lunedì 30 aprile 2012

OCCHIO CHE MOLLA

Riassumendo: dice B. che dopo le riforme molla. O meglio, dice che molla dopo che qualcun altro dovrebbe riuscire dove lui ha fallito per 12 anni nei quali ha purtroppo guidato questo paese.
Non so perché, ma ho quasi la sensazione che ci stia ancora una volta prendendo per il culo.





VE LO MERITATE BEPPE GRILLO

Di Alessandro GILIOLI - Piovonorane

In tutti questi anni, e ormai non sono più pochissimi, Beppe Grillo ha cercato di convincerci che “gli altri” erano tutti uguali: Pdl e “Pdmenoelle”, ma anche Vendola, Pisapia e ultimamente pure Di Pietro.


Di fronte a questa strategia politica e mediatica – “io l’unico diverso, gli altri tutti uguali fra loro, insomma l’unica scelta vera è tra M5S da una parte e il resto del mondo dall’altra” – una sinistra non completamente rimbambita avrebbe immediatamente cercato di dimostrare il contrario: mostrando con le idee, con le proposte, con i comportamenti e con i fatti la propra diversità non solo dalla maggioranza ‘ad criccam’ che ci ha governato fino a novembre ma anche dal bloccone clerico-centrista che sta formandosi attorno a Casini.




Ovviamente è successo esattamente il contrario. E cioé che Bersani ha firmato una proposta di legge sul finanziamento ai partiti con Alfano e Casini, che insieme ai medesimi sta ammannendoci anche una nuova (pessima) legge elettorale, e che (perla finale) ieri ha proposto un fronte unico contro il populismo, il che è esattamente la strategia perfetta per alimentarlo.




Boh.




Io un fronte unico con Gasparri e Cicchitto non lo farei nemmeno per combattere un’invasione aliena.




Quanto a Bersani e a chi con lui sta sbagliando ogni mossa possibile, mi viene da rispondergli parafrasando Nanni Moretti: ve lo meritate, Beppe Grillo.

domenica 29 aprile 2012

MERITOCRAZIA

Perchè la Lega sta con il popolo. E difende sempre e comunque la meritocrazia.....

COSTI DELLA POLITICA

 

E' UN PAESE COSI'

Non so se l'avete capito: ma nella settimana in cui sono uscite ulteriori intercettazioni che classificano come piú grande puttaniere della storia il nostro ex presidente del consiglio e nella stessa settimana in cui sono uscite le motivazioni della cassazione sul processo Dell'Utri che hanno sancito in maniera definitiva che B. pagava abitualmente il pizzo alla mafia, e frequentava boss mafiosi con la stessa frequenza con cui voi frequentate il vostro barbiere, il nostro eroe si é recato al Colle per parlare con il Presidente della Repubblica di ossessione dei PM nei suoi confronti e, non ci crederete, ma l'hanno fatto pure entrare.....

Poi peró non lamentatevi se questa nazione sta andando allo sfascio.

sabato 28 aprile 2012

PERCHE' MONTI INIZIA A STARE SULLE PALLE A TUTTI

Il titolo del post è la domanda che gli analisti politici si stanno ponendo da giorni. Fornendo variegate risposte. Un dato è certo: il nostro premer è passato dal 70% del gradimento in termini di consensi di Novembre a meno del 40% del gradimento di oggi.

Per me, che non sono un analista politico, essenzialmente per tre motivi:

a) non ha piazzato una patrimoniale per far pagare chi ha veramente i soldi andando a pescare nelle tasche dei soliti noti.

b) non ha mosso un dito per porre rimedio al fenomeno dilagante della corruzione italiana e non ha modificato di una virgola il (non) reato di falso in bilancio attualmente vigente in Italia

c) non ha spostato gli equilibri economico sociali del paese, continuando a tutelare le solite lobbies e strapazzando, nel contempo, la classe medio borghese composta da pensionati e lavoratori dipendenti.

Insomma, ci avrà salvato dalla bancarotta. Ma, alla fine, non ha segnato quella inversione di tendenza di cui il paese aveva veramente bisogno.

Ed alla fine, ha pagato in popolarità e credibilità.

Qui, trovate un retroscena che potrebbe aprirvi ulteriormente gli occhi......

 

venerdì 27 aprile 2012

PARLA COME MANGI / PIER LUIGI BERSANI

Grazie a nonunacosaseria :

Il segretario del Partito Democratico Pier Luigi Bersani ha scritto una lettera agli iscritti e militanti del suo partito.
Ho sottoposto il testo – il cui integrale può essere letto a questo link – al software decriptatore in mio possesso, in modalità “lettura del pensiero” ed ecco cosa ne è uscito (in corsivo il testo pubblicato; in trebuchet blu quel che passava per la testa al segretario piddino mentre scriveva la lettera).

il 25 aprile noi italiani ricordiamo la liberazione dal nazifascismo e la resistenza di quanti lottarono anche a costo della vita per la libertà e la democrazia nel nostro paese. Se oggi noi viviamo in un mondo migliore lo dobbiamo anche a loro. Per queste ragioni, la celebrazione del 25 aprile per noi democratici non è un semplice rito, ma il momento in cui ciascuno rinnova l'impegno personale e collettivo per la difesa e lo sviluppo della democrazia in Italia e in Europa
Ragassi, siam mica qui a pulir le monetine a Paperon de’ Paperoni... una citassione del 25 aprile la devo fare, sennò a sinistra mi sbudellano!

A un passo da una crisi devastante abbiamo ottenuto l'uscita da palazzo Chigi di Silvio Berlusconi. Il Pd si è impegnato, per la salvezza dell'Italia, al sostegno del governo guidato da Mario Monti. Il compito di un grande partito popolare e nazionale è di pensare prima all'Italia e poi ai suoi interessi. L'eredità lasciata dal centrodestra è tuttavia pesante e il senatore Monti ha dovuto prendere provvedimenti impopolari. Non tutte le misure che sono state varate l'avremmo predisposte noi. Abbiamo avanzato le nostre proposte e ottenuto anche alcuni importanti miglioramenti (dal prelievo sugli esportatori di capitale che hanno sfruttato il condono di Tremonti alla lotta contro l'evasione, alla difesa dell'articolo 18, fino alla battaglia per il futuro degli esodati). Ma non dimentichiamo e non permettiamo che si dimentichi che Monti è venuto non dopo i partiti, ma dopo Berlusconi”.
Poi, se scrivo agli iscritti, mica posso parlare soltanto a quelli più a sinistra, ché già tutti gli altri mi accusano di esser troppo socialista. Devo parlare a tutti, a quelli che sostengono Monti sensa se e sensa ma, a quelli che sono iscritti ai sindacati, ai cattolici di sinistra, ai franzeschiniani, ai veltroniani, ai dalemiani...

Il Pd punta a una immediata e profonda riforma del finanziamento pubblico, perché i partiti, se devono assolvere al proprio compito democratico, non possono e non devono vivere prigionieri dell'interessato sostegno del o dei miliardari”.
Porco boia, ragassi... qua, con tutta ‘sta antipolitica, se non parlo della ridussione dei finansiamenti pubblici ai partiti finisce che rimediamo una scoppola epocale alle amministrative. Veh, bisogna che qualcosa dica anche a questo proposito. Pure Pisanu, che è Pisanu, ha detto che la prima emergensa è ridurre i finansiamenti: siam rimasti soltanto noi, ormai, a difenderli. Ma siam mica qua a guidar l’ambulansa delle gare di ciclismo, bisogna che, anche se arriviamo ultimi, qualcosa si dica e allora tutta la seconda parte della lettera la facciamo su ‘sta roba qua dei soldi ai partiti e poi vedrai come andiamo bene alle elessioni...

giovedì 26 aprile 2012

ED ORA CON B. COME LA METTIAMO ?

Ora che la Cassazione ha stabilito che B. per mezzo di Dell'Utri pagava il pizzo alla mafia, come la mettiamo con questa roba qua sotto ?

