà sentito nel processo agli altri associati a delinquere, tipo Papa, sarà testimone e dovrà dire la verità, senza potersi avvalere della facoltà di tacere. Bene, una notizia di questa portata è confinata dal Corriere in un   trafiletto a pag. 29, mentre sul Giornale il povero Sallusti la ribalta addirittura: “È l’ennesimo flop della Procura di Napoli che si era inventata un complotto ai danni dello Stato che non è mai esistito… Fiumi di fango su politici, ministri, giornalisti. Un clima fetido che ha minato la maggioranza e non certo agevolato la lotta alla crisi economica. Ecco, non era vero nulla. La società segreta non è mai esistita. E adesso chi paga per questa ennesima patacca mediatico-giudiziaria? Più che di un governo tecnico, il Paese   avrebbe bisogno di una magistratura tecnica che commissari quella togata”. Un tempo era innocente chi veniva assolto. Poi si raccontò che era innocente anche chi veniva prescritto (soprattutto uno). Ora, nell’ultima frontiera della logica sallustiana, è innocente pure chi viene condannato, anzi concorda addirittura la condanna. E proprio il fatto che uno si accolli 1 anno e 7 mesi di carcere dimostra che non c’entrava nulla, non era vero niente, le accuse erano infondate e non dev’essere lui a pagare, bensì la Procura. Ma quando arriva l’ambulanza?

Luigi Bisignani

domenica 27 novembre 2011

L'AKKORDO

IN BOSSI VERITAS


Ebbene si. Ora che il leader leghista non è più marcato stretto dalle sue badanti e può parlare liberamente ci sarà da divertirsi. Ora che non dovrà più recarsi ogni lunedì sera a quelle noiose cene con Berlusconi a Villa San Martino dove si parlava del sogno del federalismo,  Bossi è un uomo finalmente libero. E può togliere ogni tipo di freno inibitorio alla propria lingua.
L'altro ieri ha iniziato il suo personalissimo show: ci ha raccontato che B. si è dimesso perchè altrimenti le sue aziende avrebbero toccato valori borsistici da temperatura polare. Certo, ogni persona cerebralmente normo dotata non aveva certo creduto alla storia dell'ometto che motivava le sue dimissioni con la scusa del grande "senso di stato".  Ma sentirselo da dire da un Bossi in versione nuda e cruda, lo ammetterete, ha un altro valore. Chissà quante altre ce ne racconterà nei giorni a venire. Ora che non sono più amici. Ora che uno siede all'opposizione e l'altro sostiene il governo Monti che gli deve salvare le proprie aziende.  Ci sarà da divertirsi. State sintonizzati....