 

Grazie a Piovonorane

FINANZIAMENTO PUBBLICO

 

LA MAFIA ESISTE DI NUOVO

Di Marco Travaglio - IL FATTO QUOTIDIANO

Il 9 marzo, quando uscì il dispositivo della sentenza della Cassazione che annullava la condanna d’appello a 7 anni contro Dell’Utri con rinvio a nuovo appello, scrivemmo che quel verdetto “rientra nella fisiologia del sistema giudiziario. Non comporta affatto una bocciatura delle accuse, ma solo della sentenza d’appello, che qui presentava più di un’incongruenza”. Quasi tutti i commentatori e i politici, invece, confusero la sentenza (peraltro nemmeno ancora scritta) con la bizzarra requisitoria del sostituto Pg Iacoviello, convinto che al concorso esterno “non crede più nessuno”. La spacciarono per un’assoluzione di Dell’Utri e addirittura per una condanna dei pm di Palermo e dei giornalisti che avevano raccontato i rapporti suoi e di B. con la mafia. Il Giornale: “Il flop dei maestrini. Per la Cassazione mancano prove certe e non sono stati rispettati i diritti dell’imputato. Sconfessati i magistrati e i commentatori politicizzati che da 16 anni avevano già emesso la sentenza”. Sgarbi: “Da 18 anni una magistratura infedele alla Costituzione ha cercato di far pagare a Dell’Utri il suo ruolo politico”. Libero : “Stop ai pm antiSilvio. Sentenza ammazza-toghe. Salta il teorema dei rapporti Pdl-mafia. Adesso chi paga?”. Ferrara: “Dell’Utri era vittima di un processo abusivo, pura demagogia politica, su cui si è montata una campagna di calunnia di pentiti, giornalisti, mozzorecchi”. Sallusti: “Sbugiardati i faziosi, tutto il resto è solo demagogia”. Facci: “Il mostro giuridico chiamato ‘concorso esterno’ è un reato che neppure esisterebbe… ora l’incredibile reato affibbiato a Dell’Utri dovrà essere ridimostrato da capo. Il che, semplicemente, non riuscirà… Ingroia andrebbe cacciato”. Gasparri: “Chi paga i danni a Dell’Utri e alla nostra parte? Bisogna far condannare chi nella magistratura ha sostenuto accuse prive di fondamento”. Quagliariello: “Infranto il tentativo di riscrivere la storia del centrodestra”. Berlusconi: “19 anni di sofferenza e di gogna, una cosa incredibile ”.Bene, ora che sono note le motivazioni, tutti questi noti esperti del nulla sono accontentati: persino il collegio presieduto da Aldo Grassi, vecchio amico di Carnevale, ha dovuto riconoscere che Dell’Utri era il “mediatore ” dell’accordo fra Cosa Nostra e Berlusconi, che le pagò “cospicue somme” per star tranquillo. Così contribuì al “rafforzamento dell’associazione mafiosa” dai primi anni 70 (quando portò Mangano ad Arcore, previo vertice a Milano con B., e i boss Bontate, Teresi, Cinà e Di Carlo) fino al 1977 e poi di nuovo dal 1982 al 1992, l’anno delle stragi, “favorendo i pagamenti a Cosa Nostra di somme non dovute da parte di Fininvest”, nell’ambito di un “accordo di natura protettiva e collaborativa raggiunto da Berlusconi con la mafia per il tramite di Dell’Utri”. Perché allora la sentenza d’appello viene annullata con rinvio? Perché contiene “un vuoto argomentativo limitatamente al periodo 1977-1982”, quando Dell’Utri lasciò B. per andare a lavorare con Rapisarda, finanziere siciliano amico di vari mafiosi, da Bontate a Ciancimino. Se (cosa assai improbabile) in quei cinque anni Dell’Utri avesse interrotto i rapporti con Cosa Nostra, il concorso esterno precedente al 1977 sarebbe prescritto e resterebbe solo quello successivo al 1982, quando Dell’Utri tornò con B. Se invece li proseguì, il reato è continuato e la prescrizione scatta solo nel 2014. Ergo il nuovo appello sarà rapidissimo: bisognerà motivare meglio il concorso esterno fra il 1977 e l’82, mentre è già certo che Dell’Utri era alleato della mafia quando lavorava per B. La Cassazione dunque non ha dubbi sul reato di concorso esterno, sia in astratto, sia a proposito di Dell’Utri, con buona pace del dottor Iacoviello e dei tanti maestrini del nulla. La sentenza di ieri risponde anche alla domanda dei Gasparri e dei Belpietro: chi paga? Tranquilli, paga B.. E Cosa Nostra incassa.



mercoledì 25 aprile 2012

FREQUENTAVA ABITUALMENTE BOSS MAFIOSI

Ora é ufficiale. E lo scrivono quelli de IL GIORNALE, quotidiano ufficiale di Arcore: B. frequentava a casa sua boss mafiosi del calibro di Bontade. Ed assumeva stallieri mafiosi su richiesta della mafia. Non lo trovate agghiacciante ?

PERCHE' DELL'UTRI NON E' STATO CONDANNATO
di Stefano Zurlo - IL GIORNALE

Adesso il peccato originale è la paura. Sì, Silvio Berlusconi temeva un sequestro di persona, frequente nella Lombardia degli anni '70 ed era corso ai ripari chiedendo aiuto a Marcello Dell'Utri. Dell'Utri a sua volta mediò con Cosa nostra. Questo ci dice oggi la Cassazione nelle chilometriche motivazioni della sentenza con cui ha annullato la condanna a sette anni del senatore per concorso esterno in associazione mafiosa. Diciotto anni di indagini serrate, 18 anni di scavi da parte di più procure, 18 anni di piste investigative e suggestioni portano a questa disarmante verità: il Cavaliere era «vittima» di Cosa nostra e Dell'Utri, che lavorava per lui, cercò di tenere alla larga la piovra. In questi lunghissimi anni, veramente, ci avevano detto altro: ci avevano spiegato che i capitali mafiosi e solo quelli potevano illuminare le fortune del signore di Arcore e poi avevano ricamato sulla nascita di Forza Italia, con la benedizione dei padrini. Addirittura ci avevano dipinto Berlusconi e Dell'Utri come possibili mandanti esterni delle stragi. Adesso la fiction sull'asse Palermo-Arcore viene riscritta in vista del nuovo processo d'appello. Intendiamoci: Dell'Utri non è stato assolto e, anzi, dal punto di vista della Suprema corte la pena ipotetica che si profila all'orizzonte potrebbe persino essere più pesante. Ma tutto si gioca nel perimetro delle intimidazioni. L'imprenditore si sentiva minacciato da Cosa nostra, il suo collaboratore, palermitano doc, cercava gli agganci giusti per evitare amare sorprese. Altro che trame oblique e affari con la coppola. La Cassazione dà per accertato «un accordo di natura protettiva e collaborativa raggiunto da Berlusconi con la mafia per il tramite di Dell'Utri». Non solo. Per la Cassazione il Cavaliere pagò all'organizzazione criminale «cospicue somme» per garantire la propria sicurezza e quella della propria famiglia. Punto.

Certo, per la Suprema corte è provato un episodio scioccante: l'incontro fra Berlusconi, accompagnato da Dell'Utri, e i boss mafiosi nel 1974. Il meeting avvenne negli uffici del Cavaliere e in quell'occasione Berlusconi incontrò boss del calibro di Bontade, Di Carlo, Teresi. Soprattutto quel giorno si decise, di far arrivare ad Arcore Vittorio Mangano, il famoso stalliere al centro di mille presunti intrighi e crimini. Va detto che il pg della Cassazione Francesco Iacoviello aveva espresso nella sua requisitoria, quasi un' arringa pro Dell'Utri, forti dubbi su quel presunto meeting. E aveva anche fatto a pezzi il concorso esterno, il reato che non c'è nel codice. Per la Cassazione, invece, il faccia a faccia ci fu. Non solo: il concorso esterno è provato, eccome, ma si basa, par di capire, su quel ruolo di trait d'union per mettere al riparo il costruttore di Milano2. Lo Stato allora stentava anche solo a riconoscere l'esistenza di Cosa nostra e ciascuno si arrangiava. Come poteva. Altro non c'è. O meglio, ci sarà un ulteriore passaggio in aula: la storia del pizzo al Cavaliere è ancora lontana dalla fine.

ECCELLENZE LOMBARDE

LA CRIMINALITA' ORGANIZZATA. UNA VERA ECCELLENZA LOMBARDA

di Alessandro ROBECCHI

Formigoni: “Mai preso un euro”. Belsito: “Nemmeno io, meglio i diamanti”. CL aumenta gli incontri di preghiera: “Sì, preghiamo che non ci prendano tutti!”. Spunta un dossier contro Bobo Maroni che dice: “è una montatura schifosa!”. Parlava dei suoi occhiali.


Roberto Formigoni non ricorda le sue vacanze di Capodanno a Parigi gentilmente offerte dal faccendiere Daccò. “Intendete quando mi sono rovesciato lo champagne sulla giacca? Quando abbiamo posteggiato in divieto di sosta accanto al Louvre? Quella volta che abbiamo saltato la fila al Moulin Rouge? No, non ricordo”, ha dichiarato. Poi, fingendo una crisi mistica, si è paragonato a Gesù, a San Pancrazio martire e ha dichiarato di non aver nulla da dire alla procura di Milano: “Ho già scritto ai Corinzi la settimana scorsa”. Per molti la strategia di Formigoni è chiara: sta puntando tutto sull’infermità mentale, e ci sta riuscendo. Intanto, se le cifre sottratte alla sanità lombarda fossero confermate, CL sarebbe la seconda potenza economica mondiale, subito dopo la Cina. A preoccupare gli inquirenti non sono solo casi specifici, ma una tendenza evidente: la malavita, la criminalità, la corruzione si stanno spostando al Nord. Lo dimostrano tra l’altro, i cospicui traffici all’interno della Lega: oro e diamanti, ma anche diplomi, lauree e un grosso contrabbando di vocabolari per Calderoli che si difende: “Non ne ho mai aperto uno!”. La procura gli crede.
Non basta. La criminalità disorganizzata lombarda pesca nel torbido mondo della politica. Il tesoriere della Lega Belsito, per esempio, aveva un dossier su Bobo Maroni, di cui Il Misfatto è entrato in possesso. Il dossier contiene tutte le cose intelligenti compiute da Maroni mentre sedeva al ministero dell’Interno e consiste in due pagine. Bianche. In compenso, il Nord non rinuncia a presentarsi come un esempio per tutti. “Certo che rubiamo – dicono all’unisono in CL e nella Lega – ma poi ci facciamo beccare, e questa è una grande lezione morale”. Proprio su questo punto verte il dibattito nelle carceri italiane: “Per far funzionare un’azienda non basta avere tanti soldi, servono esperienza, professionalità, impegno”. A parlare è un boss siciliano detenuto al 41 bis che commenta le recenti vicende lombarde e chiosa con un lapidario: “Dilettanti”.

martedì 24 aprile 2012

ULCERE

Non so come la pensiate voi. Ma a me, per il solo fatto che oggi, Rosy Mauro, asina per sua stessa ammissione, presieda una seduta del Senato, potrebbe tranquillamente causarmi la formazione di un'ulcera gastrica.

lunedì 23 aprile 2012

ANDARE AVANTI: CON UN 75ENNE.....

Ora, non per dare ragione a Beppe Grillo....

Ma davvero questa nazione per andare avanti, si deve affidare ad un signore di 75 anni che siede in Parlamento da trenta ?

Quale visione di futuro pensiamo di avere con questi mancati ospiti di dorati ospizi ?

 

 

domenica 22 aprile 2012

PROSTITUZIONE E BURLESQUE

«Se c'è un boom della prostituzione giovanile e delle studentesse, come hanno recentemente segnalato il portale Studenti.it e Mariano Di Palma (coordinatore dell'Unione degli Studenti) credo che una buona parte delle colpe sia da attribuire ai provvedimenti economici del governo, che spingono tragicamente i giovani sulla strada».

Alessandra Mussolini, 20 Aprile 2012


"Le ragazze, le donne sono per loro natura esibizioniste.....
facevano gare di burlesque e si esercitavano....."

Silvio Berlusconi  Tribunale di Milano  20 Aprile 2012





sabato 21 aprile 2012

giovedì 19 aprile 2012

LA DIFFERENZA TRA NOI E LORO

La differenza tra noi e loro ormai si fa di tutto per non nasconderla più. La differenza tra noi e loro risiede nel clamoroso fatto che se noi, nella nostra esistenza, riusciamo una sola volta ad andare in vacanza ai Carabi, conserviamo quel ricordo per l’eternità, scattiamo due giga di foto per rendere quel momento indelebile nei nostri ricordi, lo raccontiamo ai nostri amici in ogni occasione di ritrovo. Loro, invece, no.

Loro, se hanno la possibilità di andare in vacanza ai caraibi non se lo ricordano neppure. E debbono controllare l’agenda per verificare se ci sono stati o meno.

Sembra una cosa da poco. Ma è proprio questo che scatena l’antipolitica.

Ed il fatto più preoccupante è che loro, non se ne rendono neppure conto.




IL PARTITO DEI CAZZI DI LUI

C'è il titolo de LA REPUBBLICA di ieri che è molto emblematico. Il PDL, in maniera granitica e senza voci dissonanti, è incazzato nero. Le frequenze tv verranno messe all'asta e non regalate a Mediaset e Rai. Insomma, si tocca la roba del capo e quando si tocca la roba del capo, il PDL, sempre vicino a noi comuni mortali, è molto sensibile.


Poi chissà se qualcuno di questi schiavi del grande satrapo si chiederà un giorno, come mai dal 38% dei consensi elettorali delle elezioni politiche del 2008 il partito è passato ad un 20% delle attuali intenzioni di voto.  Perdere la metà dei consensi e continuare a proteggere gli affari del sultano. Come niente fosse.

Ma se glie lo fai notare, ti parleranno di trionfo dell'antipolitica.

Come se l'antipolitica fosse figlia di nulla e di nessuno. E non conseguenza fisiologica di palesi storture.

mercoledì 18 aprile 2012

FORMI E RENATO

Di Marco Travaglio - IL FATTO QUOTIDIANO

I fan di Cochi e Renato non possono che apprendere con un velo di mestizia i particolari delle vacanze di Renato Pozzetto. Che non fa più coppia fissa con Cochi Ponzoni, ma con Roberto Formigoni. Poi però, ascoltate le spiegazioni della nuova spalla di Renato, a tempo perso governatore della Lombardia, devono riconoscere che, per tempi comici, battute folgoranti e costumi di scena, non ha nulla da invidiare al vecchio Cochi. La questione è nota: secondo le cartedella Procura di Milano, a Capodanno 2010 il Celeste andava in ferie tra Parigi e St Martin (Caraibi) non solo col fratello, la cognata, il segretario Perego (condannato per falsa testimonianza sul caso Oil For Food) e Pozzetto, ma anche col faccendiere Pierangelo Daccò e con l’ex assessore Antonio Simone, arrestati l’altro giorno per i fondi neri della Fondazione Maugeri. Entrambi ciellini e habituè delle patrie galere (il primo era appena uscito dal carcere per il crac da 1 miliardo del San Raffaele, il secondo era finito dentro già nel ’92 per Mani Pulite), fanno i facilitatori nella jungla dei fondi pubblici alle cliniche private anche grazie al poter spendere il nome del confratello Roberto. Risultato: 56 milioni portati in Svizzera a botte di fatture per consulenze mirabolanti, tipo quella volta ad accertare “le possibilità di vita su Marte”. Il minimo che Daccò potesse fare era pagare il conto dei voli e delle ville caraibiche. E la multiforme biografia di Formigoni si arricchisce ogni giorno di un nuovo mestiere: campione di scherma, membro (con rispetto parlando) dei Memores Domini ciellini con voto di castità incorporato e poi forse scorporato, vicepresidente (uno dei 14) del Parlamento europeo Dc ai tempi di Andreotti, dirigente del Ppi, sgovernatore di Lombardia da 18 anni e ora comico di sicuro avvenire. Ieri s’è detto “limpido come acqua di fonte” e ha ricordato che “anche Gesù sbagliò a scegliere qualche collaboratore” (sì, ma Giuda non era mai stato arrestato né condannato, quindi era più facile sbagliarsi). L’altroieri aveva dato degli “sfigati” ai giornalisti del Corriere che avevano rivelato le sue ferie a sbafo. Sfigati perchè “io, come tutti gli italiani, faccio vacanze di gruppo” e loro no. Le vacanze di gruppo, per chi non fosse italiano, funzionano così: “Uno si fa carico dei biglietti perchè conosce l’agenzia, l’altro paga l’hotel, il terzo le escursioni, il quarto i ristoranti, poi a fine vacanza ci si trova insieme ed eventualmente si conguaglia”. E’ tutto spiegato nel Manuale delle Vecchie Marmotte: lui, mentre gli altri pagavano voli, alberghi, escursioni e ristoranti, portava le camicie a fiori e le cravatte a righe fucsia e marron per tutti, così gli altri si ammazzavano dalle risate e non gli chiedevano il conguaglio. In ogni caso, ha aggiunto il fine umorista, “verificherò se quel viaggio l’ho veramente svolto”. Chiederà un po’ in giro: sapete mica se ho veramente svolto quel viaggio a Parigi e poi a Saint Martin? Perchè lui non lo sa. Ieri La Stampa titolava: “Viaggi pagati, l’ira di Formigoni”. Ecco: appena ha appreso di aver viaggiato, per giunta a spese altrui, s’è incazzato come una biscia. Se scopre chi gli ha pagato le ferie, gli fa un mazzo così. In attesa di sapere chi gli scrive i testi (Pozzetto?), gli specialisti studiano questa nuova forma della sindrome ”a mia insaputa”, ancor più preoccupante di quella che ha colpito Scajola, Malinconico, Rutelli, Fede e Bossi. Due alternative.


1) Alla parola “ferie”, Formigoni cade subito in trance (ma c’è chi giura che sia proprio letargo).


2) Avendo paura dei voli, non solo non li paga, ma si fa ipnotizzare o anestetizzare all’imbarco. Lo risvegliano poi con comodo,al rientro,con una secchiata d’acqua purissima di fonte. Ma prima che riprenda conoscenza occorrono tempi lunghi. Il che spiegherebbe perchè al Pirellone si aggirano decine di soggetti con passamontagna, mascherina, calzamaglia, grimaldello, piede di porco e sacco in spalla, ma lui non nota mai nulla. Il giorno che scopre come lo vestono, fa una strage.


LA RIVOLUZIONE LEGHISTA

Molto curioso andarsi a leggere il testo del nuovo manifesto leghista, quello, per intenderci, partorito a seguito dei noti scandali. Manifesto che, ricordo, sembra avere avuto il placet di Roberto Maroni, papabile futuro segretario del movimento.
Colpisce, in modo assoluto e sorprendente, il punto 16, che pubblico integralmente:

16. Le dichiarazioni xenofobe, i richiami a una chiusura localista, l'invocazione di un tradizionalismo di facciata hanno nuociuto alla causa e alla crescita della Lega. I Popoli che hanno conosciuto l'emigrazione, sanno coniugare l'accoglienza col necessario rigore per il rispetto delle regole. L'autonomia locale intesa come autarchia è anacronistica, mentre concepita quale valore dischiude all'apertura internazionale, come insegna la gloriosa storia veneta! Quanto alla tradizione, essa non va confusa col tradizionalismo.

Non so se lo avete capito, ma la Lega futura sembra rinunciare a ció che fino ad oggi é stato il suo core business: la xenofobia.

LATITANTI

TIMBUCTU

martedì 17 aprile 2012

RONALDINHO

 

DAI VERBALI DEL PROCESSO RUBY

Si, erano cene "eleganti" :

Nicole Minetti alle prese con un ballo, vestita da suora, tipo sister act e Iris Berardi travestita invece da Ronaldinho, anche lei alle prese con performance in balli ose’. (…) Interrogata dal pm la ragazza ha parlato delle tante occasioni in cui e’ stata invitata alle serate organizzate a Villa San Martino. serate a cui ha partecipatio inizialmente ‘perche’ ero disperata,lavoravo poco a ambivo a incarichi importanti’. In una di queste cene Imane Fadhil racconta di avere visto ‘Nicole Minetti e Barbara Fagioli travestite con una tunica nera, un copricapo bianco e la croce, fare una performance tipo sister act per poi spogliarsi’. In un’altra serata, invece, e’ stata Iris Berardi al centro della scena insieme ad una delle gemelle De Vivo: ‘Ricordo che si travesti’ da Ronaldinho con tanto di maglia, maschera del giocatore, ha ballato per poi rimanere in perizoma’.

lunedì 16 aprile 2012

L'ANTIPOLITICA

 

Dice Bersani che l'antipolitica puó spazzare via i partiti.

L'antipolitica ?

E una piccola analisi su cosa ha scatenato l'antipolitica la vogliamo fare Pierluigi ?

CINQUE LINGOTTI D'ORO

Allora, facciamo chiarezza una volta per tutte:  a che cosa serve il finanziamento pubblico dei partiti ?  Ad elargire risorse alle sezioni  sul territorio in modo che possano fare politica ?  Ad organizzare convegni o eventi culturali o campagne elettorali a tutti i livelli ?

No, il finanziamento pubblico dei partiti serve a comprare oro. Cinque chili per la precisione.

In fondo in fondo, l'oro è una lega. Di nome e di fatto. Ed ha 14 carati. 

L'altra Lega invece ha solo 14 ladroni.



domenica 15 aprile 2012

EMORRAGIA

Serve un commento ?

 

 

PIETA'

Il governo, l'altro ieri, ha varato un piano per sostenere economicamente la nostra protezione civile.

Come pensate che saranno trovati i fondi ?

Con una patrimoniale cui capitali immobiliari superiori al milione di euro ?
Con un inasprimento della lotta all'evasione fiscale trasformando questo reato in un gravissimo reato penale ?
Con una lotta seria alla corruzione che ogni anno costa a questa nazione paccate (parlo come la Fornero...) di miliardi di euro ?

No, si provvederà ad incrementare di cinque centesimi il litro il prezzo della benzina. Insomma, la solita ulteriore accisa.

A questo punto  sarebbe richiesto, per lo meno, uno sforzo di fantasia.

Perchè continuare nel procedere con la solita solfa  di questi provvedimenti, sarebbe capace anche la mia minchia (per dirla alla Crozza maniera).

Scusate la volgarità. Ma quando si raschia il barile, poi, anche le buone maniere,  vengono meno.

SENZA PAROLE

venerdì 13 aprile 2012

IL MALLOPPO LO HA INTASCATO UMBERTO BOSSI

Di Gad Lerner

Possono girarci intorno finché vogliono, là in via Bellerio. Espellere Belsito e mandare al rogo Rosi Mauro, graziare Renzo Bossi e chiudere un occhio su Calderoli, fingere un repulisti che in verità è solo la vendetta della corrente fino a ieri minoritaria (ma non esclusa dalla pappatoia generalizzata). Possono girarci intorno finché vogliono, ma in cuor loro i leghisti lo sanno benissimo che il maggiore beneficiario di denaro pubblico illegalmente adibito a portafoglio privato, si chiama Umberto Bossi. Bossi è l’unico parlamentare della Lega che non risulti aver versato alcun contributo al suo partito. Ha mantenuto nel lusso i figli mal educati, probabilmente ha rubato un’eredità (l’appartamento di via Mugello a Milano) su cui non fornisce ancora spiegazioni. Il vecchio slogan del fascista Pisanò, “si scrive leader, si dice lader”, sembra confezionato su misura per il fondatore della Lega. State pur tranquilli che la cittadinanza ne è consapevole.



IL DENTISTA DI BOSSI (PAGATO DA ME)

Ieri sera ho saldato la prima tranche di prestazioni odontoiatriche di mio figlio. Ho staccato un assegno di 1.500 euro al dentista. Poi, torno a casa, e vengo a sapere che a mia insaputa, ho anche compartecipato al pagamento del dentista di Bossi. Stesso importo: 1.500 euro. Pagati dalla Lega con i soldi del finanziamento pubblico ai partiti.

Posso essere leggerissimamente incazzato ?  Me lo consentite ?

Padania ladrona !!!!!!!!!!!!





Insomma, non so se lo avete capito, ma ci stanno continuando a prendere per il culo !!!!!

PER DARE UN SENSO

Ci sono notizie che, apprese di prima mattina, danno un altro senso alla giornata.....

Grazie a IL GIORNALE

EUTANASIA PRO SPREAD

giovedì 12 aprile 2012

SPREAD LEGHISTA

Ora io vorrei farvi notare una cosa. La vice presidente del Senato Leghista, Rosy Mauro, in audizione da Bruno Vespa, a Porta a Porta, l'altro ieri, ha candidamente confessato che "a scuola era un asina".
Cioè, non so se lo avete capito, ma questa nazione nel caso in cui Napolitano si dovesse prendere oggi una influenza che dovesse costringerlo ad una degenza a letto e Schifani (Presidente del Senato) fosse nel frattempo impegnato in una visita ufficiale all'estero, sarebbe in mano a Rosy Mauro. Una che a scuola era un asina.

Poi ci lamentiamo dello SPREAD  a  400.

Finiamola di analizzare lo spread come un dato macroeconomico.

Lo spread è, ideologicamente, il differenziale tra il nostro essere buffoni e la serietà di chi siede dignitosamente in Europa.

E con un asina che potenzialmente può guidare una nazione, lo spread a 400, consentitemelo, è un vero e proprio miracolo.

LEGA SPINOZA

By Spinoza :

Bossi è stato per venticinque anni un protagonista della vita politica italiana. Ce lo ricordano per umiliarci

Dopo anni di eversione e razzismo, la Lega si gioca la credibilità per i soldi. È come rimproverare Jack lo Squartatore per l’alito cattivo.

Sulla Lega  l'ombra della ‘ndrangheta. Ma anche viceversa

Denaro pubblico ai figli del capo. Pare sia un’usanza celtica.

In una intercettazione  si parla delle cattive frequentazioni di Renzo Bossi. È il racconto del pranzo di Natale.

“Non abbiamo nulla da nascondere”, ha detto il tesoriere Belsito. È già tutto al sicuro.

Sei milioni di euro per le esigenze della famiglia Bossi. Però guardate che biblioteca.

Umberto Bossi è ancora incredulo: “Mio figlio si sta laureando. Mi ha fatto vedere i pensierini”.

Sembra che la linea della Lega sia quella di far passare Bossi per un incapace. È quella che comporta meno sforzi.

Bossi: “Denuncerò chi ha utilizzato i soldi della Lega per sistemare la mia casa. E anche il tizio che mi sta cagando nei calzoni”

La responsabile amministrativa della Lega rivela: “Renzo sulla macchina aveva la paletta”. Gli serviva quando portava il padre ai giardinetti.

Gli agenti hanno sequestrato numerose carte e alcuni computer. Che servivano a fermarle.

Tosi garantisce: “Bossi avrà sempre un ruolo nel partito”. L’importante è imbalsamarlo subito.

A Trapani nuovo sbarco di clandestini. Ora però non cambiate discorso.

mercoledì 11 aprile 2012

PRENDERSELA CON LA BADANTE

Però, questa tecnica leghista, è veramente da studiare.

Il padrone di casa combina un casino. Inguaia i figli incapaci, manda a zampe all'aria una intera organizzazione e la colpa di chi è ?

Della badante: Rosy Mauro. Peraltro chiaramente terrona (lo dice google...)

Accidentalmente vice presidente del Senato.

Non lo trovate incredibile ?





INTELLIGENCE LEGHISTA

Della serata dell'orgoglio leghista di ieri sera ho capito in maniera abbastanza chiara una sola cosa:  questi quattro improvvisati dirigenti di partito vogliono mettere a dura prova il loro popolo, testarne fino in fondo il grado di deficienza. Perchè Bossi che rispolvera la tesi del complotto e parla del tesoriere della lega Belsito come di uno infilato dai servizi è oltre.

Decisamente oltre ogni limite di umana sopportazione.

UN NOME, UNA GARANZIA





Perchè la Lega andrà nelle mani di Bobo Maroni, non dimentichiamocelo.......

MARIO, ABBIAMO UN PROBLEMA....

Mentre da settimane ci si scanna sull'art. 18 che sembra essere divenuto tutto ad un tratto la vera emergenza nazionale, apprendiamo dal Corriere della Sera di ieri quanto sotto. Ora, non per fare becero populismo, ma sembra evidente che i problemi di questa povera Italia siano decisamente altri.
Mario (Monti) abbiamo un problema...  Te ne sei accorto ?

"Renzo Bossi prendeva, come consigliere della Regione Lombardia dove era stato eletto due anni fa nella scia di una campagna elettorale in cui il cognome che portava era un marchio che voleva dire fiducia («se lo candida il papà...») 150.660 euro netti l'anno. Vale a dire quanto il governatore del Maine Paul LePage (52.801 lordi), quello del Colorado John Hickenlooper (67.888 lordi) e quello dell'Arkansas Mike Beebe (65.890 lordi) messi insieme. Il triplo abbondante di quanto guadagna (66.000 lordi) un deputato all'assemblea della California, Stato che se fosse indipendente avrebbe il settimo Pil mondiale."

martedì 10 aprile 2012

SALVA CON NOME

Ma veramente pensate che questa gentaglia che ci rappresenta in parlamento, alla luce degli scandali dei vari Lusi e Bossi's family, metterà mano in maniera seria al finanziamento pubblico dei partiti, limitandone i devastanti effetti ?

Ma quando mai....   !!!!!

SERENO, OF COURSE.

Ma come faranno i vari Renzo Bossi, Scajola o Del Turco a dichiarare, dopo esser stati beccati con le mani nella marmellata, di essere perpetuamente sereni ?

A me, nella vita, è capitato solo una volta di esser querelato.

E non c'ho dormito per un mese !!!!!! Altro che esser sereno.

ALLERTA NAZIONALE

FERMATE LA FORNERO

Qualcuno fermi la Fornero. E le spieghi che questo paese pur essendo sopravvissuto al ventennio fascista ed al ventennio Berlusconiano ne ha le scatole piene di atteggiamenti censorei di stampo fascista. Chiudere un sito internet che aveva una straordinaria utilità pubblica solo perchè si è permesso di contestare o criticare l'operato di questo ducetto in gonnella ci porta agli antipodi della democrazia e nella dimensione dittatoriale da regime nord coreano.

Mi fa quasi venire nostalgia del puzzone Sacconi....

LO RIMPIANGEREMO

Ebbene si. Lo rimpiangeremo. Senza il trota, da ora in avanti, sarà durissima. E non sono io a fare ironia questa volta.
Bastano ed avanzano i suoi elettori.......

lunedì 9 aprile 2012

GENTE DEL NORD

Scrive l'onorevole Marco Reguzzoni ( deputato Lega Nord ) sul suo libro "Gente del nord" :

NASI COMUNICANTI

Di Marco Travaglio - IL FATTO QUOTIDIANO

Nella classifica delle peggiori pagliacciate leghiste a carico nostro, vince ai punti larinoplastica finanziata coi rimborsi elettorali per Eridanio Sirio Bossi: cioè abbiamo pagato pure il naso nuovo all’ultimogenito del Senatur, che ora va in giro con un naso non più suo,ma parastatale. Medaglia d’oro. L’argento spetta di diritto al diploma e alla laurea comprati dall’ex tesoriere Belsito (cioè dagli ignari contribuenti) per tale Pier Moscagiuro in arte Pier Mosca, 36 anni,poliziotto in aspettativa, distaccato alla vicepresidenza del Senato con regolare contratto come segretario molto particolare della sua attempata fiamma, Rosi Mauro detta “la Nera”, 49anni, segretaria del presunto sindacato padano Sinpa, numero due di Palazzo Madama, ma soprattutto badante tuttofare del vecchio leader.
Il Moscagiuro (che Nadia Dagrada chiama nei verbali “Giuramosca”, forse influenzata dalle avventure di Ettore Fieramosca), è anche un eccellente cantante,molto apprezzato nella “batelada”, la tradizionale gita in barca sul lago di Como che il Sinpa organizza a ogni Primo Maggio (quest’anno si spera non più),dove il Pier ela Rosierano soliti esibirsi in memorabili duetti tipo “La coppia più bella del mondo” degli incolpevoli Adriano Celentano e Claudia Mori.
Ma il brano più celebre dell’usignolo padano, versione celtica di Apicella, rimane quello inciso per beneficenza con Enzo Iacchetti: “Kooly noody ”, allitterazione di culi nudi, autentico reperto di un’epoca. La medaglia di bronzo, in tutti i sensi, va invece ai papaveri verdi che sfilano a ogni ora del giorno e della notte avanti e indietro da Via Bellerio, tutti intenti a giurare che “ha fatto tutto Belsito”, “Bossi non c’etra ”, “ora facciamo pulizia”e “voltiamo pagina”. È una parola. Il più pensoso è Roberto Castelli del comitato amministrativo,quello che aveva avviato addirittura un’indagine privata, tipo Sherlock Holmes, perché “Belsito non mi faceva vedere i conti”. Chissà che avrebbe fatto se glieli avesse mostrati: Castelli è lo stesso che nel2001, divenuto ministro della Giustizia, affidò l’edilizia carceraria a un consulente molto esperto:Giuseppe Magni, sindaco leghista di Calco, in quel di Lecco, dove Castelli è nato e vive, ma soprattutto ex artigiano metalmeccanico (ramo fili da saldatura)ed ex grossista di pesce alla Seamar (“commercio di prodotti ittici vivi, freschi, congelati e surgelati”),nonché – si leggeva nel curriculum– “socio militante della Lega Nord dal 1995 e parlamentare eletto al Parlamento di Chignolo Po” dove i lumbard giocavano alla secessione. Magni scorrazzò per quattro anni su e giù per l’Italia, con auto blu blindata e scorta armata, per il modico stipendio di100 milioni di lire, raddoppiato a 100 mila euro quando cambiò la moneta. Risultato, secondo il pm della Corte dei Conti: “Attività dall’indefinito contenuto” senza “raggiungere alcuno degli obiettivi menzionati nel decreto di incarico”,presentando “relazioni quasi in codice, con riferimenti per così dire criptici” e allusioni ad“alcuni progetti (quali?)”. Un pataccaro. Per un’altra consulenza inutile,la Cortedei Conti condannò Castelli a risarcire 100 mila euro allo Stato in solido col suo vice capo gabinetto, quell’altro galantuomo di Alfonso Papa. Ora indaga sui soldi della Lega,finiti peraltro in buone mani: il “nuovo ” tesoriere è Stefano Stefani, noto per la sua oculatezza, avendo messo mano a geniali operazioni finanziarie come il villaggio padano in Croazia (bancarotta), la banca padana Credieuronord (fallimento), il Bingo padano (dissesto), il giornale fantasma Quotidiano d’Italia (14milioni pubblici). Insomma, una garanzia. Su tutti vigilerà il triumviro Calderoli, che di soldi se ne intende: l’ottimo Fiorani ha raccontato di aver girato 200 mila euro a lui e a Brancher. Ma è tutto calcolato: basterà lasciar fare i “nuovi leader” per un paio di mesi, poi tutti chiederanno il ritorno di quei galantuomini di Bossi e Belsito, a furor di popolo.



LE LAUREE IN CANOTTIERA

Di Francesco MERLO - LA REPUBBLICA

Nel cerchio magico, plurilaureato al mercato di Gemonio, c’è la vera anti-Italia di Bossi. È dunque un grave errore ridere di quel valzer di diplomi e di lauree comprate, che sono purtroppo la nostra piccola “Fahrenheit 451” nel cuore del Nord più colto e raffinato. Sono il rogo dei libri nelle valli dei dané. E certo si capisce che ora circolino le battute sulla Lega che «chiude per rutto». E si sprecano le volgarità su Rosy Mauro, la nera che «sta rovinando il capo», «la dottoressa ‘Mamma Ebe’» che ha laureato in Svizzera anche il suo giovane compagno, poliziotto ed artista che cantando «ci hanno ridotto a culi nudi» un po’ si presta alla ferocia della satira sboccata. Perciò Mamma Ebe promette di riempire l’Italia di sganassoni con le sue grandi mani di fatica, rosse e nodose, il cerchio all’anulare, mani laureate in Svizzera che è un dettaglio gradasso di Bossi, una pernacchia in più all’Italia dei saperi: «non solo regalo la laurea alla mia badante, ma la compro addirittura in Svizzera», insomma meglio di quella di Mario Monti, meglio di quella della Fornero.

Come si vede, dunque, la degradazione del titolo di studio in patacca da rigattiere nella zona più ricca d’Italia non è il dettaglio pittoresco di una ben più seria sconfitta politica. Al contrario, nel Trota che manda in pensione l’asino e, dopo tre bocciature, il partito gli compra l’agognato e immeritato diploma al mercato nero di chissà dove, c’è già la secessione in atto. Sulle spalle di questo povero figlio, che dal 2010 frequenta a Londra una misteriosa università («in economia» disse a Vanity Fair) pagata dagli italiani sotto forma di rimborsi elettorali, non c’è solo l’ennesimo aggiornamento del ‘tengo famiglia’ e della logica del cognome che pure spiegano la sua carriera politica. Ma c’è l’aggressione a quel primato dell’ingegno che ancora ci identifica in tutto il mondo, all’Italia che ora cammina sulle gambe di Riccardo Muti e di Renzo Piano, di Umberto Eco e di Carlo Rubbia, a quella che sarà pure diventata una retorica già gravemente minacciata di decadenza, ma che solo la faccia del trota economista a Londra riesce profondamente a umiliare.

Papà Bossi, che lo voleva come delfino ed erede politico, gli ha negato un’individualità, lo ha azzerato e senza offrirgli via di scampo lo ha modellato come pataccaro leghista, ancora più pataccaro e leghista di sé, ha marchiato la sua giovane coscienza con il dio Po e con tutte le altre corbellerie padane sino a fargli presentare, agli esami di maturità, delle tesi su quel Cattaneo che solo papà ha ridotto a piazzista politico e a imbroglione, ma che in realtà è un autore difficile anche per i professori. Il risultato ovvio non è solo la bocciatura, ma anche quella sua faccia apatica su cui si sarebbero esercitati Piero Camporesi e Arnold Gehelen, la faccia come modello d’inconsistenza che sognavano d’incontrare Walter Chiari, Cochi e Renato e i cabarettisti del Derby, la faccia su cui ora si sta crudelmente divertendo l’Italia.

Ebbene, quella faccia andrebbe presa drammaticamente sul serio perché esprime benissimo l’aggressione dell’incultura leghista all’identità nazionale, è la faccia-bandiera della competenza degradata ad incompetenza nella provincia nordista degli Aiazzone dove i libri sono da sempre arredamento.

Ecco perché il cerchio magico che si compra le lauree non è l’evoluzione nordista della vecchia e gloriosa truffa all’italiana. Qui non ci sono Totò e Peppino a Gemonio. E nella signora Bossi, premiata con una scuola privata, la Bosina, per la quale il marito chiede al partito un milione e mezzo di euro, non c’è solo il paese delle mogli, il trionfo della solita economia domestica che è l’unica scienza finanziaria nazionale, né c’è solo il tributo del celodurista spelacchiato all’Italia del matriarcato dove, nonostante la biologia, è sempre la moglie che ingravida il marito. Certo, la signora Manuela, governando il marito ha governato l’intero governo italiano che della Lega è stato lungamente ostaggio, ma in quella scuola privata c’è qualcosa di più e di peggio, qualcosa forse di irreparabile nel mondo del mito sciaguratamente brianzolizzato del self-made-man che ora ricicla danaro illecito, nella fuga dalla condizione operaia verso quella dei piccoli padroni che evadono il fisco, nella corruzione politica da record che devasta la Lombardia… La scuola della Bossi è il dileggio finalmente realizzato della cultura che in quel mondo ha una sola funzione: essere dileggiata dall’asino, e dunque comprata ed esibita. È la scuola in canottiera, l’antiscuola, non un nuovo modello Montessori ma il raglio al posto delle grammatiche.
Non sarà facile liberare dall’anticultura e svelenire quella parte dell’Italia del Nord che con Bossi ha ancora un rapporto di identità corporale, non sarà semplice restaurare nei villaggi della val Brembana l’anima italiana, l’identità nazionale fondata sulle eccellenze dei saperi coltivati e depositati. Non c’è infatti nessuna simpatia canagliesca, non c’è nessuna allegria manigolda nelle due lauree — due — che il tesoriere Francesco Belsito, ex autista ed ex venditore di focacce, ‘indossa’ sul corpaccione da buttafuori, il tesoriere più pazzo del mondo, il gorilla leghista dottore in Scienza della comunicazione (università di Malta, scrisse nel sito del governo quando era sottosegretario) e dottore in Scienze politiche a Londra, dove, non avendo valore legale,si vendono lauree ai cialtroni di tutto il mondo, italiani, libanesi, ucraini…

Attenzione, dunque: questo Bossi non è il terrone padano, il solito terrone capovolto. Qui c’è infatti l’attacco alla scuola che non ha solo alfabetizzato l’Italia ma l’ha unita nell’orgoglio rinascimentale, nell’amore per le eccellenze, da Dante sino a Rita Levi Montalcini. Bossi nella sua vita di pataccaro si è finto medico, ha festeggiato per tre volte la laurea mai conseguita e non dimenticheremo mai che la Gelmini, ministro della Pubblica istruzione, convocò il senato accademico dell’Università di Varese pretendendo di dare il tocco e la toga alla volgarità del linguaggio politico, di maritare il Sapere con l’indecenza grammaticale, di adottare l’insulto come forma di comunicazione colta: «Voglio proprio vedere chi avrà il coraggio di mettere in dubbio il buon diritto di Umberto Bossi, che è parte della storia di questo Paese, a ricevere una laurea honoris causa».

Battistrada della via culturale alla secessione la Gelmini, appoggiata da un gruppetto di intellettuali disorientati e rampanti, diffondeva — ricordate? — tutta quella paccottiglia contro i professori meridionali, voleva gli esami in dialetto, fece guerra alla lingua del Manzoni in nome di una improbabile matematica, i numeri contro le lettere, roba che solo adesso, dinanzi al mercato della lauree, assume il suo vero volto di pernacchia. Il cerchio magico acquista solo lauree vere, non cerca la falsa laurea dei vecchi magliari del sud che, sia pure delittuosamente, esprimevano rispetto e soggezione per i professori che imitavano. Non viola in segreto la legge, ma la raggira alla luce del sole: non il delitto che collide con la norma, ma la patacca che collude con la norma; non il delitto che è grandezza e castigo, ma il valore comprato ed esibito, che è scherno e disprezzo.

È l’unico vero sputo con cui la Lega ha davvero sporcato l’Italia.

domenica 8 aprile 2012

RISTORANTI, HOTEL E CAMIONCINI

Di Fiorella Sanzanini IL CORRIERE DELLA SERA -

Esiste una documentazione finanziaria della Lega che i responsabili amministrativi avevano chiesto agli impiegati di non inserire nei bilanci. Una contabilità «occulta» che dovrà essere adesso analizzata e quantificata. Una parte di queste carte segrete sono state sequestrate a casa di Helga Giordano, contabile di via Bellerio per circa sette anni. Nel febbraio scorso la donna - che fino a qualche mese fa era assessore al Bilancio del Comune di Sedriano (Milano) - è stata licenziata perché accusata di aver truffato un'imprenditrice spacciandosi come la segretaria particolare di Bossi. Lei sostiene di essere stata in realtà «mobbizzata dal tesoriere Francesco Belsito, che mi costrinse anche a lasciare l'incarico politico». Il 3 aprile, dopo le perquisizioni scattate in tutta Italia nell'ambito dell'inchiesta sulla gestione dei rimborsi elettorali, è stata interrogata dai pubblici ministeri. E si è trasformata in una testimone chiave per ricostruire l'origine di fatture e pagamenti «anomali».

Non solo. L'ex dipendente ha rivelato come i rapporti tra la Lega e il procacciatore d'affari della 'ndrangheta Romolo Girardelli siano iniziati ben prima dell'arrivo di Belsito. «Ho conosciuto Girardelli - ha verbalizzato la donna - perché accompagnava talora in ufficio Maurizio Balocchi» il tesoriere morto nel 2010. «I due sembravano legati da forte amicizia, pur essendo Girardelli del tutto estraneo al partito». In realtà i magistrati sono convinti che proprio Girardelli, attraverso le casse della Lega, riciclasse i soldi della criminalità organizzata. In questo quadro inseriscono il trasferimento dei cinque milioni e 700 mila euro a Cipro e in Tanzania. E infatti nel decreto di perquisizione firmato dal giudice di Reggio Calabria è scritto: «Si tratta di complesse operazioni bancarie di "esterovestizione" e "filtrazione" in modo da ostacolare l'identificazione della loro provenienza delittuosa. Condotta posta in essere da Girardelli per agevolare l'attività dell'associazione mafiosa e in particolare della "cosca De Stefano"».


I CONTI DI RISTORANTI E ALBERGHI - Sono decine i documenti che Helga Giordano nascondeva nel suo appartamento. E lei così ha spiegato il proprio comportamento: «Nadia Dagrada selezionava specie negli ultimi tempi una serie di fatture che, anziché passarmi affinché le contabilizzassi, se le tratteneva lei. Proprio perché mi ero accorta che vi erano delle anomalie in questa attività di contabilizzazione decisi di portarmi a casa copia dei prospetti dei bonifici da me compilati. Si tratta della documentazione che è stata sequestrata in data odierna nel corso della perquisizione. Per ciò che riguarda la cartellina che mi è stata sequestrata, contenente documentazione varia, in particolare fatture e rendiconto di carte di credito, si tratta per quel poco che sono riuscita a fotocopiarmi, di alcune spese che la Dagrada non voleva che annotassi o di spese che mi sembravano anomale».

I sospetti della donna si concentrano fra l'altro su «varie spese alberghiere che venivano sopportate dal partito in base alla scelta discrezionale di Nadia Dagrada. Nella fattura CC Hotels di Vicenza, oltre a Bossi e ad altri militanti a me noti, vi sono nomi totalmente sconosciuti».

E ancora: «Le fatture emesse da Paola Prada, Andrea Calvi e Luigi Pisoni, ad esempio, le avevo sulla scrivania perché recapitatemi direttamente dal postino e mi furono tolte dalla Dagrada dicendomi che non andavano inserite nel prospetto ufficiale delle spese/bonifici. Tra tutte le spese indicate nei prospetti di bonifico non vi sono voci "sospette" nel senso che almeno da una prima visione mi sembrano spese inerenti l'attività di partito. Vi sono significative spese di rappresentanza in ristoranti, che potranno essere discutibili dal punto di vista del contribuente con i cui soldi vengono finanziati i partiti, ma si tratta di prassi consolidata e normale in tutte le formazioni politiche. Dove si vede la voce "asilo" nella colonna "Manifestazioni/Riferimento", si tratta dell'asilo che si trova all'interno della sede della Lega Nord che svolge appunto un'attività di asilo per bambini a pagamento, anche per persone che non appartengono al partito».


RISTRUTTURAZIONI E CAMIONCINI - Le dichiarazioni della Giordano confermano l'accusa che numerose spese accreditate alla Lega fossero in realtà spese personali della famiglia di Umberto Bossi o comunque di persone inserite nel «cerchio magico» del leader. Ma anche affari gestiti per proprio interesse da Belsito. Afferma la testimone: «Tra le spese anomale inserisco le fatture della "Cori.cal service" che erano singolari perché, tenuto conto che si tratta di una ditta di pulizie, avevano oggetti anche diversi dalla semplice pulizia e lo stesso importo delle fatture mensili era oscillante mentre invece ragionevolmente poteva ritenersi che dovesse essere più o meno fisso, o comunque non discostarsi troppo da un importo stabile. Indubbiamente sono molte le fatture della "Cori.cal service" con importo variabile e spesso con reiterazione di lavori tinteggiatura. Sembra che sia una ditta che lavori spesso in tandem con la "G&A soluzioni edili". Mi si chiede se questi lavori di rifacimento facciate, pulizia straordinaria, manovalanza, siano stati effettivamente svolti e io rispondo che non sono in grado di stabilirlo. Tutta la questione della manutenzione della sede di via Bellerio veniva seguita da un nostro dipendente, il signor Luca Canavesi».

Ci sono poi altri pagamenti «anomali». Afferma la Giordano: «La fattura della "Italtrade", oltre ad essere indubbiamente assai elevata per la prestazione fornita, richiamò la mia attenzione perché il fornitore mi chiamò per essere rassicurato sul pagamento. Si tratta di 1.000 euro al mese per il parcheggio di un camioncino con la vela pubblicitaria sopra, per complessivi 43.000 euro ed oltre, per sei camion in un semestre. E la fattura della "Boniardi Grafiche" perché non è emessa alla Lega, bensì a Massimiliano Orsatti».


LA LISTA DELLE MACCHINE - Tra i fogli inseriti nella cartellina di Helga Giordano ci sono quelli relativi alla macchina di Daniela Cantamessa, la segretaria di Umberto Bossi. Lei spiega di averli presi perché l'auto era nella lista della Dagrada «sulle spese da non annotare». Su questo viene interrogata il giorno dopo la stessa Cantamessa che così spiega il possesso dell'auto: «Circa l'autovettura Focus che uso in via esclusiva, si tratta di vettura presa in leasing o comunque con un finanziamento con riscatto finale da parte della Lega. Le spese di riparazione dell'autovettura sono a carico del partito».

Anche nella sua abitazione sono stati sequestrati documenti contabili, in particolare «una copia del bilancio 2010 e i tabulati relativi alle autovetture del partito». E lei, per giustificare la scelta di portare via le carte dalla sede di via Bellerio, ha dichiarato: «Avevo redatto delle note critiche sulle spese e volevo darle a Roberto Castelli affinché svolgesse un accurato controllo».

Fiorenza Sarzanini

 

MA I LEGHISTI SANNO LEGGERE ??

Io non dico che dai fazzoletti verdi mi sarei aspettato che si fossero comportati come quel manipolo di giustamente rivoltosi che ormai un ventennio fa attesero Craxi fuori dall'Hotel Raphael a suon di monetine, ma prendere atto, dopo che sono uscite intercettazioni che non lasciano adito a nessun dubbio, del fatto che i nostri soldi servivano a foraggiare la "famigghia" Bossi e ripudiare conseguentemente a vita il Senatur, penso fosse veramente il minimo. Invece se ne stanno tutti lí ad osannare il loro capo malato.

Che riceveva moneta contante ma non se ne accorgeva neppure.

Allora il dubbio sorge spontaneo: ma i leghisti sanno leggere ?


 

 

venerdì 6 aprile 2012

IL CANTANTE FALLITO

 

LA FINE DI UN SOGNO

Se anche i nudi e puri di "Roma Ladrona" rubavano, allora siamo veramente giunti al capolinea. Ci hanno rotto gli zebedei per un ventennio con il popolo padano che andava difeso, con la loro superiorità morale, con l'efficienza del nord sbandierata ad ogni comizio. Ed ora eccoli lì, come un Lusi qualunque, uno Scajola delle valli bergamasche, o un Cosentino delle alpi occidentali.
Patetici verrebbe da dire.
Ed in questo momento, forse, il pensiero deve andare a quella gente che ci aveva creduto. Aveva creduto ad un illusorio sogno. Facendo politica attiva. Nelle sedi, nei banchetti in mezzo ai paesotti ed alle città per raccogliere firme per le battaglie leghiste. Pensavano di rappresentare ed essere rappresentati da un qualcosa di diverso.

Oggi, si ritrovano con un fazzoletto verde in mano e nulla più.

CASE, PORSCHE, LAUREE. LA LISTA DEI SOLDI A BOSSI



Di Luigi Ferrarella e Giuseppe Guastella -  IL CORRIERE DELLA SERA

È una fitta sequela di telefonate, intercettate dai carabinieri del Noe per la Procura di Napoli, a cogliere l'indagato tesoriere leghista Francesco Belsito mentre, sfogandosi al telefono in febbraio con la non indagata impiegata amministrativa leghista Nadia Dagrada, «rievoca tutte le elargizioni fatte ai Bossi e alla vicepresidente del Senato Rosy Mauro»; si vede consigliare di «fare tutte le copie dei documenti che dimostrano i pagamenti fatti a loro favore e di nascondere gli originali in una cassetta di sicurezza»; e «riferisce di essere in possesso di copiosa documentazione e di una registrazione compromettente per la Lega».
Dillo a Bossi: se io parlo,
voi finite in manette

Il contesto delle conversazioni è la vigilia della convocazione che Belsito riceve da Bossi a Roma e che, anche sulla base del gelido commento di Rosy Mauro («la vedo brutta»), interpreta come anticipo della propria defenestrazione da tesoriere leghista, a causa delle spinte che dentro il partito (a suo dire specie da Castelli e Stiffoni) lo vorrebbero estromettere in seguito alle prime notizie giornalistiche sui milioni di euro di rimborsi elettorali investiti da Belsito in Tanzania.
Ma altro che Tanzania, prospetta la responsabile leghista dei gadget nel suggerire a Belsito: «Gli dici (a Bossi, ndr): capo, guarda che è meglio sia ben chiaro: se queste persone mettono mano ai conti del Federale, vedono quelle che sono le spese di tua moglie, dei tuoi figli, e a questo punto salta la Lega (...). Papale papale glielo devi dire: ragazzi, forse non avete capito che, se io parlo, voi finite in manette o con i forconi appesi alla Lega».
L'elenco che i due riassumono al telefono poco prima di mezzogiorno del 26 febbraio (e che viene riassunto dai carabinieri) comprende «i costi di tre lauree pagate con i soldi della Lega», «i soldi per il diploma (Renzo Bossi)»; «i 670.000 euro per il 2011 e Nadia dice che non ha giustificativi, oltre ad altre somme ingenti per gli altri anni»; «le autovetture affittate per Riccardo Bossi, tra cui una Porsche»; «i costi per pagare i decreti ingiuntivi di Riccardo Bossi»; «le fatture pagate per l'avvocato di Riccardo Bossi»; «altre spese pagate anche ai tempi del precedente tesoriere Balocchi»; «una casa in affitto pagata a Brescia»; «i 300.000 euro destinati alla scuola Bosina di Varese per Manuela Marrone (moglie di Bossi, ndr), che Belsito non sa come giustificare, presi nel 2011 per far fare loro un mutuo e che lui ha da parte in una cassetta di sicurezza».
I «costi liquidi»
dei ragazzi di Renzo
In altre telefonate la lista si allunga con «l'ultima macchina del Principe, 50.000 euro... e certo che c'ho la fattura!». Oppure con «i costi liquidi dei ragazzi di Renzo» (forse gli uomini di scorta), che Belsito ricorda in «151.000» euro ma Dagrada corregge in «no, un momento, 251mila euro sono i ragazzi, ma sono fuori gli alberghi, che non ti riesco a scindere quando girano con lui, mi entrano nel cumulo e riprendere tutte le fatture è impossibile». Poi c'è la casa di Gemonio, e più precisamente «i soldi ancora da dare per le ristrutturazioni del terrazzo»: «Che io sappia, pare che siano 5-6.000 euro», ridimensiona Belsito alla Dagrada, che teme invece la somma sia molto più alta anche a causa di minacce di azioni legali dai fornitori, e che sprona Belsito: «Gli devi dire poi: capo (Bossi, ndr), c'è da aggiungere l'auto di tuo figlio».
I franchi e gli euro
per Rosy Mauro

Spesso Belsito ironizza su chi nel partito lo avversa ma non sarebbe in condizione di farlo perché parimenti da lui beneficato: «Sai quanto gli ho dato l'altro giorno alla nera? (Rosy Mauro, ndr)? Quasi 29mila, 29.142 in franchi eh... vuoi che ti dica tutti gli altri di prima?»: ovvero quelle che poi gli inquirenti traducono come «altre somme che le dà mensilmente», e come i «200.000-300.000 euro dati al sindacato padano Sinpa» che avrebbe «bilanci truccati».
La dipendente leghista Dagrada raccoglie lo spunto sull'atteggiamento di Rosy Mauro e rilancia, invitando Belsito a dire alla vicepresidente del Senato: «Se apro bocca io, il capo salta e se salta il capo tu sei morta...Perché se lei non c'ha il capo a difenderla, lei domani è in mezzo a una strada, e non è detto con le gambe intere». A Bossi, la donna auspica che il tesoriere dica chiaramente: «Gli devi dire: noi manteniamo tuo figlio Riccardo, tuo figlio Renzo, tu gli devi dire guarda che tu non versi i soldi, tuo figlio nemmeno, ed è da quando sei stato male. Gli devi dire: capo, io so queste cose e finché io sono qui io non tradirò mai, ma ricordati cosa c'è in ballo, perché se viene fuori lo capisci che cosa può succedere, altro che barbari sognanti».
«Ho una registrazione
e documenti come prova»

Si prepara un ricatto al Senatur? No, questo no, almeno a sentire i due che parlano al telefono la notte dell'8 febbraio. Nadia Dagrada suggerisce: «Non è che tu glielo metti come ricatto», piuttosto si tratterebbe di informare Bossi che «i militanti si spaventano di più se esce fuori Rosy che non la Tanzania».
Belsito si prepara a giocare le proprie carte se il partito lo metterà al muro. E dice di poterlo provare : «Dico cosa mi volevano far fare, glielo dico della Fondazione e... che dovevo portargli dei soldi». Dagrada gli domanda: «Giusto! Ma tu quello poi ce l'hai registrato?». Belsito: «Sì». Dagrada: «Dopodiché si affrontano le due signore (Rosy Mauro e Manuela Marrone, ndr) ....altro che la Tanzania se vanno in mano ai militanti! Non vengono a prendere me, le dici eh, vengono a prendere voi!».

TE SALUDI SENATÚR

Avrete letto tutti delle dimissioni di Bossi e tutto ciò che i giornali stanno rendendo pubblico. I pezzi più incredibili che compongono il tracollo della Lega sono tratti da alcuneintercettazioni telefoniche, come quella in cui la responsabile amministrativa di via Bellerio, Nadia Dagrada, suggerisce a Belsito di rivolgersi con queste parole a Bossi, dal quale era stato appena convocato a seguito delle vicende riguardanti gli investimenti in Tanzania:

Gli dici (a Bossi, ndr): “capo, guarda che è meglio sia ben chiaro: se queste persone mettono mano ai conti del Federale, vedono quelle che sono le spese di tua moglie, dei tuoi figli, e a questo punto salta la Lega. Io ti rammento solo una cosa, che in questi anni ho dovuto tirare fuori su vostra richiesta, per tua moglie, Riccardo, per Renzo, delle cifre che se qualcuno va a metterci mano…”. Tu gli devi spiegare che vuoi proteggere lui e se altri vanno a vedere queste cose, lui è nei guai. Ma quelle sono cifre, devi dirgli: “o tuo figlio lo mandavano in galera o c’era da pagare. Papale papale glielo devi dire: ragazzi, forse non avete capito che, se io parlo, voi finite in manette o con i forconi appesi alla Lega“.

Dalle intercettazioni emerge, inoltre, che Francesco Belisto ha affermato “di aver dato 50 mila euro a Francesco Bruzzone, segretario regionale della Lega in Liguria, perché lo facesse entrare nel Cda di Fincantieri, incarico che Belsito ha poi ricoperto”.

Poi c’è “il Principe”, che non è né quello di Machiavelli né quello del Bernal, ma Renzo Bossi, il furbissimo Trota, che ieri ha dichiarato in un’intervista che la macchina l’ha presa in leasing, mentre oggi leggiamo: «l’ultima macchina del Principe, 50.000 euro… e certo che c’ho la fattura!».

Si consuma così la parabola della Lega, non la sola leadership di Umberto Bossi,dimissionario e distrutto, incredulo, forse inconsapevole. “Mi ha fatto vedere il libretto“, sembra che abbia detto oggi ai fedelissimi, rassicurandoli sulla prossima conclusione della carriera universitaria del figlio. Mentre loro, i colonnelli, con una mano sulla spalla del Senatùr, non potevano che riportarlo alla realtà. E’ tutto falso.

Ora, la carriera universitaria del Trota sarà anche molto divertente, ma questa, vista dall’esterno, non può essere altro che la rappresentazione plastica del cerchio magico.Nato per proteggere il capo, in realtà non ne ha fatto altro che un feticcio, da portare in processione per le strade del nord Italia, carico di valore simbolico, in un momento in cui l’estremo sostegno al governo Berlusconi degli ultimi anni aveva oramai deturpato le radici leghiste. Ed è per questo motivo che anche sull’altra sponda, quella dei maroniti, l’attacco diretto a Bossi non c’è mai stato e mai ci sarà, consapevoli che il feticcio stava assumendo le fattezze della marionetta, mossa dai fili magici di Gemonio. E perché, nonostante tutto, la stima dei militanti maroniti rimane.

Si passa ora al triumvirato Maroni – Calderoli – Dal Lago. Un trio pesato con il bilancino.Maroni il dissidente, Calderoli l’arbitro e Manuela Dal Lago, sconosciuta ai più, due volte presidente della provincia di Vicenza e, soprattutto, a capo del ”Governo della Padania” nel biennio 1998-1999, quando raccolse l’eredità di Bobo Maroni, conendorsement da parte di Bossi, dalle colonne della Padania: ”io voterò lei”, scrisse il Senatùr. Il Corriere commentava così: «viene il sospetto che il senatur abbia lanciato la sua candidatura a presidente del governo padano proprio per sedare la ribellione che monta a Nord – Est. “A me non risulta” – taglia corto la signora del Carroccio».

A sostituire Belsito alla tesoreria arriva Stefano Stefani. “Un idiota“, lo definì Gianfranco Fini. Era il luglio 2003 e Stefani si cimentava in una sfrontata difesa del premier Berlusconi, attaccato “con grevità” da Martin Schulz. E allora daje al tedesco: «Biondi iper-nazionalisti: degli invasori delle nostre spiagge che vengono in Italia a fare gare di rutti».

Buona fortuna, Italia.



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